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Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean Al posto della sigaretta fumata da Yung Lean, il vicesindaco di Yeongju tiene in bocca un pezzo di radice di ginseng.

Obama ringrazia

Corrispondenza dal Colorado dove i Repubblicani confermano di non avere ancora idee chiare, a vantaggio di Obama

13 Febbraio 2012

Denver – La Lake Middle School di Denver, in Colorado, è sommersa dalla neve. Un cartello piantato in terra indica che all’interno si tiene il caucus repubblicano. A votare nella mensa della scuola, la notte del 7 febbraio, sono 37 distretti e circa 250 elettori. I tavoli sono disposti in tre file da dieci, ognuno è riservato a un distretto. Ad alcuni siedono appena tre o quattro persone, i più numerosi hanno una ventina di elettori. Sotto le volte gotiche della mensa risuona il brusio delle discussioni.
Qua in Colorado il grande favorito è Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts è in vantaggio di dieci punti nei sondaggi e sembra avere in pugno una vittoria certa. Diversa la situazione in Minnesota e in Missouri, dove in vantaggio è l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, la cui campagna elettorale era andata in apnea dopo il rocambolesco trionfo in Iowa di inizio gennaio, quando sconfisse Romney di appena 34 voti.
Il Missouri però conta solo a livello psicologico, non assegnando delegati.

Parlando con le persone ai tavoli però i conti non tornano. “Qua vince Santorum con quattro voti”, spiega Judy, un’ex insegnante di italiano settantenne con dei grandi occhiali di plastica e i capelli corti, che della nostra lingua non parla una parola. “Seguono Paul e Romney con un voto a testa”. Il principale sfidante Newt Gingrich, che però qua non ha fatto campagna elettorale, non viene neanche nominato. Al tavolo a fianco una donna dice di non fidarsi dei giornalisti. A gestire le operazioni di voto è un uomo di circa quarant’anni, che indossa la kippah ebraica in testa. Al suo fianco la figlia di dodici anni legge la Torah da dietro un paio di occhiali neri e ovali, mentre i suoi due zii discutono di politica.
“Non abbiamo ancora votato”, dice l’uomo, “ma a questo tavolo c’è una forte preponderanza per Santorum”.
Di voti per Romney non c’è traccia e ai tavoli seguenti i risultati cambiano di poco. In un paio a vincere è l’outisider Ron Paul, nella maggior parte Rick Santorum, mentre Mitt Romney ottiene al massimo un pareggio.
Alla Lake Middle School il cattolico Santorum si guadagna un voto demograficamente trasversale. Un risultato sorprendente, “ma nel resto del Colorado le cose andranno diversamente”, afferma Michael, responsabile del seggio e decimo italoamericano incontrato in un paio di giorni. “Con i soldi guadagnati facendo i minatori nello Utah, molti italiani arrivarono a Denver per comprare negozi e ristoranti a inizio novecento”, spiega, “è per questo che c’è una comunità italiana così grande”.
A spingere la vittoria di Santorum, che alla fine ha raggiunto il 40% dei voti in Colorado contro il 35% di Romney, non è stata però la comunità italoamericana, ma il duro lavoro sul campo del senatore. La sera prima del voto, al Cable Center di Denver, un centinaio di sostenitori lo ha ascoltato in silenzio assoluto declamare alcuni passi della dichiarazione d’indipendenza, per poi coprirlo di applausi. Lui ha stretto mani, scattato fotografie e firmato autografi a tutti i sostenitori, dal primo all’ultimo.
In mezzo all’America Santorum piace per questo: è considerato un conservatore puro che si rimbocca le maniche, ma soprattutto un americano vero che ha a cuore il paese, la sua costituzione i suoi valori. Nella notte del 7 febbraio nessuno poteva però aspettarsi una tripletta di Santorum, che in Colorado aveva speso appena 31.790 dollari per la campagna elettorale. Le sue vittorie nascondono il grande problema del partito repubblicano in queste primarie: l’oscillazione.

La base del partito repubblicano non ha ancora scelto il proprio candidato e questo ha finora avvantaggiato Romney, ma se il voto conservatore è compatto su un candidato per l’ex governatore del Massachusetts cominciano i problemi. Come già accaduto dopo la sconfitta in South Carolina, Romney ha dovuto nuovamente rivedere la propria strategia e in Maine, dove si è votato sabato notte, l’ex governatore è tornato subito al successo, seppure di appena 3 punti e circa 200 voti su Ron Paul, ottenendo il 39% dei consensi.

In attesa delle primarie di Michigan e Arizona, dove si voterà il 28 marzo, Romney ha ora 123 delegati, contro i 72 di Santorum, i 32 di Gingrich e i 19 di Paul. La strada verso i 1.144 delegati necessari a ottenere la nomination è ancora lunga e a beneficiare di questa oscillazione repubblicana è per ora il presidente Barack Obama, che può prepararsi con tutta calma alle elezioni del prossimo 6 novembre.

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