Elon Musk è diventato il primo essere umano ad accumulare un patrimonio di un triliardo di dollari. E tutti si chiedono: ma che vuol dire, un triliardo di dollari? E a che serve, un triliardario?
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica
La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
Viviamo in un momento in cui le sfide relative alla salute mentale e fisica si fanno sempre più ardue mentre il livello medio di attività fisica rimane basso (gymbros e run club a parte, che rimangono comunque una minoranza rumorosa, sui social e fuori). Diventa quindi fondamentale individuare modi economici ed efficaci per migliorare le condizioni psicofisiche delle persone, iniziative che possano essere replicate tutti i giorni, possibilmente per una vita intera. Una ricerca che ha riunito 87 diverse ricerche condotte in 19 Paesi ha individuato nel ciclismo – nel suo senso più ampio di «andare in bici» – una delle chiavi del benessere psicologico, sociale, affettivo e cognitivo.
Le conclusioni pubblicate su Frontiers in Sports and Active Living confermano quello che chiunque abbia mai fatto una lunga o corta pedalata in una bella giornata probabilmente sospettava già: andare in bici fa bene al cervello oltre che al corpo. I benefici scientificamente accertati includono miglioramenti nei tempi di reazione, nell’attenzione e nelle funzioni cognitive associate alla concentrazione, riduzione dello stress, miglioramento dell’umore, espansione delle reti sociali (cioè: aiuta a fare amicizia e l’amicizia fa bene). Andare in bici all’aperto – quindi no, se fate la cyclette a casa non è la stessa cosa – e diverse volte alla settimana è un’attività di cui tutte le ricerche dimostrano gli effetti benefici, a patto che venga svolta senza sforzarsi eccessivamente (chi va piano va sano e va lontano, ancora una volta la scienza si limita a confermare quello che la saggezza popolare dice da tempo). La sfida è quindi «ampliare l’accesso e affrontare le disparità, entrambi passaggi fondamentali per realizzare il pieno potenziale del ciclismo nel migliorare la vita, al di là del trasporto e del tempo libero» spiega Cian Brown, professore all’Università dell’Arkansas che ha collaborato al progetto.
Il punto che la ricerca sottolinea è la scalabilità del ciclismo. Andare in bici non richiede strutture costose, non richiede abbonamenti in palestra, funziona come spostamento attivo oltre che come sport e i benefici si accumulano nel tempo con la costanza piuttosto che con l’intensità. Il limite che la ricerca riconosce è che mancano ancora dati sufficienti su giovani, anziani e comunità svantaggiate, cioè esattamente le popolazioni che avrebbero più bisogno di interventi di salute pubblica, scalabili ed economici. La bicicletta come strumento di salute pubblica funziona nei contesti in cui si può andare in bici. Il che richiede infrastrutture, sicurezza stradale, accesso. La ricerca dimostra che vale la pena costruirle e che chi di dovere dovrebbe iniziare a costruire.