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06:36 lunedì 31 agosto 2026
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
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Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.
Il modo perfetto di ricordare Tim Curry è andare a rivedere The Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico di Milano, dove è in programmazione ininterrottamente da 45 anni Il Mexico è una delle pochissime Rocky Horror House del mondo: dal 1981, quasi ogni venerdì, il film torna sul grande schermo. E tornerà anche adesso che Tim Curry non c'è più, per celebrarlo e ricordarlo.
Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.

La storia del turista norvegese respinto dagli Stati Uniti per un meme su Vance sembrava falsa perché effettivamente lo era

Il visto non gli è stato negato per un meme, ma perché ha ammesso di aver consumato stupefacenti.

27 Giugno 2025

Sembra assurdo dirlo di questi tempi, ma talvolta capita ancora che una notizia troppo assurda per essere vera non sia vera. Sembra essere questo il caso del turista norvegese Mads Mikkelsen – no, non è l’attore danese, è un omonimo – respinto dopo i controlli all’aeroporto di Newark, New Jersey e costretto a tornarsene in Norvegia con l’unica consolazione di aver salvato sul telefono un bellissimo meme che ritrae JD Vance grasso e calvo (se siete appassionati di filologia memetica, qui trovate tutto quello che c’è da sapere su questo incrocio tra il Bald JD Vance e il Babyface JD Vance). Meme che, stando ai tantissimi giornali che hanno ripreso la notizia negli scorsi giorni, sarebbe stato il motivo del negato visto da parte delle autorità americane. Assurdo, ma non così assurdo nel mondo di Donald Trump.

Certo, che qualcosa in questa storia non tornasse si poteva capire subito e facilmente. Innanzitutto, la fonte che tutti i media hanno ripreso non è delle più affidabili: parliamo del Daily Mail, tabloid che ha un rapporto estremamente altalenante con la verità e una frequentazione assidua con la bufala. Questo però non ha impedito a media anche molto seri, prestigiosi e solitamente affidabili di rilanciare la buffa storia di questo 21enne norvegese inviso agli Stati Uniti d’America per il suo senso dell’umorismo e la passione per lo shitposting.

Ora, di tutta la storia raccontata in questi giorni restano due certezze soltanto. La prima: Mikkelsen è stato effettivamente sottoposto a un controllo da parte delle autorità aeroportuali, come capita spessissimo a chiunque atterri negli Usa, anche a chi quando sente la parola meme pensa al Gene egoista di Richard Dawkins. La seconda: Mikkelsen è stato davvero respinto dalla stessa autorità portuale. Lo sappiamo perché ce lo ha detto proprio l’autorità portuale, in un post sul suo profilo X ufficiale. Solo che con il respingimento non c’entra niente il meme ma l’uso, ammesso da Mikkelsen, di sostanza stupefacenti. Interrogato, Mikkelsen avrebbe ammesso di aver in passato fumato marijuana, fatto che, per come funzionano le cose negli Stati Uniti, dà agli agenti competenti la possibilità di negare il visto d’ingresso.

A conferma del consumo di marijuana di Mikkelsen gli agenti hanno detto di aver trovato sul suo telefono una foto del ragazzo con in mano una «pipa» di legno da lui stesso intagliata (ma che razza di foto tiene questa persona sul telefono?). Questa sarebbe stata la pistola fumante, no pun intended, la conferma che Mikkelsen negli Usa sarebbe stato meglio non farlo entrare. Da decidere se è più assurda questa verità o quella in cui il visto gli era stato negato per un meme.

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