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19:32 giovedì 15 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
ll Monte Bianco è diventato più alto ma questa non è una bella notizia come ci piacerebbe pensare In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Cosa pensano di Succession i Ceo delle grandi aziende americane

29 Maggio 2023

Questa notte negli Stati Uniti è andato in onda l’ultimo episodio di Succession, uno dei finali più attesi nella storia recente della televisione hollywoodiana. Per il pubblico italiano, che l’episodio potrà vederlo questa sera su Sky e su Now, in questo momento i social sono un campo minato di spoiler: è praticamente impossibile trascorrere cinque minuti su Twitter o su TikTok senza imbattersi in un commento per parole o con immagini sulla fine della saga della famiglia Roy. Tra coloro che commentano Succession ci sono anche i Ceo, quelli veri: la serie, d’altronde, è stata apprezzatissima – tranne che da Rupert Murdoch, probabilmente la principale ispirazione del creatore Jesse Armstrong – anche per la sua verosimiglianza e per la capacità di trasformare in narrativa alcune delle figure chiave e dei momenti fondamentali del capitalismo americano. Logan Roy è diventato una sorta di “specchio” in cui tutti i capitani d’industria americani hanno visto riflessa la loro immagine: «Sicuramente non ho intenzione di uscire di scena come lui», ha twittato, per esempio, il Ceo di Morgan Stanley James Gorman all’inizio di maggio. Gorman vive una situazione piuttosto simile a quella del patriarca Roy: in carica ormai da tredici anni, per la sua successione ha individuato tre possibili candidati, tra i quali entro la fine di questo anno sceglierà il prossimo amministratore delegato della banca. Nonostante Gorman abbia detto di non voler ripetere gli errori di Logan – vale a dire: trascinare troppo a lungo la scelta dell’erede – anche lui come, come il suo “surrogato” televisivo, non ha intenzione di lasciare davvero e del tutto: ha già annunciato, infatti, che anche dopo la fine del suo mandato di Ceo, resterà in Morgan Stanley come executive chairman.

Ovviamente, il tema della successione tocca da vicino tutti gli amministratori delegati dei giganti del capitalismo americano. «Non posso andare avanti per sempre, lo so bene, ma la dedizione è la stessa. Quando non ce l’avrò più, so già che dovrò andarmene», ha detto un altro “grande vecchio” della finanza Usa, Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan da 17 anni. A chi gli chiede quando, nelle sue previsioni, il momento di andare via arriverà, Dimon risponde in una maniera abbastanza simile a Logan nel primo episodio di Succession, quello in cui annunciava a Connor, Kendall, Shiv e Roman la sua decisione di rimanere sia Ceo che presidente della Waystar. «Tra due anni. Cinque. Dieci», diceva Logan, canzonando soprattutto Kendall. Dimon ha già detto che, nonostante la sua banca abbia ovviamente già preparato il piano per la sua successione, lui ha intenzione di rimanere in carica almeno altri tre anni e comunque fino a quando se la sentirà. Un atteggiamento condiviso anche da tanti e tante colleghe: Indra Nooyi di Pepsi, Mary Barra di General Motors, Bob Iger di Disney, con minime variazioni sul tema, tutti loro condividono il metodo Logan Roy, quello secondo il quale «stability wins».

C’è chi ha visto in Succession una conferma di opinioni che già aveva sul tema dell’eredità. Elon Musk, per esempio, ha detto più volte che non ha nessuna intenzione di ritrovarsi in uno “scenario Roy”, in cui a contendersi i pezzi del suo vasto impero – Tesla, SpaceX, Twitter, solo per citarne le province più vaste – saranno i suoi figli (anche perché sarebbe una battaglia gigantesca, avendo lui messo al mondo nove figli): «Di certo non sono uno di quelli che credono che la cosa migliore da fare sia necessariamente lasciare ai figli la proprietà delle aziende dei padri, soprattutto se i figli non mostrano alcun interesse o inclinazione o capacità di gestire queste aziende. Penso sia un errore», ha detto Musk. Chissà se il finale di Succession gli farà cambiare idea.

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