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L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.

Se Henry non è il principe Uk

16 Maggio 2011

Lo guardi e sembra che la barba che porta sia stata una gran fatica. Ce ne ha messo di tempo, eppure non è ancora una barba convincente. È più una sparuta peluria lasciata libera che cresce con poca convinzione, ma su quella faccia da ragazzino, nato nel 1990, ci sono tutti i segni di un buon californiano. Lentiggini che strapazzano il naso appena escono onde buone e sole settembrino, camicie da sbarbato (ops) cresciuto nella Venice Beach para artistoide più che sui set del padre Dennis. Insomma il nuovo figlio di papà del cinema Usa arriva a Cannes  senza avere una gran preview alle spalle. Anche se a portarlo sulla Croisette è Gus Van Sant che l’ha scelto come attore protagonista di Restless.

Hopper Junior. Trascinato in Costa Azzurra si è preso il ruolo che ogni anno spetta a qualche rampollo: quello di figlio di papà -del settore- che si inventa attore e lancia la propria carriera. In “manifestazioni” senza mamma e papà che rubano la scena. Di solito il Festival di Cannes era zona occupata da Charlotte Gainsbourg, l’unica che con passaporto parigino poteva permettersi di attraversare le sale delle proiezioni con cognome ingombrante, mamma perennemente più bella e brava di lei, e soprattutto, look da cous cous a Belleville.   La scarsa attitudine da red carpet quest’anno è la carta utilizzata anche da Hopper Junior,  che forse per l’occasione lascia a casa i camicioni di flanella richiesti anche da copione (visto che Restless è ambientato nel paradiso del checckato, Portland). 

Nel (non) nome del padre 1. Ossessionato da William Blake, che un giorno porterà in scena, Henry digerisce benissimo l’autore a qualsiasi ora del giorno e della notte e lo preferisce anche a “parco macchine” versione opere d’arte che il padre è riuscito a collezionare in una vita, tanto da avere una delle collezioni di opere d’arte più grandi degli States. Premesso questo lato oscuro-mistico, Henry Hopper è stato definito timido “il giusto” nel presentare un emo-movie dedicato al padre, senza troppo noir &sublime.  A dedicarlo in primis è Gus Van Sant che ha ammesso di aver scelto l’Hopper Jr perché  «quando l’ho visto è stato come un flashback». E in effetti Henry ha tutti i dettagli aguzzi e fastidiosi di suo padre ne Il gigante, gli stessi per cui James Dean passava per bello mentre Hopper per il manovale adolescente. 

Nel (non) nome del padre 2. Timido  sì, ma furbo senza negarlo: conscio che a L.A. può spacciarsi ben poco in Europa arriva con le intenzioni migliori: low profile, umiltà, poca amarcord sugli affari di famiglia (mentre la Charlotte, non ce ne voglia ma le ha tutte, anche l’essere timida da vergognarsi ma omaggiare il padre ogni piè sospinto con canzoni riarrangiate da altri piccoli yankee).  E soprattutto non fa il super hero: debutta da adolescente (nel cinema) interpretando un adolescente, quindi il suo corpo un po’ asciutto e nervoso che non sa dove andare a parare (braccia lunghe/collo lungo) improvvisamente diventa la materia più adatta per Cannes, visto che, escluso Elio Germano,  da anni in Croisette non passavano attori acerbi, anche nei modi.

Vuoi essere Duncan Jones? Post Festival il ventunenne losangelino avrà altre vesti da procacciarsi. Quelle del ragazzino innamorato della ex Alice (in 3d di Tim Burton) gli salveranno la stagione ma poi i melodrammi finiscono e se sei acqua e sapone puoi convertire la cosa e diventare l’ennesimo River Phoneix, oppure come da confessioni dello stesso Henry, salire su una montagnetta e guardare Santa Monica che brucia al sole stile Devendra Banhart. Ma la verità è che il figlio di papà che se la cava meglio di tutti loro rimane Duncan Jones, che di barba ne ha di più (anche di anni, vero) e che soprattutto aveva preso le distanze con papà, David Bowie,  con un film, Moon: ironia dell’uomo nello spazio raccontata a Ziggy Stardust. Henry ama Bowie, salvo citarne i brani più oscuri come Quicksand. Forse per stare al sicuro Hopper Junior dovrebbe farsi scritturare nel prossimo film di Duncan. E imparare a farsi la barba una volta per tutte.

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