E a quanto pare la decisione avrebbe portato a dei significativi progressi nelle trattative di pace.
Ci vorranno almeno sei mesi per rimuovere tutte le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e riaprirlo davvero
Ma prima bisogna capire se queste mine ci sono, perché l'Iran potrebbe come non potrebbe averle piazzate.
Bene il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, bene i vari meeting e summit di pace in Svizzera, ma per il mercato energetico, la crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe rimanere tale per almeno altri sei mesi a causa delle mine disseminate in tutto quel braccio di mare. In più, su queste mine si sa così poco che non è nemmeno chiaro se gli iraniani le abbiano effettivamente posate. Da un lato decine di navi hanno attraversato lo stretto durante la guerra senza urtare mine, dall’altro, a marzo, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver attaccato 16 navi posamine iraniane vicino allo Stretto di Hormuz, ma l’impatto di tali operazioni è incerto. Lunedì 15 giugno, come scrive il New York Times, Trump ha dichiarato che lo Stretto era «già parzialmente aperto e che stanno cercando un paio di mine». Si prevede inoltre che chiederà ai leader europei di fornire aiuto per la bonifica, dicendo che non sarebbe male avere «una o due navi di qualche Paese da quelle parti».
E gli alleati questa volta hanno risposto. La Gran Bretagna ha dichiarato il mese scorso che potrebbe schierare droni antimina nell’ambito di una missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Lunedì, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che la Francia è pronta a inviare navi sminatrici entro pochi giorni dalla conferma di un accordo di pace. Dall’Italia, le navi cacciamine Crotone e Rimini sono già in zona da alcune settimane, a disposizione dell’operazione internazionale, pronte a intervenire per la bonifica dello Stretto. Come scrive il Sole 24 ore, il costo dell’intera operazione di sminamento è stimato intorno a 40-60 milioni di euro per 12 mesi di missione. In più, se la missione verrà coordinata solo da Paesi europei (con la partecipazione di Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda e Italia) potrebbe rappresentare un significativo precedente di autonomia operativa europea in un teatro dove gli Stati Uniti hanno avuto storicamente un ruolo di primo piano.
Secondo le stime dell’intelligence statunitense, l’Iran dispone(va) di 5 mila ordigni, tra rudimentali e avanzatissimi. Alcune sono in grado di rilevare il rumore delle attrezzature di sminamento che le circondano, scivolando più in profondità sott’acqua per evitare che le catene che le legano al fondale vengano tagliate. Altre dispongono di «contatori di navi» che possono essere impostati per esplodere dopo che un certo numero di imbarcazioni è passato nelle vicinanze, il che può causare il caos nei convogli. Per stanarle e disattivarle, negli ultimi anni, le marine di tutto il mondo hanno adottato una varietà di veicoli senza equipaggio. Tra questi, le punte di diamante americane sono il Common Unmanned Surface Vehicle, in grado di dragare le mine, e il Knifefish, progettato per immergersi e osservare da vicino con il sonar.