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13:06 giovedì 25 giugno 2026
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.

Se Henry non è il principe Uk

16 Maggio 2011

Lo guardi e sembra che la barba che porta sia stata una gran fatica. Ce ne ha messo di tempo, eppure non è ancora una barba convincente. È più una sparuta peluria lasciata libera che cresce con poca convinzione, ma su quella faccia da ragazzino, nato nel 1990, ci sono tutti i segni di un buon californiano. Lentiggini che strapazzano il naso appena escono onde buone e sole settembrino, camicie da sbarbato (ops) cresciuto nella Venice Beach para artistoide più che sui set del padre Dennis. Insomma il nuovo figlio di papà del cinema Usa arriva a Cannes  senza avere una gran preview alle spalle. Anche se a portarlo sulla Croisette è Gus Van Sant che l’ha scelto come attore protagonista di Restless.

Hopper Junior. Trascinato in Costa Azzurra si è preso il ruolo che ogni anno spetta a qualche rampollo: quello di figlio di papà -del settore- che si inventa attore e lancia la propria carriera. In “manifestazioni” senza mamma e papà che rubano la scena. Di solito il Festival di Cannes era zona occupata da Charlotte Gainsbourg, l’unica che con passaporto parigino poteva permettersi di attraversare le sale delle proiezioni con cognome ingombrante, mamma perennemente più bella e brava di lei, e soprattutto, look da cous cous a Belleville.   La scarsa attitudine da red carpet quest’anno è la carta utilizzata anche da Hopper Junior,  che forse per l’occasione lascia a casa i camicioni di flanella richiesti anche da copione (visto che Restless è ambientato nel paradiso del checckato, Portland). 

Nel (non) nome del padre 1. Ossessionato da William Blake, che un giorno porterà in scena, Henry digerisce benissimo l’autore a qualsiasi ora del giorno e della notte e lo preferisce anche a “parco macchine” versione opere d’arte che il padre è riuscito a collezionare in una vita, tanto da avere una delle collezioni di opere d’arte più grandi degli States. Premesso questo lato oscuro-mistico, Henry Hopper è stato definito timido “il giusto” nel presentare un emo-movie dedicato al padre, senza troppo noir &sublime.  A dedicarlo in primis è Gus Van Sant che ha ammesso di aver scelto l’Hopper Jr perché  «quando l’ho visto è stato come un flashback». E in effetti Henry ha tutti i dettagli aguzzi e fastidiosi di suo padre ne Il gigante, gli stessi per cui James Dean passava per bello mentre Hopper per il manovale adolescente. 

Nel (non) nome del padre 2. Timido  sì, ma furbo senza negarlo: conscio che a L.A. può spacciarsi ben poco in Europa arriva con le intenzioni migliori: low profile, umiltà, poca amarcord sugli affari di famiglia (mentre la Charlotte, non ce ne voglia ma le ha tutte, anche l’essere timida da vergognarsi ma omaggiare il padre ogni piè sospinto con canzoni riarrangiate da altri piccoli yankee).  E soprattutto non fa il super hero: debutta da adolescente (nel cinema) interpretando un adolescente, quindi il suo corpo un po’ asciutto e nervoso che non sa dove andare a parare (braccia lunghe/collo lungo) improvvisamente diventa la materia più adatta per Cannes, visto che, escluso Elio Germano,  da anni in Croisette non passavano attori acerbi, anche nei modi.

Vuoi essere Duncan Jones? Post Festival il ventunenne losangelino avrà altre vesti da procacciarsi. Quelle del ragazzino innamorato della ex Alice (in 3d di Tim Burton) gli salveranno la stagione ma poi i melodrammi finiscono e se sei acqua e sapone puoi convertire la cosa e diventare l’ennesimo River Phoneix, oppure come da confessioni dello stesso Henry, salire su una montagnetta e guardare Santa Monica che brucia al sole stile Devendra Banhart. Ma la verità è che il figlio di papà che se la cava meglio di tutti loro rimane Duncan Jones, che di barba ne ha di più (anche di anni, vero) e che soprattutto aveva preso le distanze con papà, David Bowie,  con un film, Moon: ironia dell’uomo nello spazio raccontata a Ziggy Stardust. Henry ama Bowie, salvo citarne i brani più oscuri come Quicksand. Forse per stare al sicuro Hopper Junior dovrebbe farsi scritturare nel prossimo film di Duncan. E imparare a farsi la barba una volta per tutte.

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