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09:46 domenica 19 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

PHYD, nutrimento per il capitale umano

Il nuovo progetto di Adecco Group, in collaborazione con Microsoft, è una palestra professionale per valorizzare le competenze. Ne abbiamo parlato con Manlio Ciralli, Chief Executive Officer di PHYD.

11 Novembre 2020

Nutrire la conoscenza attraverso un percorso di esperienze e fruizione, coniugando lo spazio fisico con quello digitale, e dare alle persone la possibilità di porsi in uno stato di aggiornamento continuo. Nasce con questa premessa PHYD, un progetto nativamente “phygital” pensato sin dall’inizio – ossia dalla fine del 2017 – con una formula ibrida, e oggi operativo sia sulla piattaforma online, phyd.com, sia nel nuovo spazio fisico PHYD hub, appena inaugurato in via Tortona 31 a Milano. Una digital venture di Adecco Group, nata con la collaborazione tecnologica di Microsoft Italia che sfrutta le soluzioni di Intelligenza Artificiale di Microsoft per misurare l’attitudine e l’occupabilità di una persona rispetto a una professione, ricavandone il grado di adeguatezza e rilevanza, ossia l’employability index.

«PHYD nasce sulla base di una serie di osservazioni e da tre grandi forze che hanno guidato il progetto sin dalla sua genesi, spiega Manlio Ciralli, Chief Executive Officer di PHYD. Parliamo di mismatch, di shortage delle competenze e di trasformazione digitale del business, tre punti che obbligano a ripensare le logiche e il concetto sia del lavoro sia degli spazi. Partendo da un’anamnesi del mercato del lavoro, negli ultimi 5 anni le transizioni lavorative sono diventate molto più frenetiche e veloci, con i mercati americano e anglosassone che in qualche modo hanno guidato questa modalità facendo da onda lunga rispetto all’Europa. Da qui la necessità di rimettersi in un mindset di apprendimento continuo per ripartire costantemente, soprattutto per le persone di 50-60 anni che oggi hanno bisogno di una condizione di continuità lavorativa. Per evitare il rischio di una grande polarizzazione, il nostro obiettivo iniziale è stato quindi proprio questo: aiutare le persone a capire quali percorsi intraprendere e cosa poter fare per rimanere competitivi sul mercato del lavoro, evitando di diventare lavoratori poco qualificati».

In un mercato che, secondo il World Economic Forum, nei prossimi 3 anni vivrà un’evoluzione a livello globale – accelerata da tecnologia, digitale e automazione, con la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali e 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire – la domanda da porsi oggi è la seguente: come si fa a rimanere utili, rilevanti, pronti, aggiornati e decisivi, in un contesto esterno di evoluzione continua? «Bisogna innanzitutto precisare che il concetto di occupazione non sparisce, aggiunge Ciralli, ma cambia il paradigma secondo il quale oggi per essere occupato devi essere occupabile, ossia devi avere quel set di soft e hard skills che ti permette di essere competitivo grazie alla conoscenza.

Dalla sede

Il lavoro non si può dare a tutti indistintamente perché questo concetto si scontrerebbe con le logiche di razionalità, ma va dato sulla base di competenze e capacità. Oggi le aziende non guardano più all’anagrafica e, paradossalmente, a fronte di una carenza di giovani preparati e in assenza di cambio generazionale (l’Italia è il Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone, per alcune professioni è più richiesto un cinquantenne per la sua crescente attitudine a rimettersi in gioco». Se guardiamo nello specifico alla situazione italiana, secondo Unioncamere il 75 per cento delle aziende dichiara che nei prossimi sei mesi metterà in campo azioni di re-skilling del personale. Questo produrrà un’accelerazione del processo di riconversione e rafforzamento delle competenze del capitale umano, con la
conseguente acquisizione di nuove
conoscenze, per gli studenti e per i
professionisti, soprattutto nel campo delle soft skills, che si prevede
andranno a incidere anche sulle retribuzioni con incrementi fino al 40
 per cento.

Il progetto PHYD si inserisce perfettamente in questa nuova
logica di mercato, per venire incontro alla necessità di aggiornamento
professionale continuo, per colmare
il gap esistente e anche per aiutare lo
sviluppo del Paese. «PHYD lavora in
un’ottica di ping-pong, una bilancia
tra processi costanti di re-skilling
migliorando le competenze che ho
già, e aggiungendone di nuove con un processo di up-skilling. Fa una fotografia della persona realizzando un indice di aderenza per un dato ruolo, che chiamiamo indice di occupabilità, e offre consapevolezza rispetto alla mia mancanza. Facendo scouting su 30 mila posizioni aperte a livello europeo, ti dice inoltre se la professione che si cerca è in declino o no. La velocità alla quale oggi va il mondo rende obsolete le competenze nel giro di tre-cinque anni e l’occupabilità passa da questo tipo di processo, ossia le persone si devono mettere in una condizione di consapevolezza e di apprendimento costante. Il gruppo Adecco, insieme a Microsoft, ha una vocazione sociale che parla sempre di futuro, aiutando le persone a prosperare e a diventare più imprenditoriali. Con il lancio di questo progetto, Adecco mira ad allargare le opportunità di conoscenza e l’accesso ai contenuti, annientando i confini e lo spazio grazie alla piattaforma online, ma offrendo altresì un “contenitore” multigenerazionale con lo spazio fisico di Milano.

Il PHYD hub è aperto a tutti, dagli studenti agli over 60, con lo scopo di mantenere la prossimità tra le persone laddove il networking e lo scambio di esperienze rappresenta di per sé uno strumento di miglioramento, contaminazione e conoscenza. Un’area altamente tecnologica che lavora con professionisti e con aziende partner, offrendo un palinsesto di contenuti per quarantaquattro settimane all’anno, su temi dedicati al futuro del lavoro e alle competenze del futuro, a cui si aggiungono incontri bespoke con mentor e coach. Uno spazio aperto, una sorta di agorà a cui si accede gratuitamente tramite riconoscimento facciale, con uno spazio training che amiamo chiamare “forge”, una fucina dedicata agli incontri one-to-one con i coach, cabine “capsule” deicate all’assessment, un’arena con sala regia e led wall da 15mq (il più grande di Milano) e un’area polivalente al piano superiore. A tutto questo si aggiunge uno spazio food perché vogliamo che il concetto di PHYD sia anche legato a quello di nutrimento (dall’inglese to feed), per l’anima, il cervello e il palato, che rappresenta il nostro essere italiani», conclude Manlio Ciralli. E se è vero, come diceva Bacone, che la mano nuda e l’intelletto abbandonati a se stessi servono poco, la palestra professionale che offre PHYD fa in modo che se le persone si rendono più occupabili, saranno anche più occupate.

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