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Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.

Il curatore del padiglione Russia alla Biennale di Venezia si è dimesso

28 Febbraio 2022

La Biennale di Venezia, che quest’anno si terrà dal 23 aprile al 27 novembre e si chiamerà Il latte dei sogni (qui la nostra intervista alla curatrice Cecilia Alemani, che ci ha raccontato come l’ha organizzata durante la pandemia e quale sarà il tema che collegherà tra loro tutte le opere in mostra) riunisce nei padiglioni dei vari Paesi del mondo le opere di artisti chiamati a rappresentare il loro Paese. Inevitabile che, nella situazione in cui ci troviamo, siano sorti seri problemi. Nella giornata del 27 febbraio Raimundas Malašauskas, curatore del padiglione Russia, si è dimesso.

Nato a Vilnius nel 1973, Malašauskas è curatore e scrittore. Dal 1995 al 2006 ha lavorato al Contemporary Art Center di Vilnius. Il progetto che aveva ideato per il padiglione si sarebbe dovuto intitolare “914” e avrebbe dovuto coinvolgere Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov. Con un richiamo all’anno dell’inaugurazione del Padiglione, il 1914, la mostra presentata alla Biennale sarebbe dovuta essere un’articolata riflessione sul concetto di transizione, inteso sia come processo chimico che come processo filosofico. Come aveva spiegato Malašauskas, il Padiglione avrebbe dovuto avere un «profondo afflato teatrale», che sarebbe stato anche un omaggio alla grande tradizione russa di danza classica e balletto: «concepito come una coreografia gestuale, il progetto è il tentativo di affrontare la complessità del concetto di tempo dalla prospettiva del corpo, della materia e della tecnologia».

Malašauskas ha comunicato la sua decisione di dimettersi da curatore del Padiglione Russia della imminente 59esima Biennale d’Arte di Venezia anche sul suo profilo Instagram, dove ha scritto: «Non posso andare avanti a lavorare al nostro progetto in seguito all’invasione militare e ai bombardamenti dell’Ucraina da parte della Russia. Questa guerra è politicamente e umanamente intollerabile». Il curatore ha specificato che le ragioni della sua scelta non sono solo politiche, ma anche legate alla sua storia personale: «Sono nato e mi sono formato in Lituania, quando ancora era parte dell’Unione Sovietica. Ho vissuto la dissoluzione dell’URSS nel 1989, e da allora ho visto e goduto di quanto la mia nazione si stesse sviluppando. L’idea di tornare indietro o andare verso l’assoggettamento alla Russia o a un altro impero è semplicemente intollerabile». Insieme al loro curatore, anche gli artisti Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov si sono ritirati, e come conseguenza tutto il Padiglione russo resterà chiuso.

L’annuncio di Malašauskas arriva qualche giorno dopo quello con cui i curatori del Padiglione Ucraino Lizaveta German, Maira Lanko e Borys Filonenko hanno comunicato di aver sospeso i preparativi per la mostra, sottolineando però la loro decisione non rappresenta «la posizione e le intenzioni del Ministero della Cultura e della Politica dell’Informazione dell’Ucraina, ma una posizione personale del team dietro al Padiglione». Per la Biennale d’Arte 2022, l’Ucraina aveva scelto come suo artista rappresentante Pavlo Makov. La sua opera doveva essere spedita a breve a Venezia, ma lo scoppio della guerra e il conseguente blocco dei voli dall’Ucraina ha fermato tutto.

Il team del Padiglione si è detto comunque determinato a rappresentare l’Ucraina alla Biennale di Venezia: «Non possiamo ancora confermare che il nostro progetto sarà completato, ma possiamo promettere che faremo tutto il possibile per salvare un’opera d’arte unica prodotta da Pavlo Makov e dal nostro team appositamente per la prossima Biennale con lo scopo di rappresentare l’Ucraina nel modo in cui merita”. L’annuncio termina con un appello rivolto alla comunità artistica internazionale: «Chiediamo di utilizzare tutta la nostra influenza per fermare l’invasione russa dell’Ucraina. Le armi possono ferire i nostri corpi, ma la cultura cambia le nostre menti. Questa guerra è uno scontro di civiltà: un mondo libero e civile è attaccato da quello barbaro e aggressivo. Se continuiamo a essere osservatori passivi della situazione, perderemo tutto ciò per cui lavoriamo e tutta l’eredità dei nostri predecessori: arte, amore, libertà di espressione e capacità di creare. Sostenete l’Ucraina in questo momento difficile».

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