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12:55 mercoledì 8 luglio 2026
Ci sono grossi indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date anche a Roma Una risposta su X ad una fangirl lamentosa ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella a Parigi, la sera sul red carpet a Londra: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.

Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani

Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.

02 Aprile 2026

Lo scorso anno l’intelligenza artificiale ha superato un altro traguardo storico, preannunciando un drastico cambiamento per molte professioni legate al mondo dell’informazione e della scrittura. Secondo i dati analizzati da Ark Invest e rilanciati su Twitter da Elon Musk, nel 2025 si è registrato lo storico sorpasso dell’intelligenza artificiale sull’umanità per quanto riguarda il volume di testi prodotti e pubblicati. In altre parole, mentre gli utenti umani ancora prendevano confidenza con l’AI e cercavano di utilizzarla per scrivere più velocemente, l’AI ha superato un ulteriore stadio della sua evoluzione, diventando un produttore indipendente e attivo di contenuti capace di generare oltre centomila bilioni di parole nel solo 2025.

Un numero che è difficilmente comprensibile dal cervello umano, reso ancor più impressionante dal fatto che si è registrato pochi anni dopo la “massificazione” delle AI generative. La linea che nel grafico pubblicato da Ark Invest traccia la crescita dei testi generati dall’AI è praticamente verticale rispetto a quella dei testi scritto dall’umanità dal XVI secolo ad oggi. Per gli analisti più tecnottimisti, però, questo traguardo è un gigantesco balzo per l’AI ma una piccola minaccia per gli scrittori di qualsiasi ordine e grado. Secondo il digital marketing consultant Giulio Gargiullo, infatti, quest’evoluzione è da leggersi come l’inizio di un cambiamento radicale nel mercato del lavoro creativo e, potenzialmente, in tanti altri settori.

Come spiega Gargiullo, finora il valore economico di quanto scritto dagli esseri umani era strettamente legato alla quantità e alla diffusione del testo. Per un copywriter, un giornalista, uno scrittore e per le agenzie pubblicitarie, i giornali e le case editrici per questi professionisti lavorano è stato finora cruciale produrre quanti più testi possibili per fare profitto. Il fatto che l’intelligenza artificiale ora possa generare testi a una velocità inavvicinabile per gli esseri umani non implica necessariamente la scomparsa della necessità per le persone di mettersi davanti a una tastiera (o prendere carta e penna) e scrivere. Anzi: secondo gli analisti, a contare sarà sempre di più l’autorevolezza di chi scrive, la fiducia che il lettore ha nei suoi confronti. In un mercato inondato da testi generati dall’AI, poco affidabili e molto omologati, il fattore umano potrebbe fare la differenza come mai prima, sottolinea Gargiullo: «L’intelligenza artificiale moltiplica i contenuti, ma non sostituisce il pensiero strategico: la differenza la fanno visione, qualità editoriale, reputazione e la capacità di integrare davvero automazione e creatività.»

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