Hype ↓
06:24 mercoledì 18 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

Titane è una delusione

Palma d'oro per Julia Ducournau a Cannes 2021, è un film in cui la protagonista rimane incinta di una macchina: definito l'erede spirituale di Crash, in realtà, è solamente brutto.

12 Ottobre 2021

Una delle autostrade più famose della storia del cinema si trova a Toronto. È la 401, e oltre a essere nota per il suo protagonismo nel film di David Cronenberg del 1996, è famosa per essere il tratto del Nord America più trafficato dello Stato, tanto famigerato per gli incidenti che una sua sezione è stata soprannominata “Carnage Valley”. Da uno scontro mortale proprio su quella strada prendeva avvio 25 anni fa la trama di Crash, con cui Titane, Palma d’oro a Cannes definitone l’erede spirituale, non ha invece nulla a che fare. Perché la pellicola con cui Julia Ducournau è diventata la seconda regista donna a vincere il premio più importante della croisette, nonostante quegli orrori fisici per i quali è stato catalogato come un body-horror (ma lo è solo per quanti non amano i body-horror) alla fine risulta un’accozzaglia di troppi elementi che non riesce a districare. Li lascia tutti sulla superficie, combina la celebrazione del corpo con quella dei legami familiari, la questione dell’identità di genere, la scomposizione della figura paterna in una strana versione rivisitata del complesso di Elettra, abbandonandoci alla sensazione deludente, una volta lasciata la sala, di essere scesi da una rollercoaster emotiva che non sapeva verso quale direzione guidarci.

Titane ormai lo conoscono anche quelli che non lo hanno ancora visto: è il film in cui come ha riassunto arrogantemente Nanni Moretti su Instagram per evidenziare l’indecenza della vittoria a fronte del suo Tre Piani (che è comunque più brutto di Titane) “la protagonista rimane incinta di una Cadillac”. E il problema è che Titane non è solo questo, se lo fosse stato davvero, forse sarebbe stato perfetto. Sgrovigliando la storia, incontriamo Alexia da bambina, quando subisce un trauma cranico in un incidente d’auto a seguito del quale si ritrova con una placca di titanio cucita nella testa. Da quel momento inizia a relazionarsi più con le automobili che con le persone, accettando un lavoro come ballerina per alcuni car show, contorcendosi e twerkando sulle auto e sviluppando per loro un’ossessione viscerale. Quello che segue è violento senza che ce ne si trovi un senso: dopo aver ucciso un uomo con il proprio fermacapelli e prima di regalarci 15 minuti di massacri banali e tragicomici assolutamente privi di schemi decisionali, Alexia fa sesso feroce e appassionato con un’auto, rimanendo incinta, nell’unica scena maestosa per cui si potrebbe mai consigliare la visione di Titane.

Poi altre complicazioni: nel tentativo di sfuggire alle autorità e rendersi irriconoscibile, si spacca il naso, si rade le sopracciglia e si finge la versione adulta di un ragazzino scomparso anni prima, Adrien. E nonostante Alexia sia una donna, aspetti vistosamente un bambino e non ricordi per niente il vero Adrien, Vincent, il padre/pompiere del ragazzo, la vede, le crede e l’accoglie nella sua vita autoconvincendosi si tratti del figlio. È a questo punto (non siamo neanche a metà) che il film si trasforma in un dramma familiare, in cui l’esasperazione del corpo si esprime nella negazione del corpo: con il progredire della storia e della gravidanza, Alexia si fascia completamente, si taglia, si squarcia, si copre quando perde benzina dal seno (è pur sempre incinta di un’auto) così da potersi nascondere e salvarsi.

Titane è il secondo lungometraggio di Julia Ducournau. Il primo, Raw, che includeva anche due personaggi di nome Alexia e Adrien, era un film horror raccapricciante ma con una metafora chiara e semplice: incentrato sulla formazione di una ragazza vegetariana cresciuta in un ambiente forzatamente vegetariano che a un certo punto si scopriva cannibale, mostrava come sia la famiglia in cui cresciamo a definire la nostra identità, spesso contrariamente alla nostra natura. E invece Titane pecca proprio di ambizione tematica, con le metafore che possono essere tantissime, oblique, e che per questo come in uno strano gioco algebrico si annullano. La bellezza di Crash, adattamento di JG Ballard, stava soprattutto in un assoluto impegno di Cronenberg nel mostrare, non nel raccontare, e nel suo rifiuto di addobbare il film con una qualsiasi struttura morale (il sesso era solo sesso, ed era così tanto e così bello che non aveva bisogno dei vincoli della narrazione). Titane ottiene l’effetto contrario.

Nel recensire Ducournau, il New York Times ha sintetizzato il parere di A.O. Scott nel titolo “Auto Erotic”, riferendosi non solo al momento migliore da guardare, ma esprimendo una certa lettura che intende il film come un’opera sulle suggestioni e sulle situazioni che per diverse ragioni (prima tra tutte, il dolore), ci autoconvinciamo siano reali. E a tratti Titane ci riesce anche, almeno fino a quando non inizia a naufragare in tutto questo, diventando un frustrante “body-horror for dummies” che invece di attivare quel meccanismo perverso per cui ci si sente allontanati dalla visione e contemporaneamente attratti (La mosca, Videodrome, Inseparabili, Santa Sangre, persino Raw) più che sconvolgere, annoia. Presentandosi quindi come un brutto film che ha il solo merito di aver sancito finalmente la vittoria di una seconda donna per la Palma d’oro, e speriamo che la prossima volta non sia necessario un altro incidente di percorso.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

In Non scrivere di me Veronica Raimo mostra quanto, nella vita reale, il confine tra amore e violenza possa essere ancora pericolosamente sfumato

Una ragazza con velleità intellettuali si innamora di uno più cool di lei, che la vuole ma in fondo non così tanto, e perde la testa: inizia così il nuovo romanzo di Veronica Raimo, una storia d'amore, dolore e sorellanza.

Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato

È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.

In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera

Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.

A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo

«Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.

Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar

L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.