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09:53 giovedì 19 marzo 2026
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

Ricordando Robin Williams

Uno sguardo alla carriera dell'attore scomparso, da Mork & Mindy a una puntata funerea di Louie per arrivare al suo ruolo per eccellenza, a cui alla lunga è rimasto incastrato (cosa che succede perlopiù ai grandi).

13 Agosto 2014

Di Mork & Mindy ho dei ricordi sfocati. Ricordo che passava spesso in televisione, che piaceva molto alle mie cugine, canticchiavo la sigla e facevo quello strano saluto con la mano. Ero molto piccolo e sinceramente non ho memoria né delle storie né di lui. Il primo ricordo che ho di Robin Williams è legato a un altro film. All’epoca io e la mia famiglia andavamo spesso in videoteca. Adesso a ripensarci sembra una cosa molto strana, ma lo si faceva. Mi piaceva molto: passavo ore e ore a guardare quegli enormi faldoni con le copertine delle VHS messe in ordine alfabetico. Le mie preferite erano ovviamente quelle degli horror o degli action. Le conoscevo a memoria e avrei dato qualsiasi cosa pur di vederli tutti. Alla fine erano ovviamente i miei genitori a decidere cosa noleggiare. Io mi lamentavo un po’, ma ci potevo fare ben poco. Una sera, mentre avrei voluto vedere I Dominatori dell’Universo, i miei noleggiano L’Attimo Fuggente. E anche se non c’era nessuna esplosione e neanche un inseguimento, presi una decisione piuttosto radicale, dettata probabilmente dalla mia giovane età. “Sarà il mio film preferito di sempre per tutta la vita!”. Non lo rivedo da molto tempo, ma sono sicuro che se lo rifacessi oggi qualche lacrima la verserei ancora. Alla prima visione il film mi devastò, sentimentalmente parlando. Ricordo che io e mia madre piangevamo disperati. Mio padre, virilmente, invece si annoiò molto. Mi rimase negli occhi e nel cuore il Professor Keating, questo strano piccolo uomo che riusciva a cambiare le vite di quegli studenti e li portava ad appassionarsi di arte, di poesia e d’Amore. Un pirata, un anarchico che se ne infischiava delle regole e delle convenzioni scolastiche – all’epoca tutto quello che più odiavo – per qualcosa di più grande e importante. E il mio cuore di dodicenne si infiammò.

Per me Robin Williams non era quell’istrione che era per chi lo aveva visto nei suoi numeri di stand up o nelle sue famosissime commedie. Per me era quella figura paterna che mi aveva fatto salire in piedi su un banco facendomi urlare “Capitano, mio capitano!”. E si vede che anche altri si fecero quell’idea. Tra cui molti produttori. Robin Williams per un lungo periodo della sua carriera s’è trovato a interpretare sempre la stessa parte. Un uomo saggio, buono, un po’ pazzo forse, ma con tanto cuore. Il Dr. Malcolm Sayer nel lacrimevole Risvegli al fianco di Robert De Niro. Parry, il barbone sognatore ne La Leggenda del Re Pescatore. Il fanciullesco e puro creatore di giocattoli di Toys. Il ragazzino nel corpo di un adulto nell’orribile Jack di Francis Ford Coppola o ancora l’androide dal cuore ne L’Uomo Bicentenario. Una carriera indelebilmente segnata da un solo film. Ho sempre immaginato che per un attore come lui, capace di cambiare registro alla velocità della luce, con nelle corde un’infinità di ruoli diversissimi uno dall’altro, questa fosse una vera e propria condanna. Meno di dieci anni dopo L’Attimo Fuggente, Robin Williams finisce ne L’Attimo Fuggente 2, ovvero Good Will Hunting. Alla regia c’è uno dei nomi di punta del cinema indipendente statunitense: Gus Van Sant. Alla sceneggiatura due giovanissimi ragazzi di Boston: tali Ben Affleck e Matt Damon. Vengono dalla strada, ma sognano in grande. E poi c’è lui, Robin Williams. L’attore è leggermente invecchiato: non ha più la faccia del professor che strappava le pagine dai libri di Storia. Oggi ha la barba lunga, che sta ad indicare che alle spalle c’è “un dramma brutto”, ha dei maglioni e delle giacche che lo identificano subito come figura responsabile e rassicurante. Ma noi che lo vediamo al cinema o dalla poltrona di casa abbiamo subito scoperto il trucco. Lo psicologo Sean Maguire, quello strano uomo che aiuta il Genio Ribelle Matt Damon è sempre lui, il professor Keating.

Subito dopo ci sono altri due film che ribadiscono ancora il concetto: l’imbarazzante Al di là dei Sogni, dove il nostro muore e finisce in un paradiso dove c’è un dalmata, Cuba Gooding Jr. e dei quadri animati con una computer grafica orribile, e poi Patch Adams. Qui è un medico che, contro ogni regola e contro il volere di tutti gli altri cattivissimi medici, aiuta i suoi pazienti facendoli ridere. Due film ricattatori e bruttini che forse lo convincono ad abbandonare questa figura ormai stanca e asfittica del saggio uomo controcorrente. Dalla fine degli anni Novanta in avanti Williams ha tentato di dare un’ulteriore sterzata alla sua carriera, partecipando a commediole come Vita Da Camper o Una Notte al Museo oppure concentrandosi su ruoli totalmente inaspettati per uno come lui: il maniaco di One Hour Photo o l’assassino di Insomnia, il thriller di Christopher Nolan. Forse la sua stella non era più brillante come un tempo ma almeno l’attore aveva riacquistato la capacità – e la possibilità – di rinascere come attore e tornare a sperimentare. Ultimamente l’abbiamo visto in un piccolissimo ruolo nella serie televisiva Louie. I due si incontravano per la prima volta in vita loro al funerale di un vecchio loro conoscente, il manager di un comedy club. Dopo aver passato la giornata insieme si fanno una promessa: uno dei due dovrà partecipare al funerale del primo a morire.

Immagine:  Robin Williams nel 1997  (Frazer Harrison / Getty Images)

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