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01:29 domenica 14 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Saltburn non è un film da prendere sul serio

L'opera seconda di Emerald Fennell, disponibile su Prime Video dal 22 dicembre, è pura estetica della provocazione, intrattenimento camp mascherato da lotta di classe.

29 Dicembre 2023

C’era grande attesa per il nuovo film di Emerald Fennell, il successo di critica di Promising Young Woman, che l’ha portata all’Oscar per la miglior sceneggiatura 2021, ha fatto della regista e sceneggiatrice (e prima ancora già attrice) un nome di primo piano nel panorama del nuovo cinema inglese; dopo essere stato presentato al Telluride, distribuito nelle sale americane, e nominato a due Golden Globe (miglior attore in un film drammatico per Barry Keoghan e miglior attrice non protagonista per Rosamund Pike), Saltburn è arrivato in Italia direttamente su Prime Video (in catalogo dal 22 dicembre).

Oxford, 2006: Oliver Quick (Keoghan) grazie a una borsa di studio viene ammesso al prestigioso New College. È un pesce fuor d’acqua, gli altri studenti lo evitano, è socialmente poco accettabile farsi vedere accompagnati da un pezzente. Riesce a fare amicizia solo con un genio della matematica, ancora più isolato di lui. Le cose cambiano quando conosce Felix Catton (Jacob Elordi), uno dei ragazzi più popolari della scuola. Tra i due nasce un’amicizia ambigua, opportunismo e tenerezza si confondono tra loro… Dopo alti e bassi, Felix invita Oliver a passare le vacanze estive a Saltburn, la tenuta di campagna della sua eccentrica famiglia: una madre ex modella (lesbica, per un periodo) che disprezza le proprie figlie, un padre lunatico e assorto in un mondo distante, più vari personaggi bislacchi e velenosi che sfilano, spiano e cospirano tra le tappezzerie e l’architettura eclettica dell’imponente villa (si tratta da Drayton House, nei pressi di Lowick nello Northamptonshire). In questa estate soleggiata e traboccante di desiderio inizia così un gioco di seduzioni, tradimenti e manipolazioni che porteranno a un epilogo teatrale e drammatico, traghettando la storia dai toni del dramma romantico a quelli della commedia nera e grottesca. Ci sono amori non corrisposti, invidie, gelosie, sentimenti repressi e passioni inesprimibili in questo affresco campestre chic popolato da riccastri distratti e da arrampicatori ingegnosi.

La storia si snoda in una deliziosa atmosfera malsana e decadente, un maniero di campagna con troppe stanze, pieno di fantasmatiche presenze, quelle dei film suoi predecessori. Si potrebbe compilare un ricco elenco di omaggi, ispirazioni e rimandi: un po’ aiuterebbe a orientarsi nel dedalo dell’immaginario che lo anima, certo, ma il fascino complessivo del film, come negli esiti più felici della cinematografia postmoderna, va oltre al semplice catalogo degli ingredienti buttati nel pentolone. C’è ovviamente Il talento di Mr. Ripley di Patricia Highsmith (portato sul grande schermo da Anthony Minghella), ma ci sono anche echi di Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, Maurice di James Avory (dal romanzo di E. M. Forster) e Another Country di Marek Kanievska. Ma c’è di più, come Ritorno a Brideshead, dalla penna di Evelyn Waugh, autore che non a caso viene citato in un dialogo tra i due protagonisti – tutto frullato con dinamiche giovanilistiche e look “trendy” alla Gossip Girl.

C’è però, ancora, anche uno sguardo – più profondo – al cinema di Joseph Losey, basta ricordare Il servo (1963) e Messaggero d’amore (1971). Del primo, a scanso di equivoci, in Saltburn viene ricreata anche l’emblematica inquadratura del protagonista (Dirk Bogarde allora, Barry Keoghan adesso) che, di spalle, osserva in uno specchio convesso un mondo che non gli appartiene, rappresentato dal datore di lavoro altolocato. Sulle vicende del servitore manipolatore che sottomette psicosessualmente il suo padrone il Mereghetti scrive: «Un saggio sui rapporti di classe con la logica di un thriller, l’atmosfera di sfascio e di decadenza è resa con uno stile barocco ma mai fine a se stesso, e lo sviluppo dei rapporti tra i personaggi segue logiche imprevedibili ma spietate». Idem per Saltburn. In Messaggero d’amore invece al centro dell’intrigo c’è un giovanissimo poveretto, ospitato nella villa di campagna di un ricco compagno di scuola, che si trova a fare da portalettere tra la sorella dell’amico e un aitante fattore (finisce male). Volendo poi ricollegarsi all’immagine dello straniero carico di energia sessuale che sconvolge gli equilibri di una famiglia dell’alta borghesia si arriva senza troppo sforzo a Teorema di Pasolini. Fennell si inserisce così in questo filone seducente in cui la lotta tra le classi sociali si esplicita in un conflitto psicosessuale, in cui le narrazioni romantiche vengono ibridate dai meccanismi del thriller.

Saltburn si configura così come un paciugo cinematografico senza vergogna – impenitente – che privato della dimensione teorica (e retorica) di Promising Young Woman (film programmatico del post #MeToo) rivela il talento sensuale e superficiale di Fennell, autrice di grande furbizia, che nell’onestà di un racconto più divertente che disturbante trova la sua dimensione, subdola e sfacciata. Fondamentale, oltre alla suggestione della messa in scena, fondamentale per dare stabilità a questo pastiche il lavoro del cast, trascinato da Barry Keoghan (Il sacrificio del cervo sacro, Gli spiriti dell’isola), attore dal carisma incredibile che appena avrà la voglia di cedere a un bel biopic da Oscar otterrà con facilità anche la stima del pubblico della domenica (speriamo tenga duro) e da Rosamund Pike, che aggiunge alla sua filmografia un nuovo grande personaggio meravigliosamente disturbato.

Resta invece un oggetto (del desiderio) misterioso Jacob Elordi, bonazzone dallo sguardo spento che sembra trovarsi sempre fuori posto (Euphoria, Priscilla). In una scena del film il suo personaggio, Felix, è intento nella lettura di un libro, un volume della saga Harry Potter, una delle tante esche per millennial sparse nella pellicola (dal piercing al sopracciglio so last year alla colonna sonora con Sophie Ellis Bextor), e proprio in merito a questa reference letteraria vale la pena ricordare il commento polemico che ne fece Antonia S. Byatt: «Ms Rowling’s magic world has no place for the numinous. It is written for people whose imaginative lives are confined to tv cartoons and the exaggerated (more exciting, not threatening) mirror-worlds of soaps, reality tv and celebrity gossip». Anche il cinema della Fennell è così (il che però, attenzione, non è detto che sia un male): un mondo dove l’eccitazione sovrasta l’incombenza del dramma, in un mondo senza profondità fatto di specchi che riflettono il vuoto. Saltburn è così, e se c’è un messaggio o una poetica al di là delle immagini – contemporaneamente lussureggianti e marcescenti – poco interessa, l’idea di una lotta di classe queer passa in secondo, terzo piano, scompare, nemmeno arriva a lambire la superficie, la predominanza di un’estetica della provocazione fagocita tutto – l’approccio cerebrale, la logica, la geometria, la morale da sovvertire o da mettere in discussione, poco importa – lasciando spazio a una forma vivacissima di intrattenimento, riciclato e sadicamente spassoso, genuinamente e finalmente – ancora una volta – camp (la scena finale, sfrenata e smutandata, è già uno slurposissimo manifesto).

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