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La nuova tendenza di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.
Per i 400 anni dalla consacrazione di San Pietro una delle iniziative del Vaticano è ingrandire il bar per i turisti che c’è sulla terrazza della Basilica La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.
Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.
Su Ebay sono state messe in vendita le foto di 200 greci uccisi dai nazisti nel ’44 e adesso il governo greco sta facendo di tutto per recuperarle La scoperta ha sorpreso lo stesso governo, perché finora si pensava che della strage di Kaisariani non fossero rimaste testimonianze fotografiche.
C’è un video girato sul set di Cime tempestose in cui Margot Robbie balla e canta come Kate Bush nel video di Wuthering Heights L'ha condiviso su Instagram il "dialect coach" del film, William Conacher, per festeggiare il successo al box office.
Le puntate del Maurizio Costanzo Show con Carmelo Bene contro tutti sono state trascritte parola per parola in un libro A trent'anni dalla messa in onda di quelle due puntate del MCS, viene pubblicato «per la prima volta autorizzato, il testo integrale dei dialoghi».
È morto Frederick Wiseman, uno degli inventori del documentario moderno Premio Oscar alla carriera nel 2016, tra i suoi film più recenti e famosi c'era Ex Libris del 2017, dedicato alla New York Public Library.
L’attore che faceva Buffalo Bill nel Silenzio degli innocenti ha chiesto scusa alle persone trans per la pessima rappresentazione che il film faceva di loro «Ora ne sappiamo tutti di più, e capisco che ci sono battute nella sceneggiatura e nel film che sono infelici», ha detto.

Cercare assassini sui social non è mai una buona idea

Cosa succede quando sbirciamo nel profilo social del responsabile di un omicidio? Un aneddoto sul caso del macabro omicidio di Carol Maltesi.

29 Marzo 2022

È una cosa di cui un po’ mi vergogno ma che faccio spesso. Andare sul profilo social, quasi sempre quello Facebook, di qualcuno che ha confessato un omicidio. Molte volte mi capita di trovarci i commenti degli scalmanati che già riempiono la pagina dell’omicida augurandogli le peggiori sofferenze, ma non è questa la cosa che mi interessa. Pratico lo sport assolutamente trascurabile della ricerca di indizi ex-post, per capire se il colpevole avesse già dato qualche piccolo segnale di squilibrio settimane o mesi prima. E mi sembra di trovarceli questi segnali, il più delle volte, anche solo leggendo nelle espressioni facciali di qualche selfie, o negli inquietanti buongiornissimo che si succedono uno dopo l’altro.

La cosa si fa ancora più scivolosa quando le cronache rendono pubblico il nome della persona ma non ancora le sue foto e quindi il profilo bisogna indovinarlo cercando appunto degli indizi. Figuriamoci quando il nome è comune come quello di Davide Fontana, il reo confesso del macabro omicidio di Carol Maltesi, l’attrice porno meglio conosciuta come Charlotte Angie, scomparsa da Milano a fine gennaio e ritrovata ieri, fatta a pezzi, in quattro sacchi neri della spazzatura in un bosco della Val Camonica.

Prima che fossero diffuse le sue foto (si sapeva solo il nome e il lavoro come impiegato di banca), l’ho cercato su Facebook, Davide Fontana, ed ecco che dopo aver scartato tre o quattro profili, mi è apparso davanti un perfetto esemplare. Simpatie semifasciste – post contro rom e migranti, un paio di pesanti battute omofobe – evidente predilezione per benzodiazepine, qualche post sconnesso e sgrammaticato, ricordi di gioventù discotecara a Riccione, un riferimento al mondo del porno , l’immancabile citazione di Scarface, il frame dei Guerrieri della notte, una foto su un letto disfatto, tipo after-sex, con una ragazza non identificata e, dulcis in fundo, un video del corriere.it intitolato “Milano, uccide un uomo e ne ferisce altri due: fermato mentre vagava nudo”.

Ho condiviso il profilo di questo Davide Fontana con qualche collega e tutto sembrava coincidere perfettamente anche per loro, fino a quando, pochi minuti dopo, i giornali hanno iniziato a pubblicare le foto del “vero” Davide Fontana. E non era lui. L’efferato assassino di Carol Maltesi era invece un «food blogger per passione» come abbiamo letto tutti. Fondatore e redattore del sito “Uomo alla coque”, con un profilo Instagram seguito da oltre tredicimila follower in cui si succedono colorati impiattamenti delle più diverse fogge e niente, ma davvero niente, può far risalire a qualche seme di follia o di attitudine omicida. Il 14 febbraio 2022, a occhio e croce dopo l’omicidio, che secondo i calcoli degli investigatori dovrebbe essere avvenuto alla fine di gennaio, e quindi mentre il cadavere di Carol Maltesi era stato già smembrato e conservato in una cella frigorifera a casa sua, il vero Davide Fontana pubblicava sul blog Storie di Food una recensione dell’Osteria da zio Ninì, un luogo, secondo l’estensore dell’articolo, «dove poter mangiare abbondanti e ricchissimi piatti a base di pesce», e dove «come antipasti si possono scegliere delle cruditè davvero freschissime e di ottima qualità come i gamberi di Mazzara o gli scampi di Manfredonia, che ovviamente non potevo farmi scappare». Altro che citazione di Scarface e benzodiazepine.

Perché sto scrivendo questo piccolo aneddoto personale? Forse perché credo che non sia così personale e che, anzi, può essere allargato per spiegare il modo in cui funzionano le “impressioni” di tutti, anche di quelli che sono chiamati per il loro ruolo a “sorvegliarci e punirci”. Abbiamo tutti molto chiaro il concetto di banalità del male. Anche se non abbiamo letto Hannah Arendt, abbiamo pur sempre visto e letto centinaia di gialli in cui il colpevole non è mai quello che sembra colpevole. Ma forse il pregiudizio è qualcosa con cui non possiamo fare i conti. C’è, è lì che condiziona qualunque cosa, mentre il male è sempre più banale di quello che pensiamo.

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