Hype ↓
20:02 giovedì 17 settembre 2026
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.

La fine del mondo alle sfilate di Parigi

Cos’è successo alla settimana della moda dove, nonostante l’allarme Coronavirus, nessun evento è stato cancellato.

04 Marzo 2020

Mentre l’industria fa i conti con le ricadute economiche dell’emergenza Coronavirus, la settimana della moda di Parigi si è svolta, imperterrita, senza nessuna cancellazione. Con un focolaio appena fuori la città e un altro a poche centinaia di chilometri, a Milano giustamente non si pensava ad altro, e così un’ottima edizione si è chiusa tra l’ansia e la preoccupazione. In Francia, invece, dove il governo è impegnato nel contenimento del contagio, gli ospiti della moda ci sono arrivati muniti di mascherina (vedi Bella Hadid su un volo Alitalia), dicono non ci fossero poi chissà quali controlli all’arrivo, di certo saranno quarantinati (anche Bella?) al loro ritorno per almeno 14 giorni. Le redazioni americane lo hanno già gentilmente preannunciato: per gli editor che sono stati in Europa è il momento di fare smart working. Agli show si sono viste molte mascherine – da Dries van Noten venivano regalate all’ingresso, da Chanel una signora in prima fila ne sfoggiava una in versione camelia – ma c’era soprattutto un senso di incombenza. La fine del mondo aleggia sulle sfilate da parecchie stagioni, ormai, rigurgitata attraverso più o meno convincenti riferimenti artistici e letterari, ma che il sentimento espresso da molti designer coincidesse con un’epidemia in corso appena fuori sulle strade, beh, è un’aggiunta non da poco.

Come già lo scorso ottobre, è stato lo show di Demna Gvasalia da Balenciaga quello che meglio è riuscito a riassumere i tempi bizzarri che ci ritroviamo a vivere. Un auditorium per metà allagato, con le prime tre file di posti sommersi e con un lago nero al posto della passerella, da dove poi sono usciti i modelli strascicando nell’acqua fino alle caviglie nel set costruito da Niklas Bildstein Zaar (che a molti ha ricordato il lavoro dell’artista Giorgio Andreotta Calò), sovrastati da una colonna sonora (sempre di BFRND) e dai visual – di uccelli, cieli in tempesta, piogge torrenziali, mari burrascosi – che avevano tutta l’intenzione di mettere a disagio. Gvasalia avrebbe voluto che per terra ci fosse benzina, ma se già gli ospiti, come riporta Cathy Horyn su The Cut, avevano paura che a un certo punto il livello dell’acqua si alzasse fino a sommergere tutti, può dirsi soddisfatto così.

La collezione, un riassunto efficace dell’estetica del designer, iniziava con una colata di nero che teneva dentro, perché lui è bravo, l’austerità degli abiti dei preti ortodossi in Georgia e l’opulenza in velluto delle signore cattoliche in Spagna, come avrebbe voluto Cristóbal Balenciaga. Il cast è cruciale. C’erano Dracula e Mister Universo (ed erano altissimi), la donna in carriera, il rider, l’aristocratica che ha solo amanti più giovani di lei: «persone che hanno delle opinioni, stile, intelletto e una mentalità aperta», ha spiegato Gvasalia a Business of Fashion. C’era una sorta di gerarchia sociale che allo stilista serviva solo per delineare degli idealtipi, ma che in ultima analisi si auto-eliminava nell’acqua e nel cielo pieni di minacce, o forse proprio nell’atto di vestirsi. «La moda è la mia religione e, come succede nelle religioni, non mi chiedo perché ci credo. È semplicemente la cosa giusta per me», ha detto. Le spalle appuntite di Pierre Cardin e Rick Owens, il tailoring di Martin Margiela ma anche la fine del mondo immaginata da Alexander McQueen: nella religione di Gvasalia ci sono tante icone che non consolano mai, piuttosto ti invitano a mettere un piede nel buco nero.

Kanye West con la figlia North durante la presentazione di Yeezy Season 8

Come a Milano, le dominatrici (ma soprattuto il latex) si sono viste su molte passerelle, quasi che il Bdsm annacquato fosse una cura per l’ansia dell’oggi: da Saint Laurent, con la collezione ubersexy di Anthony Vaccarello, e da Balmain, dove Olivier Rousteing ha presentato la sua migliore prova negli ultimi anni. La settimana era iniziata con gli slogan femministi di Maria Grazia Chiuri da Dior, slogan che, come ha fatto notare Robin Givhan sul Washington Post, non trovavano purtroppo riscontro nei vestiti: non proprio la donna clitoridea di cui parlava Carla Lonzi, che pure era citata come ispirazione. Continuano intanto il loro percorso di crescita Casey Cadwallader da Mugler e Marine Serre nel marchio che porta il suo nome, mentre Dries van Noten e Pierpaolo Piccioli da Valentino rimangono dei punti fermi del calendario. Hedi Slimane da Céline ha stremato i suoi ospiti con più di 100 look che reiteravano all’infinito la sua idea di bellezza, e cioè gli adolescenti magrissimi. Ma la moda è una religione, appunto, e per carità che ognuno sia libero di credere in quello che vuole.

Tra le collezioni più riuscite c’è quella di Jonathan Anderson da Loewe, che nonostante i tanti impegni lavorativi da Millennial freelance (con il suo marchio e recentemente con il debutto da Moncler Genius) ha trovato la sua voce e gli spazi giusti per esprimerla. Infine c’è Kanye West, che è tornato a Parigi dopo quella sua prima, disastrosa, sfilata del 2012, e dopo il lancio del suo progetto Yeezy con adidas, varato nel 2015. È tornato prima con il suo Sunday Service, in mezzo alle polemiche di chi gli rimprovera le sue idee politiche e il presunto appoggio a Trump, e poi con una presentazione fuori dall’Espace Niemeyer (la sede del Partito Comunista) dove, con la consueta messa in scena di Vanessa Beecroft, ha presentato abiti pensati esplicitamente per chi lavora nell’industria dei servizi, dalle babysitter ai camerieri agli chef, «categorie ignorate dalla moda», come ha spiegato al New York Times. Sicuri che non endorserà Bernie Sanders? I vestiti, alla fine, non erano granché (il dramma è che ha fatto molto meglio Kim Kardashian con la sua Cozy Collection per Skims), ma North West ha rappato e l’ansia per la fine del mondo si è placata, per un momento di puro spettacolo e reality tv.

Articoli Suggeriti
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo per il tuo brand, chiami Dario Vitale

Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.

Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara

65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.