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La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.
Potremo vedere tutti i giorni tutto il giorno i discorsi di Trump sulla nuovissima Trump TV La diretta YouTube si trova nel sito della Casa Bianca e trasmetterà «i video più visti, i discorsi più importanti e i momenti salienti» di tutta l'amministrazione.
Un festival in California è stato cancellato perché la spiaggia su cui doveva tenersi non c’è più a causa dell’erosione costiera Le onde e le piogge portate dall'uragano Marie hanno ridotto talmente tanto lo spazio agibile che quello rimasto non bastava per palchi e pubblico.
Converse ha rimosso una campagna pubblicitaria perché accusata di fare espliciti riferimenti al Ku Klux Klan Una gonna bianca, un fascio di luce bianca che proietta a terra una stella, scarpe Converse tutto attorno. E poi accuse di razzismo e di istigazione alla violenza.
Il regime di al-Sisi in Egitto ha un nuovo nemico pubblico n. 1: il creatore di una pagina Facebook satirica ispirata a SpongeBob Il gruppo in due settimane ha guadagnato 1,8 milioni di follower, tra le altre cose ritraendo al-Sisi come l'insopportabile Mr. Krabs, il capo di SpongeBob.

NYC secondo Ben Katchor

La New York immaginaria di un grande autore del fumetto contemporanea è un brulicare di ossessioni

18 Ottobre 2011

C’è un grosso dove e anche un chi sottinteso nell’opera di Ben Katchor. Il dove è New York, spalmata all’infinito come dimensione urbana per eccellenza, popolata da volute solipsistiche che si arricciano l’una con l’altra. Individui che discutono, contrattano, commentano, si indignano, rimpiangono, contano, annotano, archiviano. Razionali, timorosi, abitudinari, nostalgici, ossessivi, sognatori.

Il chi sottinteso è l’autore stesso, ebreo newyorchese doc. Intellettuale, ma non così eurofilo come un Woody Allen o altri nomi di spicco del suo milieu (tipo Art Spiegelman, la cui moglie lo pubblicava su RAW, ambiziosa rivista di fumetti underground degli anni ’80). Forse Katchor nelle sue strisce è più un ebreo alla Jerry Seinfeld, leggendario comico specializzato nel niente. Si parla più di assicuratori, ristoratori e tassisti che non di artisti e scrittori, non c’è un’ingombrante mancanza a innervosire i protagonisti delle strisce di Julius Knipl, quanto una pienezza somministrata quotidianamente in particelle.

Julius Knipl sarebbe un fotografo di beni immobili, ma la macchina fotografica ce l’ha sempre appesa al collo nella sua custodia. Passa il tempo a seguire dei semi-sconosciuti nel dispiegarsi delle loro routine, li ascolta mentre lo trascinano davanti alla vetrina di un negozio, la fermata di un bus, un tombino. Le loro occupazioni (che siano lavori oppure hobby, non è mai molto chiaro) li collocano in una frazione millimetrica dello spettro umano, dove si ancorano fermamente.

C’è l’igienista amatoriale, che va a prendere la ragazza su un veicolo per la pulizia stradale retrò (restaurato). La guida che mostra, a pagamento, gli interni di un negozio vacante fin dagli anni ’60. Il domatore di capelli, che cerca potenziali clienti fermandoli per la strada, o lo psicologo post-barbiere, per documentare i movimenti della psiche dopo il taglio. C’è chi impara a memoria un discorso lunghissimo per sapere cosa dire quando sbatterà la testa contro lo sportello della dispensa, o chi ascolta le conversazioni altrui per tenere conto di quanti soldi vengono risparmiati in città. Uomini ossessionati da magazzini colmi di prodotti invenduti o riviste ultraspecializzate (il Mensile dei Traslocatori), o magari dalla gloriosa amministrazione di un sindaco dal nome inventato. Membri di gruppi inesistenti come l’Associazione degli Uomini Annegati, la Lega delle Tasche Bucate, o l’Esercito della Consolazione. Eccetera.

Ognuna delle strisce di Julius Knipl (semplice elemento connettivo à la Waldo che fa principalmente capolino come testimone di vicende altrui) è la cronaca di un’ossessione. Non si tratta di aspirazioni finanziarie o religiose, ma della convinta difesa del proprio posto nel sistema delle cose, un caotico flusso quotidiano scandito da codici ridicoli e privati, ma fondamentali. Insieme, le strisce sono un monumento alla paradossale solitudine sopita nella vita urbana, che coesiste con la sua fitta rete sociale e commerciale.

Con Julius Knipl, Katchor (che tra le altre cose ha fatto anche una graphic novel intitolata L’ebreo di New York) crea la sua versione di una dimensione squisitamente giudaica, simile per certi versi a quella che troviamo in Seinfeld: un’epica del quotidiano, la romanticizzazione di una razionalità compulsiva. Ma, proprio per questa ragione, l’universo di Katchor è universale, per quanto specifica possa essere la sua genesi. La New York immaginaria dove abita Julius Knipl è un vivaio proliferante, che brulica delle combinazioni più improbabili degli interessi umani. Con l’accumularsi dei personaggi, dei nomi, dell’ossessioni, il risultato è una mappa infinita, un piano da popolare con le proprie fantasie, quelle che ti vengono mentre sei sul tram e non hai nessun pezzo di carta per annotarle. Meno male che c’è Katchor.

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