Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta
Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Negli primi anni Duemila, internet aveva un nome: Myspace. Il sito, fondato nel 2003 dagli all’epoca studenti universitari Tom Anderson e Chris DeWolfe, divenne in brevissimo tempo una delle prime, più numerose, più chiacchierate, più creative e più caotiche comunità di internet. Raccontarne qui il passato è impossibile, su Myspace sono stati scritti libri, paper scientifici, tesi universitarie, scoperto band musicale, l’influenza che questo sito ebbe sul modo in cui concepiamo ed esperiamo l’internet è talmente grande che è difficile da quantificare. Adesso però scopriamo che, forse, chissà, la storia di Myspace potrebbe continuare (l’influenza, invece, quella è più difficile da ritrovare, ma staremo a vedere).
Myspace sta tornando, a quanto pare. In realtà, annunci simili erano già stati fatti in passato e poi non se ne è fatto nulla, quindi lo scetticismo è comprensibile ma lo è pure la speranza che questa sia la volta buona, che il ritorno ci sia davvero. A rivelare il piano per la seconda venuta di Myspace sono stati gli attuali proprietari della piattaforma, Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, tra i protagonisti del nuovo documentario di Tommy Avallone, dedicato a Myspace e intitolato, non troppo fantasiosamente, Myspace. Durante il documentario, DeWolfe e Vanderhook hanno annunciato di volerci provare ancora una volta. I due imprenditori, proprietari della piattaforma fin dal 2011, quando la acquisirono dalla NewsCorp Rupert Murdoch per “appena” 35 milioni di dollari (che sei anni prima l’aveva comprata per 580 milioni). Del primo tentativo di rilancio si ricorda soprattutto il coinvolgimento di Justin Timberlake come investitore e testimonial: a lui fu affidato il compito di «definire la business strategy» per il futuro della piattaforma. Se siamo qui a parlare di un altro rilancio della stessa, va da sé che la strategia di Timberlake non si provò granché efficace.
Un’impresa non da poco, considerati gli sfortunati precedenti. Già nel 2013, come scritto in un articolo di Vogue di quell’anno, i proprietari avevano tentato un restyling, con tanto di annuncio in pompa magna, video musicale e slogan Welcome to the neighborhood. Al video promo partecipò un vispissimo cast: Pharrell, Schoolboy Q, Mac Miller, Ciara, Chance The Rapper, Iggy Azalea, Hit-Boy, Terry Kennedy, Riff Raff, Zedd, DIIV, Sky Ferreira, Trash Talk, Charli XCX, Ryan Hemsworth e Lucas. Nonostante l’attenzione mediatica, favorita anche dal successo di The Social Network (dove, tra l’altro, Timberlake interpretava il fondatore di Napster, Sean Parker), quel Myspace non riuscì mai a tornare in cima alla montagna di internet, sulla quale all’epoca dominava incontrastato Facebook. L’attenzione degli inserzionisti si era ormai sposata sui social media, quel nuovo Myspace venne considerato sin da subito un’operazione nostalgia, poco più dell’esposizione di una reliquia digitale.
Ma allora perché riprovarci proprio adesso? La risposta sta nell’attuale alienazione e dipendenza, e conseguente ripulsione, che i social media generano. Come ha sottolineato lo stesso co-fondatore Chris DeWolfe, la forza del Myspace originale risiedeva nella possibilità di scoprire autonomamente nuova musica e nuove persone, liberi dalla volontà tirannica degli algoritmi creati per trattenere gli utenti sullo schermo il più a lungo possibile, a prescindere dalla loro volontà e dalla qualità dell’esperienza. In sostanza, Chris DeWolfe e Tim Vanderhook vogliono riprovarci per dare un’alternativa, un rifugio a tutti coloro che ormai su internet si sentono quasi sempre a disagio. E, magari, fare qualche soldo, nel frattempo.