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06:28 lunedì 31 agosto 2026
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.
Il modo perfetto di ricordare Tim Curry è andare a rivedere The Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico di Milano, dove è in programmazione ininterrottamente da 45 anni Il Mexico è una delle pochissime Rocky Horror House del mondo: dal 1981, quasi ogni venerdì, il film torna sul grande schermo. E tornerà anche adesso che Tim Curry non c'è più, per celebrarlo e ricordarlo.
Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.

Sindrome cinese

19 Aprile 2011

Cose vecchie dal mondo è una rubrica di archeologia culturale – libri, film, fumetti, vestiti, orologi, cibi, virtualmente qualunque tipo di manufatto umano – che ogni due settimane racconterà oggetti del passato per enfatizzarne tratti di continuità/discontinuità rispetto all’ “odierno”.

Di cosa si tratta: Sindrome cinese (The China Syndrome) è un film del 1979 diretto da James Bridges; con Jack Lemmon, Jane Fonda e Michael Douglas – nella doppia veste di attore e produttore. Dura 122 minuti, tutti incentrati sulle vicende di una centrale nucleare californiana in cui si verifica un incidente proprio alla presenza di una coppia di giornalisti televisivi (Fonda e Douglas) – in visita da quelle parti per un routinario servizio di costume. In quell’occasione solo la competenza di Jack Godell (Lemmon) evita il peggio (ovvero la fusione del nucleo con conseguenze perforazione della crosta terrestre fino alla Cina – secondo un’ipotesi fisica allora in voga, da cui il titolo del film) e tutto sembra tornare alla normalità finché lo stesso Godell non scopre che le condizioni generali di sicurezza della centrale sono meno impeccabili di quel che credeva. Ne segue una carambola di eventi – tra tentativi di insabbiamento da parte di amministratori avidi e corrotti e l’ovvio, patriottico amore per la verità di Godell e dei giornalisti – che aumentano il ritmo del film, ispessendo al contempo i quesiti che pone su, nell’ordine: i pericoli del nucleare, i mass media, l’opinione pubblica e la natura della scienza.

Cos’era Ieri: All’epoca dell’uscita, Sindrome cinese fu un successo di critica (Jack Lemmon vinse anche la Palma d’oro per il ruolo) e di pubblico ben oltre le attese (al punto che ne fecero anche un “videogioco”). Anche perché la sua promozione fu aiutata da una circostanza del tutto eccezionale: appena dodici giorni dopo l’uscita del film nelle sale, il 16 marzo 1979, con un tempismo e un’aderenza della realtà alla fiction sbalorditivi; nella centrale nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania si verificò il primo (e per ora unico) incidente nucleare della storia USA: ci fu la parziale fusione del nocciolo con un rischio di contaminazione evitato solo grazie alle eccezionali misure di contenimento del sistema. Non si ebbero vittime ma l’opinione pubblica americana ne restò comunque fortemente turbata e si riversò in massa a vedere questo film che le dava motivo di angosciarsi ancora un po’ e di peggiorare la propria opinione sull’energia nucleare. Il che era esattamente lo scopo di Jane Fonda – all’epoca in pieno revival “Hanoi Jane“, dopo Barbarella e prima dei video di fitness e di Ted Turner. Sfruttando il volano del film e del fresco incidente, Fonda si dedicò – unica del cast – a una feroce propaganda antinucleare. Contro di lei, tra gli altri, si schierò nientemeno che Edward Teller, il fisico teorico noto come “il padre della bomba all’idrogeno”. All’epoca della controversia Teller aveva 71 anni ed ebbe un infarto che scherzosamente attribuì allo stress di ascoltare le opinioni disinformate di Fonda e compagnia. Ancora convalescente scrisse un editoriale sul NY Times: “Ho avuto un attacco di cuore. Potreste pensare che sia stata la sola vittima dell’incidente di Three Miles Island. No, vi sbagliate. Non è stato il reattore. È stata Jane Fonda”.

Cos’è Oggi: Messa tra parentesi l’ingenuità di certe scene che lo invecchiano molto, il film resta un esempio ancora piuttosto godibile di thriller/film catastrofico, ibridato con quel che in Italia chiamiamo “cinema civile”. Un genere che all’epoca negli USA andava molto forte (di un anno precedenti sono Coming Home, sempre con la Fonda, incentrato sulla condizione dei veterani del Vietnam e Blue Collar, con Richard Pryor, comedy/drama ambientato nel mondo operaio di Detroit). Ovviamente il senso di rivederlo oggi ha parecchio a che fare con Fukushima e con il generale ripensamento sul nucleare a cui stiamo assistendo, ed effettivamente – in quest’ottica – la Sindrome Cinese dice alcune cose interessanti circa il rapporto tra complessità scientifica, informazione e opinione pubblica. E lo fa, soprattutto e con una certa enfasi, nelle battute finali del film. Quando Jack Godell – uno scienziato, l’uomo che comanda il reattore e che a un certo punto dice con sincera passione: “questa centrale è tutta la mia vita” – ha la grande chance di smascherare in diretta televisiva le ipocrisie della Compagnia (che, come da tradizione, è composta da avidi affaristi disposti a scherzare con la pelle degli altri per il proprio lucro) per cui lavora e invece finisce col perdere tempo prezioso – il solo che gli resta – in oscure spiegazioni tecniche, nella sua mente indispensabili per dare il quadro della faccenda; in realtà del tutto inessenziali per l’uomo comune digiuno di fisica. Si potrebbe “heidegerrianamente” dire che è come se gli “mancasse il linguaggio” per farsi comprendere – e, sembra aggiungere il film, l’ottusità dei media, l’ignoranza e il qualunquismo con cui operano, non lo aiuta. C’è una specificità del sapere/uno scarto gnoseologico troppo grande tra lui e chi lo ascolta, tra un’elite scientifica che ragiona in termini di bosoni e noi “comuni mortali” che restiamo abbagliati dal mistero del … neon. Viene in mente La condizione postmoderna: un rapporto sul sapere di François Lyotard (uscito proprio nel 1979). Ed è per questo che ogni volta – era già successo dopo Chernobyl – che si solleva la paura nucleare sembra risvegliarsi un istinto irrazionale, una ferocia primordiale nell’opinione pubblica. Ogni volta si insinua il sospetto che “loro” (quelli cioè in grado di capire davvero cosa sta succedendo in un reattore) non ci stiano dicendo tutto. È successo legittimamente con i russi nel 1986 e si sta ripetendo con i giapponesi, per il resto ammirati da tutti in generale per la loro onestà e per la loro dignità post-tsunami. Esistono ambiti per cui il concetto stesso di informazione e di opinione pubblica non regge al peso della sua insensatezza, e non rappresenta altro che un orientamento “de panza” nel senso più brutale del termine. Roba perfetta, insomma, per i referendum che di solito infatti si tengono proprio quando l’ignoranza diffusa in una “tal materia” è delle più crasse. Il resto è mistero della scienza.

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