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18:28 martedì 14 luglio 2026
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.

L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa

Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".

26 Marzo 2026

Mentre il Palazzo di Vetro si trasforma nel teatro di una nuova, complessa interrogazione sulla memoria, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come il «più grave crimine contro l’umanità». Guidata dalle pressioni diplomatiche del Ghana, nazione simbolo che oggi rivendica il «diritto al ritorno» per la diaspora africana, l’iniziativa non si limita a una condanna morale, ma apre il campo a una stagione di giustizia riparativa che include scuse formali, risarcimenti economici e la restituzione dei beni culturali sottratti.

Dall’altra parte della barricata, il voto contrario di Stati Uniti, Israele e Argentina – unito all’astensione di massa dei Paesi dell’Unione Europea e a quella del Regno Unito – rivela la profonda resistenza occidentale verso la codificazione, in questo caso legale, della responsabilità storica. La delegazione americana ha contestato con forza quella che a suo dire sarebbe l’istituzione di una «gerarchia dei crimini», definendo la risoluzione come un tentativo di sminuire altre atrocità verificatesi nella storia. Bisogna anche considerare che negli Stati Uniti, soprattutto da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il dibattito sul passato schiavista del Paese è diventato l’ennesima frattura politica.

Nonostante l’assenza di vincoli giuridici, come scrive Nbc News, la risoluzione segna l’inizio di quello che l’Unione Africana ha battezzato come il «Decennio d’azione per le riparazioni» (2026-2035), spostando l’asse del discorso pubblico dal semplice cordoglio a vere e proprie, concrete iniziative per porre rimedio ai torti della storia. Non si tratta solo di fondi per l’istruzione o per l’imprenditoria dei discendenti delle persone vittime della tratta degli schiavi, ma di una ridefinizione dell’identità globale che passa attraverso i castelli della costa ghanese e le sale dei musei occidentali, chiamati a una restituzione «tempestiva e senza ostacoli» dei reperti trafugati. In questo scenario, la risoluzione agisce come un sismografo: da una parte un mondo che cerca di ricucire i propri strappi ancestrali, dall’altra le vecchie potenze che si arroccano dietro i formalismi del diritto internazionale per evitare di dover fare i conti, letteralmente, con il proprio passato.

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