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Come “interessante” è diventato un intercalare vuoto

Una serie di termini, specie nel linguaggio parlato, ha progressivamente assunto uno status di intercalari dal significato vago o sfumato, tanto in inglese quanto in italiano: è il caso di “incredibile”, ad esempio, ma anche di “interessante”, a cui Literary Hub dedica un pezzo firmato da Chris Townsend. Townsend rivela di aver iniziato a rimuovere interamente questa espressione dalla sua prosa: d’altronde se una cosa è interessante, dovrebbe esserlo in maniera evidente, senza che debba essere sottolineato, no?

La popolarità della parola è attestata anche dall’Oxford English Dictionary, che la inserisce nel novero di quelle della Frequency Band 7, il 2% dei termini più usati nella quotidianità, di cui fanno parte anche “man”, “woman”, “large”, “good” e “right”. Dal latino inter-esse, cioè “trovarsi in mezzo”, la parola “interesse” per la Treccani è invece innanzitutto «il prezzo pagato, o che dev’essere pagato, dal debitore per l’uso del credito concessogli». «Se “l’essere interessante” è una categoria di giudizio estetico, di certo è una categoria banale», scrive LitHub, e questo perché “interessante”, usato in senso connotativo per descrivere un fatto, un oggetto o una persona, ha perso ogni significato, diventando un luogo comune paradossalmente privo di interesse.

Nel suo libro Our Aesthetic Categories: Zany, Cute, Interesting, la scrittrice Sianne Ngai considera l’interessante uno degli «affetti minori» che meglio descrivono «il nostro mondo tardocapitalista orientato alla performance, saturo di informazioni e ipermercificato». In un mondo che ha bisogno di essere interessante, insomma, “interessante” è diventato onnipresente. Curiosamente, la caratteristica principale dell’interesse sembra risiedere nella differenza: una cosa, per essere interessante, dev’essere un po’ diversa dalle altre: «L’essere interessante suggerisce un senso di stranezza o bizzarria, peculiarità o eccitazione, ma non può essere troppo marcato: altrimenti finirebbe per rientrare nei casi “che strano”, “che bizzarro”, “che cosa emozionante”. “Interessante” è un segno non specifico che indica che qualcosa è diverso: Inter-esse, la cosa che si trova fra altre cose», scrive Townsend, che nota en passant come queste caratteristiche si riferiscano anche a un’altra parola iperabusata: “Particolare”.

 

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