Il trio irlandese è arrivato in Italia, per un tour che li porterà da Milano fino a Bari. Prima della serata al Magnolia abbiamo incontrato Naoise Ó Cairealláin, in arte Móglaí Bap, per parlare di gaelico, West Belfast, Keir Starmer e della donna irlandese che provò a uccidere Mussolini.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI
È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
Robert dos Santos, per la sua opera prima This is How the World Ends, ha scelto come unico canale di distribuzione l’home video. E che c’è di strano, direte voi, è pieno di registi che oggigiorno fanno un film direct to streaming. Ma dos Santos ha fatto una scelta abbastanza diversa, piuttosto radicale: direct to video, d’accordo, ma niente internet, solo analogico (si vede che lui è uno di quelli che al ritorno all’analogico ci crede davvero). In particolare, solo videocassette. «Un film fatto da umani per gli umani. È cinema che puoi toccare, ci puoi soffiare sopra per togliere la polvere. Soprattutto, lo puoi possedere», ha spiegato il regista. Secondo gli storici dell’industria cinematografica, si tratta del primo film in 22 anni che viene distribuito direttamente ed esclusivamente in VHS.
Dos Santos è un ex avvocato che ha lasciato il foro dopo essere sopravvissuto a diverse rapine a mano armata (ragazzo sfortunato, evidentemente, o forse aveva l’ufficio non proprio nella migliore zona della città). «Ho capito che siccome prima o poi mi sarebbe toccato morire, tanto valeva nel frattempo fare un lavoro che rispecchiasse chi sono davvero». E così ha scelto di stampare su un nastro magnetico la sua avventura sci-fi girata nel deserto durante l’AfrikaBurn, uno spin off locale del Burning Man che si tiene ogni anno nella riserva del Tankwa Karoo, in Sudafrica.
Il fruscio magnetico della testina, le righe bianche del tracking che disturbano lo schermo, il rischio concreto che il nastro si inceppi o si rovini se il film viene guardato e riguardato troppe volte. Incidenti di percorso che lo streaming ha cancellato ma che per dos Santos rappresentano l’essenza stessa dell’opera d’arte cinematografica, un oggetto vivo, che invecchia insieme a chi lo possiede. Del resto, con gli ordini del suo film in VHS che hanno già superato la quota mille, con richieste arrivate da tutto il mondo, il regista sta dimostrando di aver avuto ragione. La sua trovata ha portato al film un’attenzione che difficilmente avrebbe ottenuto se Dos Santos avesse fatto delle scelte distributive più tradizionali, tanto che sia che AMC che Neon, due dei più importanti distributori statunitensi, si sono detti interessati a portare nelle sale This is How the World Ends. L’obiettivo di dos Santos, in fondo, è sempre stato questo: fare il percorso inverso rispetto a quello che oggi i film devono imboccare, partire dall’home video per arrivare, grazie al passaparola della community, nelle sale cinematografiche.
Questa decisione del regista si sposa bene con la trama del suo film, che racconta una guerra apocalittica tra l’umanità e uno Stato-Macchina guidato dall’AI. Una minaccia incombente che il regista avverte ogni giorno sempre più: «L’AI sta eliminando il processo faticoso, sporco e organico del raccontare storie. Mi dicono che oggi basta premere un bottone per generare un’intera sequenza, ma io mi rifiuto di accettare questa scorciatoia. Voglio che le persone tornino a invitare gli amici a casa, a passarsi di mano in mano una custodia di plastica, a guardare la propria libreria e a scegliere un film».