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22:49 giovedì 15 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
ll Monte Bianco è diventato più alto ma questa non è una bella notizia come ci piacerebbe pensare In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Per rifare la Serie A

Le cose che ci siamo detti a Studio in Triennale: oltre le battute su Luciano Moggi, Andrea Agnelli ha parlato a lungo (con Simon Kuper) dello stato del calcio italiano, di cosa significa amministrare uno stadio di proprietà, di quali modelli prendere a riferimento.

27 Novembre 2014

Studio in Triennale si è aperto con il talk in collaborazione con Undici, la nuova rivista calcistica “cugina” di Studio, e diretta da Giuseppe De Bellis. Il talk, poco sorprendentemente, affrontava il tema del calcio. Non il calcio giocato oggi, o meglio non strettamente: il modello del calcio del futuro, e con un’attenzione particolare al calcio italiano, da troppi anni in crisi e incapace di sollevarsi. A parlarne sono stati Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e – nel ruolo di intervistatore – Simon Kuper, editorialista del Financial Timesi e collaboratore di Undici.

Agnelli ha avuto spazio per ricordare i primi anni di tifo, la tradizione familiare, la storia antica e più recente della Juventus, senza escludere gli anni che hanno portato più polemiche: quelli immediatamente pre e post 2006. Per quanto riguarda il “modello Juventus”, il cui fiore all’occhiello è lo Stadium, e la sua possibile diffusione italiana, Agnelli ha sottolineato lo sforzo positivo di alcune società ma il gap che ancora separa l’Italia da nazioni virtuose come, soprattutto, Germania e Inghilterra. Ha definito la Premier League il vero benchmark della Serie A. Uno stadio contemporaneo, ha spiegato, deve prevedere un utilizzo che non sia quello esclusivo della partita, da due ore: deve essere ospitale e offrire servizi per almeno quattro ore; le strutture devono essere nuove e curate, perché è dimostrato che uno stadio pulito e funzionante è il primo deterrente verso danneggiamenti e vandalismi.

Un importante punto affrontato è stato quello della permanenza di grandi giocatori come Arturo Vidal o Paul Pogba. Andrea Agnelli ha descritto il campionato di Serie A come «un campionato di passaggio», e non più un campionato di arrivo. A pagare per questa situazione sono tutti i club, e la cosa, se non limitata da una politica oculata, rischia di essere un pericoloso e continuo corto-circuito: se nemmeno i top club riescono a trattenere i più forti calciatori del mondo, le competizioni internazionali andranno sempre peggio, e da ciò deriverà un ulteriore impoverimento della Serie A tutta, e così via. Anche per questo Andrea Agnelli ha ribadito il suo sostegno al progetto di Demetrio Albertini alla guida della Figc. Ciò che deve rendere vivo il calcio è quello che il presidente di Juventus FC ha chiamato “coopetition”: competere con le altre cosiddette “big”, ossia le squadre rivali, in campo, ma collaborare fuori dal campo, per creare modelli di business e sostenibilità.

Infine, una speranza per l’Italia. Per Agnelli, ciò che non manca è la vera benzina del calcio, ovvero la passione dei tifosi. È l’ingrediente primo per far ripartire la “macchina” un tempo ammirata da tutto il mondo che si chiama Serie A.

Fotografie: Studio fotografico Lops

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