Cose che succedono | Coronavirus

Perché il sangue blu di alcuni granchi viene usato per trovare i vaccini, anche per il Covid

Sapere che la medicina moderna dipenda ancora dal sangue di un bizzarro e raro animale acquatico per verificare la presenza di batteri nei vaccini, è una bellissima lezione per chi crede nel progresso del mondo, ignorando come la biotecnologia faccia ancora affidamento su elementi della natura. Per decenni, le compagnie farmaceutiche hanno usato infatti un componente nel sangue del limulo – chiamato dagli anglofoni horseshoe crab, «granchio a ferro di cavallo» – per testare medicinali iniettabili, compresi i vaccini: sta accadendo anche per quello contro il Coronavirus.

Come spiega la Bbc, «i limuli hanno 10 occhi, esistono da più di 300 milioni di anni e usiamo il loro sangue blu pallido per provare a salvarci la vita. Non è fantascienza, ma semplicemente una “vecchia” scienza molto utile». Per riuscirci, ogni anno centinaia di migliaia di questi “fossili viventi”, strutturalmente più simili ai ragni, vengono catturati e portati nei laboratori americani, dove parte del loro sangue viene rimosso, prima di essere nuovamente rilasciati in libertà. Il 30 per cento del sangue di ciascun granchio viene prelevato in una sorta di strana mungitura, e aiuta ad assicurarsi che non ci siano batteri pericolosi nei farmaci di nuova creazione, il tipo di batteri che possono uccidere le persone anche in piccole quantità. Un estratto nelle cellule del sangue del granchio infatti, reagisce chimicamente a sostanze nocive: motivo per cui gli scienziati lo usano per verificare se i nuovi medicinali siano sicuri.

Gli ambientalisti e alcune aziende hanno spinto per un’ampia accettazione di un test alternativo, per proteggere i limuli e gli uccelli che si nutrono delle loro uova (pur non essendo un prelievo letale per i granchi, influirebbe sulle capacità riproduttive dell’animale). All’inizio di quest’anno, sembrava si fosse vicini al successo poiché il gruppo non governativo che emette standard di qualità stava approvando un test alternativo. Tuttavia la Farmacopea americana ha annunciato che il test alternativo noto come rFC richiede un numero significativamente maggiore di studi, e in tempi di pandemia, sarebbe opportuno evitare di disperdere ulteriori energie per la ricerca.

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