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A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità
Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
Un tempo, la siccità era provocata dalla mancanza prolungata di precipitazioni, in Europa era un fenomeno naturale, stagionale e prevedibile. Quel tempo è ora finito. Secondo una nuova ricerca condotta da World Weather Attribution, la causa principale della siccità non è più la mancanza di pioggia ma il caldo.
Scienziati di 12 Paesi europei hanno analizzato le precipitazioni, l’umidità del suolo e l’evapotraspirazione potenziale (il termine scientifico che indica il passaggio dell’acqua dal suolo all’atmosfera sotto forma di vapore acqueo), una misura della «sete» dell’atmosfera. La conclusione è che, mentre le tendenze a lungo termine delle precipitazioni variano da regione a regione, è il caldo estremo a trasformare i normali periodi di siccità in siccità gravi. Le siccità agricole in Europa occidentale sono cinque volte più probabili a causa del cambiamento climatico mentre in Europa orientale, dove le condizioni di siccità si protraggono già da sei mesi, sono undici volte più probabili. Le ondate di calore che producono queste condizioni di evaporazione intensa sono ora circa 80 volte più probabili in Europa occidentale rispetto a un mondo senza cambiamenti climatici. In Europa orientale, 40 volte più probabili.
La distinzione tra i tipi di siccità è più che tecnica perché cambia il modo in cui si può reagire. Una siccità causata dalla mancanza di piogge è affrontabile con la conservazione dell’acqua, irrigazione più efficiente e la costruzione di bacini di raccolta. Una siccità causata dall’evapotraspirazione accelerata è molto più difficile da gestire perché, come scrive Euronews, puoi immagazzinare tutta l’acqua che vuoi, ma se le temperature restano estreme quella stessa acqua evapora prima di raggiungere le colture. Dominik Schumacher del Politecnico federale di Zurigo lo ha spiegato così: «Nonostante le piogge invernali siano aumentate in gran parte d’Europa, notiamo una tendenza sempre più marcata a un’insolita secchezza del suolo già in primavera, prima ancora che l’estate abbia inizio. È tutta colpa nostra: man mano che le temperature salgono, la “sete” dell’atmosfera aumenta rapidamente, risucchiando l’umidità da fiumi, laghi, bacini idrici e dal suolo». Il paradosso è che alcune regioni europee stanno ricevendo, in media, la stessa quantità di pioggia degli ultimi decenni. Non stanno diventando aride nel senso classico, stanno diventando aride nel senso nuovo, quello prodotto da estati sempre più lunghe e più calde.
Mariam Zachariah, dell’Imperial College di Londra, ha detto che «la cosa più allarmante è che queste condizioni si stanno verificando con un riscaldamento di soli 1,4 gradi». Se le emissioni globali continueranno a portare le temperature verso i 2,8 gradi come previsto, la probabilità di queste intense condizioni di evaporazione potrebbe raddoppiare. «Estati torride e secche» diventeranno un fenomeno annuale in Europa. Merel Laauwen della Wageningen University ha sottolineato l’altro lato del problema: «Non è solo una crisi per gli agricoltori, è una crisi che si ripercuote sui più vulnerabili d’Europa. Sebbene la scienza ci dica che in futuro assisteremo a siccità più frequenti e intense, i piani di gestione della siccità non sono ancora obbligatori a livello UE e vediamo livelli di preparazione disomogenei tra i vari paesi europei». In pratica, l’Unione Europea sa che le siccità peggioreranno, ha gli strumenti per obbligare gli Stati membri a prepararsi ma non l’ha ancora fatto. Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici, ha chiamato questi dati «un allarme rosso impossibile da ignorare». È una definizione che è già stata usata molte volte e che continua a produrre lo stesso risultato: viene ignorata.