Libri del mese ↓
10:18 domenica 3 maggio 2026
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data center per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

La fine del mondo alle sfilate di Parigi

Cos’è successo alla settimana della moda dove, nonostante l’allarme Coronavirus, nessun evento è stato cancellato.

04 Marzo 2020

Mentre l’industria fa i conti con le ricadute economiche dell’emergenza Coronavirus, la settimana della moda di Parigi si è svolta, imperterrita, senza nessuna cancellazione. Con un focolaio appena fuori la città e un altro a poche centinaia di chilometri, a Milano giustamente non si pensava ad altro, e così un’ottima edizione si è chiusa tra l’ansia e la preoccupazione. In Francia, invece, dove il governo è impegnato nel contenimento del contagio, gli ospiti della moda ci sono arrivati muniti di mascherina (vedi Bella Hadid su un volo Alitalia), dicono non ci fossero poi chissà quali controlli all’arrivo, di certo saranno quarantinati (anche Bella?) al loro ritorno per almeno 14 giorni. Le redazioni americane lo hanno già gentilmente preannunciato: per gli editor che sono stati in Europa è il momento di fare smart working. Agli show si sono viste molte mascherine – da Dries van Noten venivano regalate all’ingresso, da Chanel una signora in prima fila ne sfoggiava una in versione camelia – ma c’era soprattutto un senso di incombenza. La fine del mondo aleggia sulle sfilate da parecchie stagioni, ormai, rigurgitata attraverso più o meno convincenti riferimenti artistici e letterari, ma che il sentimento espresso da molti designer coincidesse con un’epidemia in corso appena fuori sulle strade, beh, è un’aggiunta non da poco.

Come già lo scorso ottobre, è stato lo show di Demna Gvasalia da Balenciaga quello che meglio è riuscito a riassumere i tempi bizzarri che ci ritroviamo a vivere. Un auditorium per metà allagato, con le prime tre file di posti sommersi e con un lago nero al posto della passerella, da dove poi sono usciti i modelli strascicando nell’acqua fino alle caviglie nel set costruito da Niklas Bildstein Zaar (che a molti ha ricordato il lavoro dell’artista Giorgio Andreotta Calò), sovrastati da una colonna sonora (sempre di BFRND) e dai visual – di uccelli, cieli in tempesta, piogge torrenziali, mari burrascosi – che avevano tutta l’intenzione di mettere a disagio. Gvasalia avrebbe voluto che per terra ci fosse benzina, ma se già gli ospiti, come riporta Cathy Horyn su The Cut, avevano paura che a un certo punto il livello dell’acqua si alzasse fino a sommergere tutti, può dirsi soddisfatto così.

La collezione, un riassunto efficace dell’estetica del designer, iniziava con una colata di nero che teneva dentro, perché lui è bravo, l’austerità degli abiti dei preti ortodossi in Georgia e l’opulenza in velluto delle signore cattoliche in Spagna, come avrebbe voluto Cristóbal Balenciaga. Il cast è cruciale. C’erano Dracula e Mister Universo (ed erano altissimi), la donna in carriera, il rider, l’aristocratica che ha solo amanti più giovani di lei: «persone che hanno delle opinioni, stile, intelletto e una mentalità aperta», ha spiegato Gvasalia a Business of Fashion. C’era una sorta di gerarchia sociale che allo stilista serviva solo per delineare degli idealtipi, ma che in ultima analisi si auto-eliminava nell’acqua e nel cielo pieni di minacce, o forse proprio nell’atto di vestirsi. «La moda è la mia religione e, come succede nelle religioni, non mi chiedo perché ci credo. È semplicemente la cosa giusta per me», ha detto. Le spalle appuntite di Pierre Cardin e Rick Owens, il tailoring di Martin Margiela ma anche la fine del mondo immaginata da Alexander McQueen: nella religione di Gvasalia ci sono tante icone che non consolano mai, piuttosto ti invitano a mettere un piede nel buco nero.

Kanye West con la figlia North durante la presentazione di Yeezy Season 8

Come a Milano, le dominatrici (ma soprattuto il latex) si sono viste su molte passerelle, quasi che il Bdsm annacquato fosse una cura per l’ansia dell’oggi: da Saint Laurent, con la collezione ubersexy di Anthony Vaccarello, e da Balmain, dove Olivier Rousteing ha presentato la sua migliore prova negli ultimi anni. La settimana era iniziata con gli slogan femministi di Maria Grazia Chiuri da Dior, slogan che, come ha fatto notare Robin Givhan sul Washington Post, non trovavano purtroppo riscontro nei vestiti: non proprio la donna clitoridea di cui parlava Carla Lonzi, che pure era citata come ispirazione. Continuano intanto il loro percorso di crescita Casey Cadwallader da Mugler e Marine Serre nel marchio che porta il suo nome, mentre Dries van Noten e Pierpaolo Piccioli da Valentino rimangono dei punti fermi del calendario. Hedi Slimane da Céline ha stremato i suoi ospiti con più di 100 look che reiteravano all’infinito la sua idea di bellezza, e cioè gli adolescenti magrissimi. Ma la moda è una religione, appunto, e per carità che ognuno sia libero di credere in quello che vuole.

Tra le collezioni più riuscite c’è quella di Jonathan Anderson da Loewe, che nonostante i tanti impegni lavorativi da Millennial freelance (con il suo marchio e recentemente con il debutto da Moncler Genius) ha trovato la sua voce e gli spazi giusti per esprimerla. Infine c’è Kanye West, che è tornato a Parigi dopo quella sua prima, disastrosa, sfilata del 2012, e dopo il lancio del suo progetto Yeezy con adidas, varato nel 2015. È tornato prima con il suo Sunday Service, in mezzo alle polemiche di chi gli rimprovera le sue idee politiche e il presunto appoggio a Trump, e poi con una presentazione fuori dall’Espace Niemeyer (la sede del Partito Comunista) dove, con la consueta messa in scena di Vanessa Beecroft, ha presentato abiti pensati esplicitamente per chi lavora nell’industria dei servizi, dalle babysitter ai camerieri agli chef, «categorie ignorate dalla moda», come ha spiegato al New York Times. Sicuri che non endorserà Bernie Sanders? I vestiti, alla fine, non erano granché (il dramma è che ha fatto molto meglio Kim Kardashian con la sua Cozy Collection per Skims), ma North West ha rappato e l’ansia per la fine del mondo si è placata, per un momento di puro spettacolo e reality tv.

Articoli Suggeriti
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci

Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.

Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia

Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.

Leggi anche ↓
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci

Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.

Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia

Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.

La nuova campagna di Valentino è un omaggio al ’68, ma non a quel ’68

La campagna pre-fall 2026 (con protagonista il cantante Sombr) è ispirata a un anno molto particolare e sorprendente della lunga storia del brand.

Il ritorno della Napoleon Jacket non è l’ennesimo trend nostalgico ma un altro, preoccupante messaggio politico

In molti l'hanno riscoperta dopo averla vista addosso al nuovo Presidente ungherese, Péter Magyar. Ma questo capo ha una storia antica, che parte dalle campagne napoleoniche, passa per l'indie sleaze e arriva fino a oggi, ai simboli del nuovo nazionalismo.

Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana

In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.

Renato Montagner ha trovato la formula per mettere assieme ingegneria, design, moda, tecnologia e artigianato, tutto in paio di occhiali

Siamo stati a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nella manifattura in cui è nata la nuova collezione TAG Heuer Eyewear sviluppata con Thélios, il polo eyewear di LVMH. E abbiamo scoperto l'infinità di dettagli che servono a costruire un paio di occhiali davvero eccellenti.