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20:52 lunedì 5 ottobre 2026
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In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
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Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa

Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.

22 Giugno 2026

Una ricerca condotta su 588 mila lavoratori negli Stati Uniti ha riscontrato che lo smart working ha un impatto negativo, notevolmente negativo, sulla salute mentale. Negli ultimi anni, il remote working (solo in Italia lo chiamiamo smart working, per tutto il mondo madrelingue inglese si chiama remote working o work from home) è passato da essere una misura d’emergenza a un pilastro del mercato del lavoro. Basta una cifra a spiegarne la sempre maggiore diffusione: tra il 2019 e il 2026, il numero di persone che lavorano da casa è quadruplicato.

Anche se finora il dibattito pubblico e scientifico si è concentrato quasi esclusivamente sui vantaggi in termini di produttività, di costi aziendali e di salute mentale portati dallo smart working, una nuova e ampia ricerca pubblicata sulla rivista Science racconta una realtà assai più complessa e preoccupante. Secondo lo studio, lo smart working ha un impatto profondamente negativo sulla salute di chi lo pratica, provoca isolamento sociale e danneggia la salute mentale. La ricerca, condotta dalle economiste Natalia Emanuel della Federal Reserve, Emma Harrington di Harvard e Amanda Pallais della University of Virginia, ha analizzato i dati relativi a oltre 588 mila lavoratori americani, attivi tra il 2011 e il 2024. Per evitare il rischio di comprendere nella ricerca persone già predisposte alla depressione, gli studiosi hanno confrontato interi settori lavorativi: da un lato i lavori ad alto tasso di “remotizzabilità”, come programmatori informatici, copywriter, grafici ed esperti di marketing, dall’altro professioni che richiedono necessariamente la presenza fisica, come infermieri o ingegneri meccanici.

Chi lavora da casa trascorre in media un’ora in più da solo ogni giorno rispetto ai colleghi che lavorano in presenza. Ma il dato più allarmante riguarda il tempo libero: chi fa smart working tende a evitare le attività sociali anche dopo l’orario di ufficio, riducendo drasticamente le occasioni di incontro con amici e conoscenti. Per questa categoria, la probabilità di trascorrere l’intera giornata senza avere alcun tipo di interazione “vera e propria” (cioè con l’altra persona fisicamente presente nello stesso spazio e nello stesso momento) con un altro essere umano è altissima, addirittura l’83 per cento. Le conseguenze psicologiche sono ovviamente disastrose: lo studio ha rilevato un incremento netto del malessere emotivo tra le persone che lavorano da casa, un malessere che addirittura raddoppia tra chi vive da solo rispetto a chi almeno condivide la casa con la famiglia. I dati sono confermati dalla frequenza delle diagnosi di depressione, dell’accesso a cure psicologiche e, soprattutto, all’alto consumo di farmaci antidepressivi, aumentato in modo inequivocabile esattamente in quel segmento di popolazione considerato dalla ricerca.

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