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L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Secondo il New Yorker, Roma di Alfonso Cuarón ha un grave difetto

19 Dicembre 2018

In un articolo dal titolo “There’s a Voice Missing in Alfonso Cuarón’s Roma, pubblicato ieri sul New Yorker, Richard Brody esprime una lunga serie di dubbi sull’acclamatissimo film di Cuarón. Secondo lui, durante un intervista, il regista stesso avrebbe inavvertitamente rivelato una serie di aspetti cruciali del suo lavoro, «portando alla luce l’inconscio cinematografico, suggerendo cosa avrebbe potuto e dovuto essere il suo film». Come scrive Mattia Carzaniga nella nostra lista delle 20 migliori cose viste 2018, l’autofiction di Cuarón è da considerare, per diversi motivi, come il film più rilevante dell’annata in corso (perché sta vincendo tutti i premi stagionali, dal Leone d’oro a – si presume – l’Oscar, e perché grazie al passaggio su Netflix sta ridefinendo le possibilità del cinema del futuro). Secondo Brody, però, i problemi del film non stanno nel modo in cui è stato distribuito (che ha ricevuto molte critiche), ma nella superficialità con cui, secondo lui, Cuarón ha descritto alcuni personaggi, in particolare quello della tata.

Roma è il quartiere borghese di Città del Messico in cui il regista è cresciuto. Il personaggio della tata/cameriera, Cleo Gutiérrez (Yalitza Aparicio) è basato su una donna di nome Libo Rodríguez – alla quale il film è dedicato – che ha ricoperto il medesimo ruolo nell’infanzia del regista. Nell’intervista che Brody considera rivelatrice, Cuarón racconta di come, da bambino, restasse incantato ascoltando le tante storie personali che Libo aveva da raccontare. Cleo Gutiérrez, al contrario, parla pochissimo: secondo il critico la sua figura è gravemente stereotipata e asseconda il cliché con cui, nei film, «i registi intellettuali e borghesi rappresentano le classi più povere: un tipo forte, silenzioso, che tollera tutto, lavoratore indefesso, deprivato della parola. Un angelo silenzioso la cui incapacità o riluttanza ad esprimere se stesso è considerata un segno della sua stoica virtù». Non sappiamo niente della sua famiglia, dei suoi pensieri, dei suoi desideri.

Per riassumere la lunga dissertazione del critico, potremmo dire che, secondo lui, nel film di Cuarón manca del tutto una contestualizzazione politica e sociale complessa e credibile. Una critica che ricorda quelle mosse a un altro regista “borghese e intellettuale”, Luca Guadagnino, per il suo Call Me By Your Name. Resta da capire cosa vogliamo da un film, se un’opera d’arte o un video-saggio sullo stato di un Paese in un dato periodo storico.

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