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05:22 martedì 25 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Il potere provoca danni al cervello, dicono alcuni studi

19 Giugno 2017

Il potere, stando al celebre aforisma, logora soprattutto chi non ce l’ha. Alcuni studi però sembrerebbero indicare il contrario, e cioè che il potere rovina anche chi ce l’ha, e non soltanto in senso metaforico, ma causando addirittura alterazioni cerebrali. Su questo tema Jerry Useem ha scritto un articolo, partendo da alcuni fatti di cronaca e intervistando molti esperti tra psicologi e neurologi, che è stato pubblicato sul nuovo numero della rivista The Atlantic. 

Uno psicologo di Berkeley, Dacher Keltner, ha studiato per due decenni il comportamento degli individui che si trovano in situazioni di potere. Quello che ha scoperto, riassume Useem, è che col passare del tempo diventano «più impulsive, meno consce dei rischi e, cosa più importante, perdono la capacità di vedere le cose dal punto di vista degli altri». Questo, nota il giornalista, aiuterebbe a capire come mai alcuni uomini e donne potenti si sono messi in situazioni estremamente rischiose da sembrare assurde a persone comuni (come esempio cita il caso di un amministratore delegato di una grande società, che ha dovuto rispondere al Congresso americano di un pesante illecito e che non sembrava comprendere affatto la gravità delle proprie azioni).

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Gli studi di Keltner dimostrano che, in alcune situazioni, il potere provoca cambiamenti nella personalità «simili a quelle delle persone che hanno subito danni cerebrali», scrive Useem. Tuttavia lo psicologo di Berkeley si è concentrato sul comportamento delle persone che studia, non sul loro cervello. Un neuroscienziato canadese, Sukhvinder Obhi, invece ha studiato l’aspetto prettamente cerebrale, giungendo a conclusioni analoghe. Utilizzando la stimolazione magnetica transcranica, Obhi ha analizzato i cervelli di individui particolarmente potenti, scoprendo che il potere limitava le porzioni del cervello responsabili delle nostre capacità imitative. Cosa che, a sua volta, rende più difficili immedesimarsi nel prossimo. Qualche anno fa lo psicologo Adam Galinsky aveva dimostrato che le persone più influenti faticano maggiormente a produrre un’immagine rovesciata: rispetto agli individui “normali”, trovavano più difficile disegnare sulla propria fronte una lettera in modo tale da leggerla leggibile a chi gli stava di fronte.

Tutti gli studi citati dall’articolo dell’Atlantic sembrano puntare verso la stessa direzione: col tempo, trovarci in una posizione di potere inibisce la nostra capacità di metterci nei panni del prossimo. Una possibile spiegazione è che, banalmente, le persone influenti perdono questa abilità perché si disabituano: quando ci si ritrova in una posizione di potere, gli altri cominciano a trattarci in modo diverso e tendono a confermare più spesso la nostra visione delle cose. Questo non significa, naturalmente, che il potere debba sempre e per forza inibire la capacità di vedere le cose da un’altra prospettiva: basta avere una o più persone di riferimento che non si pieghino al ruolo di yes man.

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