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21:48 lunedì 23 marzo 2026
Paul Thomas Anderson avrebbe riscritto la sceneggiatura del nuovo film di Scorsese per fare un favore a DiCaprio, e non è la prima volta che succede Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.

Obama ringrazia

Corrispondenza dal Colorado dove i Repubblicani confermano di non avere ancora idee chiare, a vantaggio di Obama

13 Febbraio 2012

Denver – La Lake Middle School di Denver, in Colorado, è sommersa dalla neve. Un cartello piantato in terra indica che all’interno si tiene il caucus repubblicano. A votare nella mensa della scuola, la notte del 7 febbraio, sono 37 distretti e circa 250 elettori. I tavoli sono disposti in tre file da dieci, ognuno è riservato a un distretto. Ad alcuni siedono appena tre o quattro persone, i più numerosi hanno una ventina di elettori. Sotto le volte gotiche della mensa risuona il brusio delle discussioni.
Qua in Colorado il grande favorito è Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts è in vantaggio di dieci punti nei sondaggi e sembra avere in pugno una vittoria certa. Diversa la situazione in Minnesota e in Missouri, dove in vantaggio è l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, la cui campagna elettorale era andata in apnea dopo il rocambolesco trionfo in Iowa di inizio gennaio, quando sconfisse Romney di appena 34 voti.
Il Missouri però conta solo a livello psicologico, non assegnando delegati.

Parlando con le persone ai tavoli però i conti non tornano. “Qua vince Santorum con quattro voti”, spiega Judy, un’ex insegnante di italiano settantenne con dei grandi occhiali di plastica e i capelli corti, che della nostra lingua non parla una parola. “Seguono Paul e Romney con un voto a testa”. Il principale sfidante Newt Gingrich, che però qua non ha fatto campagna elettorale, non viene neanche nominato. Al tavolo a fianco una donna dice di non fidarsi dei giornalisti. A gestire le operazioni di voto è un uomo di circa quarant’anni, che indossa la kippah ebraica in testa. Al suo fianco la figlia di dodici anni legge la Torah da dietro un paio di occhiali neri e ovali, mentre i suoi due zii discutono di politica.
“Non abbiamo ancora votato”, dice l’uomo, “ma a questo tavolo c’è una forte preponderanza per Santorum”.
Di voti per Romney non c’è traccia e ai tavoli seguenti i risultati cambiano di poco. In un paio a vincere è l’outisider Ron Paul, nella maggior parte Rick Santorum, mentre Mitt Romney ottiene al massimo un pareggio.
Alla Lake Middle School il cattolico Santorum si guadagna un voto demograficamente trasversale. Un risultato sorprendente, “ma nel resto del Colorado le cose andranno diversamente”, afferma Michael, responsabile del seggio e decimo italoamericano incontrato in un paio di giorni. “Con i soldi guadagnati facendo i minatori nello Utah, molti italiani arrivarono a Denver per comprare negozi e ristoranti a inizio novecento”, spiega, “è per questo che c’è una comunità italiana così grande”.
A spingere la vittoria di Santorum, che alla fine ha raggiunto il 40% dei voti in Colorado contro il 35% di Romney, non è stata però la comunità italoamericana, ma il duro lavoro sul campo del senatore. La sera prima del voto, al Cable Center di Denver, un centinaio di sostenitori lo ha ascoltato in silenzio assoluto declamare alcuni passi della dichiarazione d’indipendenza, per poi coprirlo di applausi. Lui ha stretto mani, scattato fotografie e firmato autografi a tutti i sostenitori, dal primo all’ultimo.
In mezzo all’America Santorum piace per questo: è considerato un conservatore puro che si rimbocca le maniche, ma soprattutto un americano vero che ha a cuore il paese, la sua costituzione i suoi valori. Nella notte del 7 febbraio nessuno poteva però aspettarsi una tripletta di Santorum, che in Colorado aveva speso appena 31.790 dollari per la campagna elettorale. Le sue vittorie nascondono il grande problema del partito repubblicano in queste primarie: l’oscillazione.

La base del partito repubblicano non ha ancora scelto il proprio candidato e questo ha finora avvantaggiato Romney, ma se il voto conservatore è compatto su un candidato per l’ex governatore del Massachusetts cominciano i problemi. Come già accaduto dopo la sconfitta in South Carolina, Romney ha dovuto nuovamente rivedere la propria strategia e in Maine, dove si è votato sabato notte, l’ex governatore è tornato subito al successo, seppure di appena 3 punti e circa 200 voti su Ron Paul, ottenendo il 39% dei consensi.

In attesa delle primarie di Michigan e Arizona, dove si voterà il 28 marzo, Romney ha ora 123 delegati, contro i 72 di Santorum, i 32 di Gingrich e i 19 di Paul. La strada verso i 1.144 delegati necessari a ottenere la nomination è ancora lunga e a beneficiare di questa oscillazione repubblicana è per ora il presidente Barack Obama, che può prepararsi con tutta calma alle elezioni del prossimo 6 novembre.

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