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17:22 lunedì 24 agosto 2026
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.

Chi pulisce il sangue su una scena del crimine

19 Settembre 2016

Al cinema è diventato quasi un cliché, da Mr. Wolf di Pulp Fiction a The Cleaner con Samuel L. Jackson, ma esiste nella realtà una figura specifica che si occupa di pulire le scene del crimine? In Italia come negli Stati Uniti esistono ditte specializzate che si occupano della bonifica. Sulla BBC è invece apparsa la storia di Donovan Tavera, un pulitore forense messicano, che ha raccontato com’è fare un lavoro simile in uno dei Paesi con il più alto tasso di omicidi al mondo.

Tavera ha raccontato che l’interesse per questo lavoro è iniziato quando era un bambino: «Ho visto per la prima volta un cadavere quando avevo dodici anni. Una mattina ho sentito che era morto qualcuno vicino a casa mia e sono andato a guardare. Non mi sono spaventato, ero solo curioso», ha detto Tavera, ricordando poi come abbia provato a chiedere insistentemente al padre chi andava a pulire le scene del crimine, senza ricevere risposta. È così che ha scoperto la medicina forense, e si è chiesto perché, se esisteva una figura che si occupava dei cadaveri, non ne esisteva una che pensasse a ripulire il sangue.

Crime Scene

A 17 anni ha iniziato a sperimentare: è andato dal macellaio, ha comprato le ossa e il fegato di una mucca e ha iniziato a indagare su come ripulirlo. Adesso, Tavera ha inventato più di trecento modi per lavare il sangue perché ogni situazione ne richiede uno diverso: «Dipende da dove si trova e da come la persona è deceduta. Ad esempio, esistono sistemi diversi per occuparsi di qualcuno che è morto ed è rimasto steso sul pavimento del bagno per una settimana, in un ambiente umido, o per un altro che si è impiccato. In questo caso ci saranno altri liquidi da raccogliere, come lo sperma o le feci. Un’altra situazione ancora è quando una persona era malata ed esiste un pericolo di contaminazione».

Tavera è l’ultima persona ad andare sul luogo di un crimine: ci arriva dopo il funerale e spesso la famiglia della vittima lo usa anche come terapista. «Le persone che mi assumono stanno soffrendo. Devono convivere con il sangue, e con la puzza che ne deriva. Quando finisco il mio lavoro vedo che anche il loro umore cambia: soffrono ancora per quello che è successo ma almeno non devono vedere sangue ovunque», dice e racconta poi della scena peggiore che abbia mai visto: «Ho dovuto ripulire un omicidio di quattro persone a Città del Messico. Erano state accoltellate ed era evidente che avessero provato a difendersi. Sono servite più di dieci ore per pulire: il mio cliente era devastato ma alla fine gli abbiamo restituito la casa senza una minima traccia di cosa era successo. Il mio lavoro li aveva aiutati in qualche modo, e quando me ne sono andato c’era un’atmosfera diversa, come se fosse successo da tanto tempo».

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