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15:43 mercoledì 20 maggio 2026
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.

Un anno di Starbucks

Com’è andato il primo anno italiano della Roastery di piazza Cordusio? Lo racconta in un’intervista Giampaolo Grossi, General Manager Starbucks Italy.

30 Settembre 2019

La Starbucks Reserve Roastery di Milano ha uno strano fascino che fa pensare un po’ ai barber shop anni ’30, ma rivisitati in chiave moderna, un po’ alla città di Dubai, dorata e ovattata, ma con un tocco in più di autenticità. Il 6 settembre 2018 Starbucks metteva piede per la prima volta a Milano con l’inaugurazione di questo immenso concept store del caffè, al quale sono seguite le aperture dei core store – quelli del frappuccino per intenderci – di piazza San Babila e corso Garibaldi. Ma come è andato questo primo anno in Italia? L’abbiamo chiesto a Giampaolo Grossi, General Manager Starbucks Italy Srl. Dalla piantagione delle Palme in Piazza Duomo (con polemiche annesse) alle file del sabato.

ⓢ Vi aspettavate questo successo?
Ci speravamo. In un anno siamo riusciti a incuriosire la città di Milano, dagli italiani ai turisti che arrivano ogni giorno da tutto il mondo. La ragione per la quale Howard Schultz decise di non arrivare prima era legata al fatto di volersi presentare alla città con il concetto Roastery, più vicino culturalmente a noi italiani. Oggi siamo il flagship di Emea, e ne siamo orgogliosi.

ⓢ Qual è l’identikit del vostro ospite medio?
La Roastery è aperta dalle 7 di mattina alle 11 di sera ed è incredibile come cambi pelle durante il giorno a livello di luci, emozioni, musica, movimenti, tostatura e di conseguenza, ospiti. Il cliente della mattina appartiene alla categoria business people: quelli a cui piace l’ambiente in cui si trovano. Dalle 9:00 in poi arriva il mondo del fashion e del retail. Dalle 11 alle 15 raggiungiamo il picco della giornata con i turisti, alle 18 se ne vanno e tornano quelli delle 7 della mattina, che vengono per rilassarsi davanti a un aperitivo e per ascoltare un po’ di musica. Iniziamo ad avere i clienti regolari anche dopo le 21. Per quanto riguarda la forma mentis, il nostro cliente è aperto a nuovi orizzonti e quando varca la prima porta e poi la seconda apprezza il fatto di entrare in una nuova dimensione.

ⓢ Quante persone ci lavorano oggi e qual è l’identikit del candidato ideale?
Oggi siamo oltre 150 persone tra retail, manufacturing, persone dedicate al finance, alle risorse umane. Abbiamo il supporto in vari dipartimenti a livello Emea e a livello americano. Il candidato ideale che vuole entrare a lavorare da Starbucks deve avere innanzitutto due soft skills, e cioè umiltà e rispetto. Poi ci sono le hard skills: dinamicità, elasticità, capacità di apprendimento, capacità di lettura cioè convenienza, o meglio “convenience”, in inglese. Noi siamo pronti a darti l’esperienza di un espresso semplice, veloce, all’italiana, ma allo stesso tempo siamo pronti ad accoglierti e a farti conoscere sfaccettature che ruotano intorno alla cultura del caffè. Per me la capacità di lettura si allaccia alla convenience: servono a soddisfare le esigenze del cliente.

ⓢ Come è diventato sostenibile un posto così?
La bellezza della Roastery sta nel fatto che noi riusciamo a trasmettere al cliente il senso della provenienza dell’origine del caffè. Per esempio, organizziamo dei viaggi in Costa Rica e in Ruanda così da far conoscere ai nostri dipendenti le persone che raccolgono i singoli chicchi di caffè. Qui produciamo 40 kg di caffè (per farne uno ci vogliono circa 9 grammi) che viene poi servito ai clienti, venduto nei sacchetti, e spedito in tutti i Reserve Stores di Starbucks di Emea. Ma il core business della Roastery è il fattore esperienziale: è nata perché l’azienda desiderava raggiungere un livello superiore, mostrare al mondo cosa c’è dietro alla produzione del caffè attraverso quello che potrei definire un nuovo concetto di retail.

ⓢ I vostri ospiti più pop?
È venuto Tim Cook. Ha voluto sapere tutti i minimi dettagli, mi ha chiesto di entrare dietro il bancone del bar. Da quell’incontro che doveva durare qualche minuto ed è durato tre ore sta nascendo una bella joint venture con Apple di Piazza Liberty, che mi ha invitato insieme ai ragazzi: loro gli fanno training sugli smartphone e noi andiamo a servirgli il caffè in Apple store. È venuto Gabriele Muccino con il quale ho trovato un senso di visione comune; Fabio Volo, Lewis Eisenberg, l’ambasciatore americano in Italia, il Re del Qatar. Infine la mamma di uno dei nostri dipendenti, una signora di ottant’anni che mi ha ringraziato perché da quando lavora qui la figlia è tornata a sorridere.

Giampaolo Grossi, General Manager Starbucks Italy Srl (foto di Federico Floriani)

ⓢ Quali sono i prossimi passi di Starbucks?
A livello mondiale, la Roastery di Chicago sarà la sesta apertura mentre in Italia per ora è previsto un consolidamento sulla città di Milano. Inoltre il Comune di Milano ha lanciato la bonifica di Piazza Cordusio che dal 2020 sarà ancora più pedonale, mentre a settembre arriverà Uniqlo proprio affianco a noi. Davanti al vecchio palazzo Unicredit, invece, verrà aperto un grande mall. Sopra la Roastery arriverà infine Jp Morgan a novembre, con quattrocento persone. Siamo in un punto nevralgico della città e questo ci rende ancora più interessanti agli occhi del mondo. In futuro mi piacerebbe supportare Starbucks nel “fare cultura” in un modo più formale e che possa interessare non solo gli amanti del caffè ma tutti.

ⓢ Il primo bar aperto da Howard Schultz a Seattle nel 1983 si chiamava Il giornale, in onore ai quotidiani che aveva visto sfogliare nei bar italiani durante la colazione. Oggi avete un’edicola vera e propria dentro la Reserve. Un filo rosso lungo 35 anni?
Esatto. Abbiamo questo corner con alcuni quotidiani e riviste selezionate italiane e internazionali che si sposano con lo stile della Reserve. È quella chicca in più che contribuisce alla magia di questo posto. E poi caffè e giornale, quindi cultura e informazione, sono ancora inscindibili.

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