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02:24 giovedì 5 novembre 2026
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.

Tornare al bar

Piccole comunità cittadine nascono a Milano dopo l’esperienza della pandemia, come quella di Palinurobar in via Paisiello.

14 Ottobre 2021

«Non era soltanto una linea giovane l’Emporio, e neppure un negozio perché si era andato trasformando in un luogo d’incontro, un indirizzo da condividere con gli amici, un appuntamento fisso». Nell’introduzione alla nuova edizione di Emporio Armani Magazine, progetto editoriale lanciato nel 1988 e guidato come allora da Rosanna Armani, Giusi Ferrè cristallizza l’essenza di quella linea Armani, l’Emporio dell’aquilotto grafico, che lo scorso settembre ha compiuto quarant’anni. La nuova edizione della rivista, che vanta la collaborazione di Christoph Radl nel ruolo di Graphic designer, Kazunori Iwakura come Editor at large e Antonio Moscogiuri in qualità di Creative consultant, è centrata sull’Essere nel momento, perno imprescindibile nella visione della moda di Armani. E si affianca alla retrospettiva The Way We Are che ha aperto all’Armani/Silos, visitabile fino al 6 febbraio 2022, che racconta la genesi del brand, che ha sempre avuto come obiettivo quello di allargare il “vestire Armani” a quante più persone possibile. Emporio oggi «è un marchio fortemente ancorato alla contemporaneità, che riflette l’energia e la vitalità delle metropoli, cogliendone il ritmo e proponendo un’esperienza fatta di abiti, accessori e idee», con le parole dello stesso signor Armani.

Prendendo la definizione che Ferrè dà di quegli anni nell’edizione 1 dell’Emporio Armani Magazine, anni «vivaci, esagerati, sfrontati», rimane ancora oggi al centro del marchio l’idea di condivisione, di luogo d’incontro e di aggregazione. Come quella che si era creata intorno allo storico store Emporio Armani di via Durini (ora in via Manzoni), e come quella che oggi Rivista Studio vuole raccontarvi a partire da sei clienti affezionati di un wine bar a est di Loreto – quella parte di Milano che negli annunci pubblicitari si chiama già “Paisiello-Garofalo district”, ma che per queste persone è il posto dove ritrovarsi a fine giornata per bere un bicchiere di vino. Palinurobar, in via Paisiello, ha inaugurato nel giugno di quest’anno e nasce dalla sfida di quattro amici – Antonio Crescente, Davide Coppo, Fabrizio Vatieri e Nicola Nunziata, ognuno con un background diverso, dall’enologia alle arti visive fino all’editoria – di voler aprire un bar dopo l’esperienza della pandemia.

Antonio, foto di Fabrizio Vatieri

Nella cornice di una tipica caffetteria anni ’80, interamente conservata negli arredi, Palinurobar offre una selezione di oltre 500 etichette di vini naturali da tutto il mondo, una piccola cucina e anche un’edicola da consultazione. «Più tardi incontrerò una persona per un appuntamento di lavoro qui, il bar è spesso il mio ufficio, e tenendo conto quando ci vengo per dimenticarmi del resto è in effetti una seconda casa», dice Flora Cappelletti, 25enne account manager nell’ambito food tech. «Sono nata e cresciuta a Milano, ho cambiato diversi quartieri crescendo e ho visto la loro evoluzione, credo che una metafora della mia idea di comunità sia l’accoglienza di un amico che viene a vivere nel mio quartiere, allargare la mia rete accogliendo qualcun altro». Che il quartiere, così come un ristorante, e un bar specialmente, possano influenzare l’incontro e, perché no, lo scontro di persone diverse tra loro porta alla creazione di comunità impreviste, ma cosa significa questa parola per chi si incontra sempre allo stesso bar?

«Dopo gli ultimi due anni è cambiata la mia idea di comunità, escludendo le bolle di internet, ora la immagino in senso più fisico, la necessità di uno spazio dove trovarsi è più forte ora, con la tua comunità condividi interessi e stili di vita, in accezione ampia, vuoi una comunità che ti assomigli ma che mi sorprenda, ti stimoli», racconta Mattia Delmoro, musicista di 35 anni. La fisicità di un luogo di aggregazione sembra essere imprescindibile nell’era post Covid, la cura e lo studio dei posti da frequentare, anche per via della necessità di dover prenotare, si è fatta più precisa: «Sono sempre stata abitudinaria, mi piace avere un rapporto con il luogo che frequento, mi intenerisce vedere le stesse persone, sentire gli stessi profumi notare la stessa disposizione degli oggetti. Quella con i “miei” posti è una relazione a cui mi dedico», ci confida Giulia Di Lillo, che lavora proprio qui. La dedizione nel creare una culla fertile affinché le persone possano sentirsi a proprio agio è evidente anche per chi sta dall’altra parte del bancone, come spiega Antonio Crescente, sommelier, oste e co-fondatore di Palinurobar, che descrive la comunità che in questi pochi mesi si è già raccolta attorno al bar come «un sollievo», che va curato e studiato, perché «quando si sta bene in un posto viene sollecitata la creatività».

Mattia, foto di Fabrizio Vatieri

Galia e Roberto, foto di Fabrizio Vatieri

Roberto Aponte, 32enne designer e artigiano, sottolinea poi come sia fondamentale, nell’incontrarsi al bar, la sensazione di «connessione del divertimento, un processo che presuppone una certa confidenza con le persone con cui è condiviso». D’altronde lui al Palinurobar ci è finito un po’ per caso, ma ci ha ritrovato subito quello che cercava in un bar di quartiere: «Prima che aprisse ero stato nello stesso bar, con la gestione precedente, a bere un caffè dopo aver visitato un appartamento qui sopra, sapere che poi un progetto così interessante ha preso forma proprio qui mi è sembrato un segno del destino». «Il bar di fiducia», continua, «mi ricorda la vecchia Milano, passi, saluti, magari non consumi ma chiacchieri per ore, diventa il bar degli amici». Che è poi la stessa idea alla base di Emporio Armani, e delle persone che per quarant’anni ne hanno indossato gli abiti.

Foto di Fabrizio Vatieri
Moda di Francesca Cisani
Make up: Alessia Stefano at Blend Management
Hair: Alessia Bonotto at Blend Management
Assistenti: Paola di Domenico, Maddalena Vigorelli
Tutti gli abiti sono di Emporio Armani

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Nella Torino multietnica c’è un’architettura che sa ascoltare e restituire spazio di comunità. La sua storia è al centro del docufilm che racconta una sede (quella di Lavazza) ma anche un intero quartiere.