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16:34 giovedì 3 settembre 2026
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.
L’uomo condannato per l’omicidio di Tupac aveva scritto in un libro di essere il mandante dell’omicidio di Tupac, poi è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Tupac e ha detto che in realtà si era inventato tutto per vendere più copie Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.

La fine del mondo alle sfilate di Parigi

Cos’è successo alla settimana della moda dove, nonostante l’allarme Coronavirus, nessun evento è stato cancellato.

04 Marzo 2020

Mentre l’industria fa i conti con le ricadute economiche dell’emergenza Coronavirus, la settimana della moda di Parigi si è svolta, imperterrita, senza nessuna cancellazione. Con un focolaio appena fuori la città e un altro a poche centinaia di chilometri, a Milano giustamente non si pensava ad altro, e così un’ottima edizione si è chiusa tra l’ansia e la preoccupazione. In Francia, invece, dove il governo è impegnato nel contenimento del contagio, gli ospiti della moda ci sono arrivati muniti di mascherina (vedi Bella Hadid su un volo Alitalia), dicono non ci fossero poi chissà quali controlli all’arrivo, di certo saranno quarantinati (anche Bella?) al loro ritorno per almeno 14 giorni. Le redazioni americane lo hanno già gentilmente preannunciato: per gli editor che sono stati in Europa è il momento di fare smart working. Agli show si sono viste molte mascherine – da Dries van Noten venivano regalate all’ingresso, da Chanel una signora in prima fila ne sfoggiava una in versione camelia – ma c’era soprattutto un senso di incombenza. La fine del mondo aleggia sulle sfilate da parecchie stagioni, ormai, rigurgitata attraverso più o meno convincenti riferimenti artistici e letterari, ma che il sentimento espresso da molti designer coincidesse con un’epidemia in corso appena fuori sulle strade, beh, è un’aggiunta non da poco.

Come già lo scorso ottobre, è stato lo show di Demna Gvasalia da Balenciaga quello che meglio è riuscito a riassumere i tempi bizzarri che ci ritroviamo a vivere. Un auditorium per metà allagato, con le prime tre file di posti sommersi e con un lago nero al posto della passerella, da dove poi sono usciti i modelli strascicando nell’acqua fino alle caviglie nel set costruito da Niklas Bildstein Zaar (che a molti ha ricordato il lavoro dell’artista Giorgio Andreotta Calò), sovrastati da una colonna sonora (sempre di BFRND) e dai visual – di uccelli, cieli in tempesta, piogge torrenziali, mari burrascosi – che avevano tutta l’intenzione di mettere a disagio. Gvasalia avrebbe voluto che per terra ci fosse benzina, ma se già gli ospiti, come riporta Cathy Horyn su The Cut, avevano paura che a un certo punto il livello dell’acqua si alzasse fino a sommergere tutti, può dirsi soddisfatto così.

La collezione, un riassunto efficace dell’estetica del designer, iniziava con una colata di nero che teneva dentro, perché lui è bravo, l’austerità degli abiti dei preti ortodossi in Georgia e l’opulenza in velluto delle signore cattoliche in Spagna, come avrebbe voluto Cristóbal Balenciaga. Il cast è cruciale. C’erano Dracula e Mister Universo (ed erano altissimi), la donna in carriera, il rider, l’aristocratica che ha solo amanti più giovani di lei: «persone che hanno delle opinioni, stile, intelletto e una mentalità aperta», ha spiegato Gvasalia a Business of Fashion. C’era una sorta di gerarchia sociale che allo stilista serviva solo per delineare degli idealtipi, ma che in ultima analisi si auto-eliminava nell’acqua e nel cielo pieni di minacce, o forse proprio nell’atto di vestirsi. «La moda è la mia religione e, come succede nelle religioni, non mi chiedo perché ci credo. È semplicemente la cosa giusta per me», ha detto. Le spalle appuntite di Pierre Cardin e Rick Owens, il tailoring di Martin Margiela ma anche la fine del mondo immaginata da Alexander McQueen: nella religione di Gvasalia ci sono tante icone che non consolano mai, piuttosto ti invitano a mettere un piede nel buco nero.

Kanye West con la figlia North durante la presentazione di Yeezy Season 8

Come a Milano, le dominatrici (ma soprattuto il latex) si sono viste su molte passerelle, quasi che il Bdsm annacquato fosse una cura per l’ansia dell’oggi: da Saint Laurent, con la collezione ubersexy di Anthony Vaccarello, e da Balmain, dove Olivier Rousteing ha presentato la sua migliore prova negli ultimi anni. La settimana era iniziata con gli slogan femministi di Maria Grazia Chiuri da Dior, slogan che, come ha fatto notare Robin Givhan sul Washington Post, non trovavano purtroppo riscontro nei vestiti: non proprio la donna clitoridea di cui parlava Carla Lonzi, che pure era citata come ispirazione. Continuano intanto il loro percorso di crescita Casey Cadwallader da Mugler e Marine Serre nel marchio che porta il suo nome, mentre Dries van Noten e Pierpaolo Piccioli da Valentino rimangono dei punti fermi del calendario. Hedi Slimane da Céline ha stremato i suoi ospiti con più di 100 look che reiteravano all’infinito la sua idea di bellezza, e cioè gli adolescenti magrissimi. Ma la moda è una religione, appunto, e per carità che ognuno sia libero di credere in quello che vuole.

Tra le collezioni più riuscite c’è quella di Jonathan Anderson da Loewe, che nonostante i tanti impegni lavorativi da Millennial freelance (con il suo marchio e recentemente con il debutto da Moncler Genius) ha trovato la sua voce e gli spazi giusti per esprimerla. Infine c’è Kanye West, che è tornato a Parigi dopo quella sua prima, disastrosa, sfilata del 2012, e dopo il lancio del suo progetto Yeezy con adidas, varato nel 2015. È tornato prima con il suo Sunday Service, in mezzo alle polemiche di chi gli rimprovera le sue idee politiche e il presunto appoggio a Trump, e poi con una presentazione fuori dall’Espace Niemeyer (la sede del Partito Comunista) dove, con la consueta messa in scena di Vanessa Beecroft, ha presentato abiti pensati esplicitamente per chi lavora nell’industria dei servizi, dalle babysitter ai camerieri agli chef, «categorie ignorate dalla moda», come ha spiegato al New York Times. Sicuri che non endorserà Bernie Sanders? I vestiti, alla fine, non erano granché (il dramma è che ha fatto molto meglio Kim Kardashian con la sua Cozy Collection per Skims), ma North West ha rappato e l’ansia per la fine del mondo si è placata, per un momento di puro spettacolo e reality tv.

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