La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti
I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Tra il 2021 e il 2025, le università cinesi hanno eliminato o sospeso 12200 corsi di laurea triennale e ne hanno lanciati 10200 nuovi. Più del 30 per cento di tutti i programmi universitari del Paese ha subito modifiche, i tagli si sono concentrati soprattutto nelle arti, nelle discipline umanistiche, nelle lingue straniere e nella gestione aziendale. I nuovi corsi invece sono dedicati quasi tutti all’intelligenza artificiale, la robotica e le competenze tecnologiche che Pechino identifica come prioritare. Nove università hanno aggiunto corsi in «intelligenza integrata», cioè corsi dedicati a come integrare le AI di nuova generazione nell’economia reale. Si tratta della riscrittura dell’offerta formativa di un intero Paese, implementata in quattro anni appena, con l’esplicita obiettivo di eliminare lauree considerate orma impossibili da spendere sul mercato del lavoro.
La riforma non nasce solo dall’entusiasmo per l’AI ma da una crisi occupazionale grave e prolungata. Come scrive il South China Morning Post, più del 16 per cento dei giovani cinesi è disoccupato. Quest’estate si laureeranno 12,7 milioni di studenti, il 4 per cento in più rispetto all’anno scorso. Il vecchio modello (laurea, lavoro consequenziale alle laurea presa, carriera lavorativa adeguata e stabile) non funziona più e ormai lo hanno capito tutti in Cina, compresi gli studenti. Un neolaureato in design industriale ha detto al South China Morning Post che il suo corso è stato sospeso anche perché l’AI ha colpito duramente il settore della modellazione e del rendering, ora che entrambi questi lavori possono essere svolti in buona parte, se non completamente, dall’AI. Pechino sta abbinando i tagli a una campagna di riqualificazione, con il Ministero delle Risorse Umane che si è impegnato a fornire a un milione di giovani le necessarie competenze in AI e nella nuova industria automobilistica (vale a dire: auto elettriche), esattamente i settori su cui la Cina sta puntando per riformare la sua economia. Alcune città hanno lanciato programmi che abbinano un anno di studio a un anno di tirocinio, per esempio. Non mancano però i dubbi e le proteste da parte degli studenti: online sono tanti quelli che si chiedono che senso ha fare l’università per poi ritrovarsi comunque in fabbrica a costruire automobili.
Non tutti sono convinti che cambiare i corsi di laurea risolva il problema di fondo. Chu Zhaohui, ricercatore senior presso l’Istituto Nazionale di Scienze dell’Educazione di Pechino, ha fatto notare che molti dei programmi appena eliminati erano stati creati pochi anni fa, grazie a una precedente riforma. Invece di continuare a sostituire un programma con un altro, Zhaohui sostiene che le università dovrebbero dare agli studenti più libertà di costruirsi un profilo formativo trasversale, invece di costringerli a puntare tutto su una specializzazione che potrebbe non essere più spendibile al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro.