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Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.

Perché le traduzioni dei menù sono sempre sbagliate

25 Gennaio 2018

Emily Monaco, traduttrice culinaria di professione, ha scritto un ottimo articolo su Atlas Obscuraconfrontandosi con i suoi colleghi sparsi per il mondo. «Quando sono arrivata a Parigi», racconta all’inizio, «mi sono dovuta confrontare con uno strano problema: non riuscivo a capire i menù in inglese, anche se conoscevo già i piatti francesi. Da “chicken in her juice” a “chicken wok way” e “baba with old rum”, mi sembrava che le traduzioni alternassero doppi sensi osceni a composizioni totalmente surreali».

«È solo quando ho iniziato a tradurre menù di professione che mi sono accorta quanto questo lavoro sia difficile». Un esempio nell’immagine. La “Cigarette pie”, chiamata così per via della forma, in traduzione dà più l’idea di una torta a base di sigarette (non molto invitante, bisogna ammettere). Insomma, come sottolinea Monaco, la comicità involontaria di molte traduzioni non sempre è imputabile ai refusi (come sotto: “Lamp” al posto di “Lamb”) o agli errori di persone con abilità linguistiche limitate, ma può anche essere colpa di esperti traduttori. Tradurre correttamente il nome di un piatto, spesso, è praticamente impossibile. Nel suo articolo elenca le difficoltà, niente affatto banali, che si incontrano in quest’impresa.

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Un esempio: alcuni nomi di cibi o di piatti possono avere significati positivi in certe culture ma non in altre. I cubani adorano il ropa vieja (un piatto di vitello servito a striscioline che sarebbe da tradurre come “vestiti vecchi”). I messicani hanno invece i tacos sudados (letteralmente: tacos sudati), un concetto che molti potrebbero trovare poco invitante. «Gli alimenti sono spesso così specifici di una determinata cultura che è difficile tradurre l’idea in modo efficace», ha detto all’autrice Jim Beason, un traduttore con sede a Strasburgo. «È un po’ come tradurre la satira politica da un Paese all’altro: capisci le parole, ma senza lo stesso contesto culturale non è più divertente». Con i menù è praticamente il contrario, come dimostrano i commenti all’annuncio pubblicato da Atlas Obscura su Facebook, che chiedeva ai lettori di condividere esperienze di menù tradotti male.

Così Emily Monaco conclude la sua lunga riflessione (che Atlas Obscura ha illustrato con le riproduzioni delle traduzioni sbagliate più divertenti ricevute dai lettori). «La gamma dei menù è così ampia, là fuori, che alcuni sembrano ridicoli perfino ai madrelingua. Un traduttore di menù dev’essere un po’ come un traduttore di poesia: capace di manipolare la sfumatura culturale dell’originale e trasformarla in qualcosa che piacerà, incanterà, e delizierà i lettori stranieri. Perché una traduzione di menù venuta male è peggio di una brutta poesia».

Immagini realizzate da Atlas Obscura a partire dagli errori di traduzione suggeriti dai lettori.
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