Il brand di Pat McGrath, una della make up artist più famose al mondo, ha dichiarato bancarotta
E però ha già trovato nuovi investitori che sosterranno con 30 milioni la ristrutturazione dell'azienda.
Quando, circa un mese fa la sua azienda, Pat McGrath Labs, ha fatto ricorso al Chapter 11 – procedura del diritto fallimentare statunitense per richiedere la ristrutturazione del debito ed evitare di essere messa in liquidazione – il New York Times ha scritto un pezzo intitolato “The rise and fall of a beauty mogul”.
In un mondo dove il settore beauty è divenuto nuova miniera dell’oro, laddove le vendite di prodotti e la cessione dei brand così creati rendono ricchi (spesso solo più ricchi) persino nepo baby che non hanno dimostrato molti altri talenti artistici – ma che dispongono certo di acume per gli affari – come è stato possibile che il brand della truccatrice più famosa al mondo si sia risolto in un (mezzo) fallimento? Si parla qui del brand il cui rossetto Taylor Swift ha sfoggiato per tutto l’Eras Tour, anche se siamo nel campo delle supposizioni: Swift non ha mai pubblicamente ammesso fosse un prodotto di Pat McGrath Labs, ma non lo ha neanche negato, e Pat McGrath è apparsa nel video di Bejeweled mentre la truccava, che per l’Internet vale quanto un’ammissione entusiasta. McGrath è comunque la truccatrice considerata nume tutelare di ogni sfilata che voglia avere la dignità di chiamarsi tale, quella che ha messo addosso a Doja Cat 30 mila cristalli Swarovski per la sfilata di Schiaparelli o la responsabile della “Glass skin” per l’ultima sfilata di couture di Margiela realizzata da Galliano, e già entrata nei libri di storia del costume degli appassionati di moda: il suo brand nel 2018 (due anni dopo la nascita) aveva già attratto investitori come Eurazeo Brands, società parigina che aveva messo sul piatto 60 milioni (anche se le vendite stimate ammontavano “solo” a 40 milioni).
La cosa ancora più strana, riporta sempre il New York Times, è che, quello stesso anno, l’azienda fu valutata a 1 miliardo di dollari, calcolando più quello che era il potenziale di sviluppo del brand che le sue reali proiezioni di vendita. Una situazione di eccessivo ottimismo alla quale si sono aggiunte spese non comuni per un brand nato da poco: forse abituata a lavorare con i nomi più noti del settore, e non disposta ad accontentarsi di qualcosa in meno, McGrath ha fatto realizzare negli anni diverse campagne pubblicitarie al fotografo di moda Steven Meisel, con protagonista Naomi Campbell, facendo lievitare i costi. Nel mentre, i prodotti da lei lanciati erano sicuramente futuristici (e hanno raccolto diversi premi di spicco nel settore), ma mancava una linea di prodotti fissi, una cadenza stagionale precisa, o persino un piano economico, in quanto tutte le decisioni, secondo alcuni suoi ex collaboratori, erano prese direttamente dalla fondatrice, che non disponeva di una formazione in gestione aziendale.
La situazione però non è catastrofica: come riportato da Pambianco, il brand si è di recente assicurato nuovi investimenti per 30 milioni di dollari da parte della società finanziaria statunitense Gda Luma. Secondo l’accordo, la fondatrice manterrà una partecipazione significativa ma lascerà l’incarico di Ceo per assumere quello di chief creative officer. «Insieme, Pat McGrath Labs e Gda Luma si impegnano per un futuro definito da qualità, desiderabilità e innovazione senza compromessi, rafforzando il marchio non solo come apripista, ma come maison capace di tracciare la rotta stessa della bellezza – ha riportato in una nota l’azienda -. «Si prevede un’entusiasmante pipeline di lanci di prodotto a partire dal primo trimestre del 2026, alimentando una rinnovata energia creativa e uno slancio commerciale trasversale alle categorie. Allo stesso tempo, ci impegniamo a rafforzare e approfondire le relazioni con i principali partner retail a livello globale, garantendo una crescita allineata e un successo condiviso a lungo termine».