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04:36 venerdì 9 ottobre 2026
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower e guadagna un sacco di soldi Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre uguale e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».

Stile Velasca

Conversazione con Enrico Casati, co-fondatore, insieme a Jacopo Sebastio, del marchio di calzature e accessori nato a Milano nel 2013, su come si costruisce l’identità del fatto bene in Italia.

22 Dicembre 2021

Per la scelta del nome si sono ispirati a quello che i milanesi chiamano affettuosamente il “grattacielo con le bretelle” e oggi Velasca (non la Torre ma il brand) è uno di quei marchi che, in un panorama sovraffollato, esprime il meglio del fatto bene in Italia applicato alle calzature. La sua storia inizia quando Enrico Casati chiese all’amico Jacopo Sebastio di portagli un paio di mocassini, rigorosamente made in Italy, per completare il suo look da uomo d’affari in quel di Singapore. Da quell’inconsueta richiesta di export italiano nasce l’idea di Velasca. Partiti nel 2013 con 125 paia di mocassini in magazzino, i due giovani imprenditori si sono ritrovati nel 2019 con oltre 9 milioni di euro di fatturato, pareggiati nel 2020 nonostante la pandemia. E nonostante, secondo quanto rileva una recente indagine di Confindustria Moda, nel primo trimestre del Covid-19 il comparto calzaturiero in Italia abbia accusato una flessione media del fatturato pari al 38,4 per cento, con una perdita complessiva stimata in 1,7 miliardi di euro. Velasca, insomma, è un marchio solido.

Una foto dalla collezione dedicata alla donna, uscita lo scorso ottobre e nata sempre dall’amore per lo stile italiano e per le cose fatte bene, con cura

Oggi l’ex startup è diventata un’eccellenza del saper fare italiano, applicando il modello direct-to-consumer al settore delle scarpe da uomo e strutturando una strategia di storytelling online e offline, che si muove cioè dal sito (e dai canali social) alle 13 botteghe monomarca, senza dubbio vincente. «Il cuore di tutto è la trasparenza nella comunicazione», racconta Casati, «Abbiamo in mano tutti i giorni uno strumento potentissimo che può avere effetti positivi tanto quanto negativi. Il nostro obiettivo è usarlo in maniera positiva, per promuovere il bello e fatto bene all’italiana, portando la nostra community in giro per l’Italia e a conoscere le persone con cui lavoriamo tutti i giorni». Le collezioni di Velasca sono infatti lo spunto per innumerevoli viaggi lungo tutta l’Italia, dove il prodotto da comunicare è tanto importante quanto il luogo e le persone che lo hanno reso possibile. Oltre 150 mila follower su Instagram e più di 250 mila iscritti alla newsletter, permettono al brand di creare un link diretto tra i produttori, ossia le famiglie di artigiani situati nelle Marche, e i consumatori finali. Nessun anello intermedio nella catena del valore di Velasca. E anche la scelta dei luoghi non è mai lasciata al caso: si conosce il territorio non solo attraverso la bellezza dei suoi paesaggi, ma soprattutto grazie all’esplorazione del suo artigianato da punti di vista spesso inediti e poco commerciali.

In the mountains from Velasca on Vimeo.

«Parte tutto dal cliente. Dove andrebbe in vacanza? Quali luoghi, case, hotel e ristoranti frequenterebbe? Dove andrebbe a fare il bagno? Sembrano domande banali ma avere coerenza tra queste domande è il cuore del brand e del suo stesso Dna», spiega infatti Casati. Velasca avvicina la sua community al fatto a mano di alta qualità a un prezzo sostenibile, e lo ha fatto prima in Italia nelle principali città, quindi andando a Parigi e Londra, e adesso anche a New York, dove lo scorso 24 luglio ha aperto la sua bottega al 250 di Elizabeth Street, Manhattan. Dall’online i due imprenditori sono dunque atterrati con successo all’offline, continuando a intrecciare entrambe le dimensioni. Questo racconto di un’Italia approfondito e non stereotipato rientra in una strategia che punta a comunicare i valori chiave per l’azienda e che ha permesso oggi al marchio di integrare la propria produzione con l’introduzione della linea per calzature da donne e quella degli accessori. La dimensione virtuale però oggi più che mai ha un peso importante.

La pandemia ha chiamato infatti in causa un nuovo player nella definizione dello shopping online, in grado di dare una nuova dimensione ai prodotti virtuali, e cioè la realtà aumentata. Una variabile che da qui a cinque anni rimescolerà ancora una volta le carte in tavola del retail. «Le abitudini di shopping sono cambiate tantissimo già adesso», precisa ancora Casati, «Non è solo una questione di online versus offline. Si tratta sempre della consapevolezza dei clienti di voler appartenere a una comunità di persone con determinati valori etici ed estetici. Non è più solo prodotto. Si tratta di identità».

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