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All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.

Cercare assassini sui social non è mai una buona idea

Cosa succede quando sbirciamo nel profilo social del responsabile di un omicidio? Un aneddoto sul caso del macabro omicidio di Carol Maltesi.

29 Marzo 2022

È una cosa di cui un po’ mi vergogno ma che faccio spesso. Andare sul profilo social, quasi sempre quello Facebook, di qualcuno che ha confessato un omicidio. Molte volte mi capita di trovarci i commenti degli scalmanati che già riempiono la pagina dell’omicida augurandogli le peggiori sofferenze, ma non è questa la cosa che mi interessa. Pratico lo sport assolutamente trascurabile della ricerca di indizi ex-post, per capire se il colpevole avesse già dato qualche piccolo segnale di squilibrio settimane o mesi prima. E mi sembra di trovarceli questi segnali, il più delle volte, anche solo leggendo nelle espressioni facciali di qualche selfie, o negli inquietanti buongiornissimo che si succedono uno dopo l’altro.

La cosa si fa ancora più scivolosa quando le cronache rendono pubblico il nome della persona ma non ancora le sue foto e quindi il profilo bisogna indovinarlo cercando appunto degli indizi. Figuriamoci quando il nome è comune come quello di Davide Fontana, il reo confesso del macabro omicidio di Carol Maltesi, l’attrice porno meglio conosciuta come Charlotte Angie, scomparsa da Milano a fine gennaio e ritrovata ieri, fatta a pezzi, in quattro sacchi neri della spazzatura in un bosco della Val Camonica.

Prima che fossero diffuse le sue foto (si sapeva solo il nome e il lavoro come impiegato di banca), l’ho cercato su Facebook, Davide Fontana, ed ecco che dopo aver scartato tre o quattro profili, mi è apparso davanti un perfetto esemplare. Simpatie semifasciste – post contro rom e migranti, un paio di pesanti battute omofobe – evidente predilezione per benzodiazepine, qualche post sconnesso e sgrammaticato, ricordi di gioventù discotecara a Riccione, un riferimento al mondo del porno , l’immancabile citazione di Scarface, il frame dei Guerrieri della notte, una foto su un letto disfatto, tipo after-sex, con una ragazza non identificata e, dulcis in fundo, un video del corriere.it intitolato “Milano, uccide un uomo e ne ferisce altri due: fermato mentre vagava nudo”.

Ho condiviso il profilo di questo Davide Fontana con qualche collega e tutto sembrava coincidere perfettamente anche per loro, fino a quando, pochi minuti dopo, i giornali hanno iniziato a pubblicare le foto del “vero” Davide Fontana. E non era lui. L’efferato assassino di Carol Maltesi era invece un «food blogger per passione» come abbiamo letto tutti. Fondatore e redattore del sito “Uomo alla coque”, con un profilo Instagram seguito da oltre tredicimila follower in cui si succedono colorati impiattamenti delle più diverse fogge e niente, ma davvero niente, può far risalire a qualche seme di follia o di attitudine omicida. Il 14 febbraio 2022, a occhio e croce dopo l’omicidio, che secondo i calcoli degli investigatori dovrebbe essere avvenuto alla fine di gennaio, e quindi mentre il cadavere di Carol Maltesi era stato già smembrato e conservato in una cella frigorifera a casa sua, il vero Davide Fontana pubblicava sul blog Storie di Food una recensione dell’Osteria da zio Ninì, un luogo, secondo l’estensore dell’articolo, «dove poter mangiare abbondanti e ricchissimi piatti a base di pesce», e dove «come antipasti si possono scegliere delle cruditè davvero freschissime e di ottima qualità come i gamberi di Mazzara o gli scampi di Manfredonia, che ovviamente non potevo farmi scappare». Altro che citazione di Scarface e benzodiazepine.

Perché sto scrivendo questo piccolo aneddoto personale? Forse perché credo che non sia così personale e che, anzi, può essere allargato per spiegare il modo in cui funzionano le “impressioni” di tutti, anche di quelli che sono chiamati per il loro ruolo a “sorvegliarci e punirci”. Abbiamo tutti molto chiaro il concetto di banalità del male. Anche se non abbiamo letto Hannah Arendt, abbiamo pur sempre visto e letto centinaia di gialli in cui il colpevole non è mai quello che sembra colpevole. Ma forse il pregiudizio è qualcosa con cui non possiamo fare i conti. C’è, è lì che condiziona qualunque cosa, mentre il male è sempre più banale di quello che pensiamo.

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