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14:45 lunedì 20 luglio 2026
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?
A Bologna c’è un archivio che conserva tutti gli atti giudiziari, gli articoli di giornale, i materiali audiovisivi per ricordare cosa è successo davvero al G8 di Genova Si trova nello spazio autogestito Vag61 e conta gli atti dei processi processi sul G8 del 2001, una rassegna stampa di 6.275 articoli e moltissime ore di materiale audiovisivo.
Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».
Einaudi sta per pubblicare un nuovo libro di David Foster Wallace Esce il 25 agosto con il titolo Contro il fatalismo: è la tesi con la quale si laureò in metafisica, un saggio breve che affronta criticamente l’idea del fatalismo.
Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
Una ricerca ha scoperto che il cromosoma Y, quello che determina il sesso biologico maschile, sta letteralmente perdendo pezzi e potrebbe scomparire Quando i primi mammiferi sono comparsi sulla Terra, il cromosoma Y conteneva 900 geni. Oggi ne contiene appena 55 e continua a perderne.
Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.

Su Ellis contro Wallace

Lirismo contro iperrealismo, sarcasmo contro ironia, cinismo contro depressione. Come far convivere scrittori così diversi?

18 Settembre 2012

DeMajo1Settembre è il mese delle ricorrenze postmoderne. L’undici si commemora la fine dell’epoca storica. Il dodici si ricorda la morte dell’ultimo maestro. La seconda ha avuto quest’anno una particolare eco, a causa dell’uscita concomitante  in America della biografia scritta da D.T. Max, Every love story is a ghost story: a life of David Foster Wallace, la cui lettura, come ormai sanno tutti, ha scatenato una furiosa sequenza di  tweet partiti dall’account di Bret Easton Ellis, nei quali l’autore californiano ha definito Wallace un autore conservatore, sopravvalutato, santificato, pretenzioso, noioso. Le frasi hanno generato una contro-reazione ad ampio spettro, a partire dai fan (la cui indignazione ha abbastanza avvalorato la figura di Wallace come santino letterario che Ellis dice di non sopportare) per arrivare ai crociati del politicamente corretto, che hanno avviato una penosa campagna per non seguire Ellis su Twitter (un articolo, questo, che lo stesso Ellis ha definito “la cosa più priva di senso dell’umorismo che abbia mai letto”).

Con qualche coda un po’ ridicola persino qui da noi, dove, sempre su Twitter, Nesi e Veronesi hanno dichiarato con sdegno l’unfollow del l’autore di Meno di zero, con il secondo – «Ellis ha passato la misura», pure entra di diritto nella classifica delle cose più prive di senso dell’umorismo che abbiamo mai letto – che ha addirittura invitato i suoi follower a fare altrettanto. La logica della mobilitazione applicata alla letteratura genera mostri, ne è dimostrazione questo grottesco riassunto della Repubblica Firenze, dove tra l’altro si conferma quanto poco abbiano da dire certe cronache e d’altra parte si resta divertiti da come il profilo social di uno scrittore californiano possa produrre contenuti per l’inserto locale di una città del centro Italia. Mentre il sempre orribile Fatto quotidiano, che si conferma becero anche nella cronaca culturale, per mezzo di un suo blogger è arrivato ad affibbiare a BEE la patente di troll letterario in un articolo il cui titolo, Psycho-insulti contro i morti, esaurisce qualunque possibilità di commento.

Qualche tempo fa, il sito Flavorpill aveva pubblicato una divertente lista dei 30 insulti più acidi rivolti da uno scrittore a un suo collega. Certamente incompleta, può bastare, per chi fosse persuaso della necessità di un’etichetta dei buoni sentimenti letterari, a ricordare che gli scrittori si sono da sempre odiati l’un l’altro, se non esplicitamente quanto meno in silenzio. E questo per motivi comprensibilissimi e fin troppo umani: invidia, competizione, ideologia (letteraria), passione. Personalmente non trovo neanche così scandalosi o irrispettosi i tweet di Ellis; sono giudizi sintetici di uno scrittore su un altro scrittore che peraltro non aveva risparmiato pesanti critiche al lavoro dell’altro, giudicando American Psycho niente più che «un compendio sui problemi sociali degli anni Ottanta», o negando di aver mai letto Meno di zero (mentre nell’intervista-fiume di David Lipsky confermava di averlo letto e apprezzato) e  quindi implicitamente di aver subito un’influenza da quelle pagine. Del tutto senza senso poi una delle più frequenti note di disapprovazione rivolte a Ellis in questi giorni, cioè l’accusa di vigliaccheria per essersi rivolto a un autore defunto e quindi non in grado di rispondere, come se esercitare una critica anche estremamente negativa nei confronti di uno scrittore fosse possibile solo in vita (e anche questo conferma l’aura di intoccabilità generata dal suicidio).

Non trovo così scandalosi o irrispettosi i tweet di Ellis; sono giudizi sintetici di uno scrittore su un altro scrittore

Per Gerald Howard, che è stato editor di entrambi e che ha scritto su Salon, l’articolo più interessante sulla vicenda, il motivo per cui Ellis odia Wallace è precisamente questo: il racconto La ragazza dai capelli strani sarebbe una esplicita parodia ellisiana, seppure mai ammessa. Devo dire che ho provato a rileggerlo sotto questa luce e la parodia non mi è parsa così evidente, l’ipotesi mi ha convinto solo a tratti; più che altro il racconto, che anni fa mi aveva entusiasmato, mi è parso già molto datato, molto divertente ma scolastico, un cazzeggio letterario di uno scrittore dotatissimo, ma un esercizio un po’ fine a se stesso.

A parte la sua natura di intellettuale anti-retorico, sostenitore di posizioni scomodissime, la sensazione è che un qualche motivo di risentimento Ellis ce l’abbia. Non so se sia il racconto La ragazza dai capelli strani o il giudizio tagliato con l’accetta di DFW su AP, probabilmente lo sono entrambi, ma forse è anche qualcosa di meno specifico, di più generale. Nell’ultima generazione di giovani scrittori americani, che ormai giovani non sono più, Wallace ed Ellis sono senza dubbio i più dotati, i più universalmente conosciuti (basti pensare agli stuoli di fan italiani di entrambi), quelli su cui scommettere nel pronostico dei totoclassici. Lo sono diventati però per ragioni molto diverse. Wallace all’inizio per la sua mostruosa intelligenza letteraria e per la sua capacità di empatizzare con il lettore; molto in seguito per tutta quella parte autobiografica semi-nascosta che il suicidio ha rivelato con una chiarezza impressionante. Ellis, invece, per la sua ambiguità e la sua capacità di scandalizzare e per cose del tutto superficiali come la sua coolness. Sul piano della pregnanza letteraria nell’opinione della maggioranza dei lettori che li conosce, non c’è gara: Wallace è lo Scrittore, lo Sperimentatore, l’Innovatore; Ellis un realista tradizionale dai risultati alterni. Ma è un quadro che al posto di Ellis troverei abbastanza ingiusto. Da questo chiamiamolo luogo comune potrebbe essere scaturita l’accusa rivolta a Wallace di essere un autore conservatore.

Lirismo contro iperrealismo, sarcasmo contro ironia, cinismo contro depressione. Se Ellis, a differenza di Wallace, non può essere considerato uno sperimentatore di linguaggi, se i suoi padri letterari (Hemigway, Didion), a differenza di Wallace (Barth, Pynchon, DeLillo), non sono certo quelli che la critica americana ha considerato i Messia degli ultimi cinquant’anni, è difficile non ammettere che i lavori più concettuali di Ellis (Glamorama, Lunar Park, Imperial Bedrooms) non siano dirompenti sperimentazioni  sul rapporto tra verità e finzione e che da questo punto di vista siano molto più sperimentali dei romanzi e dei racconti di Wallace, più interessato a sfruttare le infinite possibilità del linguaggio, che a provare gli effetti del realismo aumentato. D’altra parte non si può dimenticare la rivoluzione che Meno di zero, e in questo caso anche in termini di linguaggio, provocò nel romanzo americano degli anni Ottanta, quanti tentati vi di imitazione, quante nuove porte aperte, quanta influenza.  E questo senza tralasciare una grande potenza narrativa che ha fatto sì che i libri di Ellis si siano anche venduti molto, al punto da essere considerati libri commerciali.

Potrebbe sembrare che sono di parte, ma non lo sono. Amo e ho amato i due scrittori contrapposti, perché al di là di questa vicenda contrapposti lo sono per principio, con simile intensità, a seconda dei periodi. E ho sempre avuto il problema di non saper rispondere se qualcuno mi avesse chiesto chi dei due buttare dalla torre. La vicenda ha rinfrescato il problema, che forse è un problema più da scrittore che da lettore. Come far convivere nel proprio pantheon scrittori tanto diversi? (E non mi riferisco solo a loro due.) La coerenza nei gusti e nelle influenze è un male necessario?

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