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07:50 sabato 6 giugno 2026
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.

Parità dei sessi

Nuvole di profumo vs quote rosa: perché i modelli guadagnano molto di meno rispetto alle colleghe. E invecchiano prima.

29 Gennaio 2013

I modelli guadagnano meno delle modelle perché i maschi non guardano le pubblicità. Questo è l’assunto che come un fulmine a ciel sereno deve aver attraversato lo sguardo di Mark Wahlberg nel 1991 sul set della pubblicità simbolo degli anni Novanta a base di jeans e torsi nudi. Lui era ancora Marky Mark, lei era un’acerba “Kate Moss” e lo scatto perfetto era opera di Herb Ritts. I jeans di Calvin Jeans avrebbero incrementato le vendite con picchi mai visti, Kate Moss sarebbe finita di lì a poco tra le braccia di Johhny Depp e poi negli occhi di tutto il mondo tra copertine e passerelle. Wahlberg, invece, rimessosi la maglietta e tenendosi i jeans CK, avrebbe inciso un secondo album, il profetico You Gotta Belive. Fortuna vuole che 22 anni dopo Marky Mark non ci sia più mentre Mark Whalberg reciti e produca il film Broken City di Allen Hughes.

Il caso di Marky Mark che abbandona frettolosamente la moda per il cinema ha sicuramente delle motivazioni aggiuntive ma rimane indicativo di un fenomeno che non si appresta a subire rivoluzioni. Ovvero: partendo dallo stesso ranking una modella guadagna fino a dieci volte tanto rispetto a un modello nonostante una sistematica parità in termini di quantità di campagne pubblicitarie (quindi ricche di royalties), cicli di sfilate, servizi su magazine equamente distribuiti. Che le riviste femminili siano indubbiamente di più e che la percezione del servizio di moda sia ancora ad appannaggio di un pubblico femminile anche quando si trovano su riviste extra settore, rimane tra le principali motivazioni del sottocosto dei modelli. E ancora, Freja Beha è il classico esempio di volto che tutti riconoscono da una campagna all’altra, anche se non ne conoscono il nome: per un po’ è stato facile o si trattava di lei, algida e rock o di una Lolita dal broncio da erotomane quale Lindsay Lohan. Le donne guardano le campagne, dicevamo, gli uomini no, anche perché le (poche) campagne maschili gli uomini preferiscono non guardarle per concentrarsi sulla Freja o Lindsday di turno. Una buona formula allora era quella di unire due pulsioni: quella di osservazione (maschile) e di acquisto (femminile).

Così le campagne femminili sono spesso strutturate per avere anche la presenza di co-protagonisti, ovvero modelli che completano lo spazio e caratterizzano situazioni, mood e climax utili al contesto guardato (e acquistato) dalle donna. Il caso Wahlberg-Moss non è stato certo un exploit solo perché il denim di Calvin Klein vestiva bene a una coppia del Village: eppure l’impatto di una campagna simile oggi è minore quanto lo sono i cachet che rimangono pericolosamente impari come se si convertissero valute di epoche diverse.  Anzi, abbandonati i ritratti alla Larry Scott (non a caso l’uomo di Acqua di Giò era ancora una volta opera di Herb Ritts) i volti maschili che riescono a essere distinguibili e iconizzati sono nettamente meno rispetto ai magnifici anni Novanta. Che siano geneticamente cambiate le mascelle indimenticabili a favore di guance smunti? I capricci estetici delle ere zoologiche del fashion non bastano.

Uno dei casi eclatanti è Clément Chabernaud: anche i non addetti ai lavori lo riconoscono facilmente senza dover tornare indietro a quel 2007 in cui sbocciò in esclusiva e poi per quattro stagioni come icona di Jil Sander. Il giovane parigino abbandonava gli studi all’istituto di scienze motorie per diventare il feticcio di Villy Vanderperre e da allora non meno di quattro campagne a stagione, rassicurante presenza in almeno una cinquina di passerelle a fashion week e ancora “reinventabile” come protagonista di servizi sulle pagine più patinate. Ma non c’ è nulla da fare: dopo quasi otto anni a ritmi serrati e sovraesposizione appena confermata dalla campagna per Unconventional Chic di Lacoste, Clément viaggia sulle duemila euro a sfilata nonostante models.com chiuda così la sua biografia “Clement’s distintive profile mas his mark on the industry”. La sua compagna di vita (si dice) e ranking (si conferma), Aymelide Valade per una sfilata ne guadagna otto di più. Per la stagione successiva (una distanza di poco più di quattro mesi) il prezzo di Amelyde sfiorerà il tetto dei tredicimila a sfilata. «In un casting femminile tutte le donne devono essere riconoscibili, distinguersi l’una dall’altra in maniera evidente» ci racconta la fashion producer di una maison italiana «in quelle maschili invece si predilige una coralità maggiore, quindi corpi e volti più simili tra loro». Che sia davvero questa richiesta di coralità maschile a far volare le quote rosa?

Sean O’Prye è la testa di punta della VNY Model Management, “abita” le campagne di Armani, Ferragamo e Hugo Boss ed è il numero uno al mondo;  è considerato un “runner” rispetto ai colleghi meno spartani nel fisico rispetto a lui, ma la sua eterna visibilità non paga in termini contrattuali quanto invece rende a Tyson Ballou, assente nella top five mondiale ma al primo posto tra i modelli che più guadagnano con la campagna parfumerie di D&G. Se tra i cosiddetti 25 Money Guys O’Pryen è comunque secondo  di Clément Chabernaud non c’è nessuna traccia: ragazzo icona ma dal portafoglio leggero, insomma. Forbes stima un incasso annuo per le modelle che in media si aggira sui 500.000 mila dollari. «Un uomo per raggiungere (quella) buona media, sfilate incluse, deve assicurarsi anche un contratto triennale per una fragranza» confessava Lana Winters della VNY Model Management alla rivista Forbes. Se la fetta dell’intimo era quella più redditizia grazie al doppio pubblico e doppio fine maschile-femminile ora sono i Beckam della situazione a mangiare avidamente la torta: capsule, ambassador e anche designer, gli sportivi sfoderano sempre più disinvoltura e pose Magnum per campagne ben remunerate e la comoda differenza con le atlete troppo lontane nel fisico e nell’attitude per sponsorizzare ail pret-à-porter femminile. Ai top model tocca allora investire nel mattone: anche quando è fatto di nuvole di eau de toilette e petto nudo.

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