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17:44 lunedì 12 gennaio 2026
Sono stati i Golden Globe di chi non aveva mai vinto un Golden Globe La prima volta di Timothée Chalamet e di Paul Thomas Anderson, di vecchissime volpi e nuovissime leve dell'intrattenimento, è stata una notte di novità e sorprese.
Se esistesse un Golden Globe al Miglior meme, quest’anno l’avrebbe stravinto Leonardo DiCaprio L'attore non ha vinto il premio come Miglior attore protagonista, ma è stato senza dubbio il personaggio più commentato, screenshotato e memizzato della serata.
Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.

Quanto è progressista mamma Rai

Com'è stata la prima serata del Grande Rito Apotropaico noto anche come Festival di Sanremo, tra battesimi sul palco, collanine e calzini antiproibizionisti e la voglia di ballare alla fine della pandemia.

02 Febbraio 2022

Va bene, va bene, abbiamo capito: è il Festival di Sanremo che unisce gli italiani in un grande rito apotropaico, ciascuno come gli va e dal suo divano. Dopo due anni di pandemia siamo esausti, nevrotici e abbiamo tanta voglia di ricominciare. Mahmood & Blanco sono favoritissimi, le discoteche sono chiuse, digerito il Mattarella 2 siam pronti all’Amadeus 3. È la sagra dell’opinionismo sui social e non serve nemmeno informarsi o aver studiato, sono solo canzonette, basta un po’ d’orecchio.

Ritornano i fiori, l’orchestra, le scale, il telecomando. La tradizione. Ma c’è qualcosa tra le righe, un fil rouge di cui si è parlato ancora poco: è l’insospettabile Festival dell’antiproibizionismo. Mi spiego. Due giorni fa Ornella Muti, impeccabile presentatrice (in smalto rosso e occhiali da vista) della prima serata, ha condiviso su Instagram un selfie sorridente che la ritrae con sua figlia Naike Rivelli in una camera d’hotel a Sanremo. Entrambe indossano nella foto (oltre agli occhiali da sole) un vistoso ciondolo con la foglia a sette punte, simbolo universale della marijuana. Naike sfoggia anche orecchini pendant. Dibattiti, polemiche, interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia: ma c’era proprio bisogno di scandalizzarsi? No, se si osserva con un po’ d’attenzione la lista degli artisti che si sono esibiti ieri sera a Sanremo. Dargen D’Amico ha sfilato sul red carpet (anzi “green carpet”, come è stato ribattezzato: che sia un messaggio in codice?) davanti all’Ariston indossando calzini bianchi con ricamate le stesse foglie sbarazzine delle collanine della famiglia Muti. Il ritornello di “Ulalala“, hit del 2016 da 20 milioni di views di Achille Lauro, recita “‘sta weed è talmente arancione che sembra una pesca” e nel videoclip Achille fuma dozzine di spinelli vestito da hippie. Anzi, a pensarci bene quasi tutte le sue canzoni del periodo samba trap parlano di spaccio e consumo di sostanze. Il figlio di Gianni Morandi è un rapper che non disdegna l’uso di droghe leggere e difficilmente si presenta a un’intervista senza occhi rossi e palpebre a mezz’asta (è molto probabile che Morandi, dopo una dozzina di “c’era vento in motorino, papà” abbia capito l’antifona e sia tollerante sull’argomento legalizzazione). Massimo Ranieri ha vinto Canzonissima 1972 cantando “Erba di casa mia“. Ana Mena è spagnola, lì la mota è semi-legale. Tutta la poetica di Rkomi – all’inizio della sua carriera, prima di trasformarsi in un sedicente Don Giovanni – si rifaceva al quartiere Calvairate, periferia di Milano, le piazze di spaccio, i fra con il borsello. Su Fiorello non abbiamo dati certi, ma c’è qualcuno disposto a credere che lui e il suo amicone Amadeus non si siano mai fumati una canna all’alba su un pontile romagnolo dopo una seratona epica? Si capisce a questo punto che la precisazione in conferenza stampa di Ornella Muti («Sono una madre, sono una nonna, non sono una che spaccia canne») è pleonastica: avrebbe anche potuto dedicarsi a commerci illeciti nel backstage, o a gesti alla Pannella sul palco, e probabilmente non si sarebbe scandalizzato nessuno.

https://www.instagram.com/p/CZbzoWvgACy/

Quindi è un festival radicale, movimentista, ma che non disdegna il fascino discreto della tradizione. Gianni Morandi, emozionatissimo, canta una canzone alla Ricky Gianco scritta da Jovanotti, sfoggiando una giacca con i colori sociali del Bologna, proprio come la chiacchieratissima sciarpa di Casini l’altro giorno a Montecitorio. Massimo Ranieri e Noemi, veterani, fanno i padroni di casa. Achille Lauro è il cuginetto “ribbelle” che abita ancora con i genitori, prova a scioccare il grande pubblico di Rai 1 battezzandosi a torso nudo all’ora di cena, ma nessuno si scompone. Mahmood & Blanco sono la risposta tricolore a A$AP Rocky & Rihanna: per i primi trenta secondi della loro esibizione, silenzio assoluto in tutti i salotti d’Italia. Primi nella classifica provvisoria, fra l’ovazione del pubblico. Ripeto, favoritissimi.

Sorge spontanea una domanda: ma quanto è progressista mamma Rai? Dopo le riflessioni cannabinoidi di cui sopra, alle dieci meno dieci Amadeus e Stefano Coletta, il direttore di Rai 1, si baciano sulla bocca protetti solo da due mascherine Ffp2, sotto lo sguardo cupido di Fiorello e di un direttore d’orchestra. C’è forse dietro una linea editoriale? Abbiamo avuto l’amore omosessuale a Un Posto al Sole, la fiction con il vicequestore Giallini che si fuma le canne in ufficio, Tale e Quale Show ha detto basta alla blackface. Mentre Amazon e Netflix seguono le direttive dell’algoritmo, la tv di stato fa servizio pubblico con piglio progressista, e durante le interruzioni pubblicitarie Tony Effe canta “La Solitudine” di Laura Pausini. Capolavoro.

Si nota anche, in filigrana, una svolta dance. Moltissime canzoni hanno sfumature da club: La Rappresentante di Lista, Dargen D’Amico, Ana Nema, Noemi. C’è una bella frase di Guccini: «Dopo la guerra c’era una voglia di ballare che faceva luce». Parlava del 1945, ma si può tranquillamente collegare alla noiosissima retorica post-pandemica quando a mezzanotte Amadeus annucia i Meduza, un trio di musica elettronica, nuovo orgoglio italiano da esportazione, chiamando il ruggito del pubblico: «Tanto abbiamo le mascherine, possiamo ballare, tutti in piedi». E allora tutti in piedi in platea, dirigenti romani e personaggi dello star system di serie Z, si balla fra mossette trap e video sul telefono. Grazie a tutti, Fiorello scazzatissimo non promette nulla ma a meno di sconvolgimenti ci si vede domani.

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