Hype ↓
19:08 mercoledì 11 febbraio 2026
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.
Su Vanity Fair è uscita la prima intervista mai fatta a Bianca Censori Per la prima volta ha parlato di sé, in occasione della mostra che sta presentando a Seoul (anche se, ovviamente, Ye si è messo in mezzo).

Tacco 3, siamo inglesi

La calzatura ibrida che, dopo gli sfarzi del Re Sole, significa understatement: simbolo politico, che accomuna la Tatcher alla commessa.

09 Aprile 2013

Cosa accomuna Margaret Tatcher a una commessa della Upim che fu? Abbassate lo sguardo, osservate la caviglia e fissate quella incrinatura del collo del piede che giurereste essere troppo rilassata. In comune la Lady di Ferro e una commessa sulla cinquantina hanno le scarpe. Un malinconico décolleté tacco tre, con punta stonata e un principio di scollo a cuore. Per le commesse quella scarpa è una divisa quasi comoda, di facile sopportazione nelle canoniche otto ore di servizi alla clientela e anche, nei limiti dei centimetri, una certezza di slancio della figura non sempre longilinea quando impegnata in longuette e cardigan. Per Margaret Tatcher, invece, un décolleté mortificante del genere voleva dire politica, nonostante fosse indossato con camicie dalle ruches spumose e lucenti collier di perle.

Nel politichese le scarpe hanno sempre avuto un non-detto significativo:  laddove la scelta di Jackie Kennedy di sfoggiare un sandalo dell’artigianato caprese era un’affermazione di benevolenza tra paesi che valeva quanto un attuale incontro ufficiale a Camp David. Non c’è da stupirsi dunque se nell’era tatcheriana la scelta di quelle décolleteés petrolio, indossate su massicci tailleur con spalline di gommapiuma e loden, siano diventate un manifesto. Così austere e laiche da rendere fin troppo gioiose le scelte di Elisabetta II che optava addirittura per scarpetta lilla in tinta con cappellini da record. La Tatcher indossava fiera quelle scarpe che avevano pochissimo di britannico, patria della minigonna e delle loafers – geniale soluzione tra mocassino collegiale e tacco da hippie con tacco massiccio. La Tatcher ignorava l’avantgarde modaiola e promulgava la scarpa da commessa. Quella, appunto, che non slancia molto ma che è comoda per l’arte della guerra diplomatica tanto quanto quella dei saldi. Cinonostante era rigorosa nello stile: difficile dunque immaginare la donna che ha inventato il Braccio H del carcere di Long Kesh intenta a roteare sui tacchi di tre centimetri come di solito fanno le commesse per stimolare un po’ di circolazione.

La Lady di Ferro restava solida sulle scarpe da conservatrice, sicura nel passo da militare in borghese quando faceva sentire il peso della corona britannica sui tappeti rossi internazionali. Con un solo paio di scarpe la Tatcher snocciolava tutto il suo programma politico. Altro che stivaloni di gomma per la caccia alla volpe, quel décolleté un po’ massiccio era l’emblema di un’Inghilterra che lei voleva “andasse” a tacco tre: ovvero attenta, parsimoniosa, discreta. Ma dalla falcata solida.  Negli stessi anni nella DDR, marciavano con sandali e calzini o stringate bianche dal taglio ortopedico, al di là della Manica invece la Tatcher rispondeva ai problemi del suolo casalingo battuto da troppe zeppe e anfibi con il suo ticchettio “quadrato”, come da tacco massiccio, appunto. Peccato che di quella mezza misura la Conservatrice debba dire grazie a Re Sole, lui che ipotizzò, e ottenne, un bel tacco a rocchetto di pochi centimetri, prima scarpa “ibrida” della storia del costume.

Quella scarpa nei secoli ha perso vigore anche se apparentemente ha salvato la schiena alle commesse della Upim – il modello è stato lestamente riproposto in versione fashionista da brand di moda  considerati alti- tanto che i volti delle commesse sono ben più rilassati rispetto alle ore passate indossando una mortale ballerina rasoterra. Una mezza misura che nell’attuale primavera estate si appresta a tornare di moda (in una formula più sensuale, la slingback). Nel settembre 2012 Christie’s batté all’asta sette vestiti della Signora Tatcher poche settimane dopo i fastosi risultati al botteghino del film con Meryl Streep. All’appello mancavano le mortificanti mezze misure, nonostante per la pellicola la maison Ferragamo scelse di riprodurre scarpe e borse d’epoca. Il brand italiano non era certo sconosciuto alla Lady di Ferro che adorava fare visita agli australiani con borsetta di coccodrillo al braccio. Precedenti fashion ignorati: nel 1955 Margaret aveva superato la sconfitta di quattro anni prima e lavorava sodo per conquistare la vittoria che sarebbe avvenuta nel 1959 con l’elezione alla Camera dei Comuni. Tutto confermava che fosse troppo impegnata per passare al Tea Centre di Londra per l’esposizione di  Salvatore Ferragamo che nella terra della Regina presentava il sandalo Calipso con il tacco che altro non era se non una gabbia d’ottone. Una svolta per le scarpe femminili che alla Lady non interessava affatto. L’unico vezzo che si concedeva era il tacco cubano, poco understatement per l’epoca teatcheriana, se si pensa che era interamente ricoperto di pelle.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.