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03:55 domenica 2 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Ah, le madrine di una volta…

Fenomenologia di una figura (nonostante tutto) ancora chiave della Mostra del Cinema di Venezia

02 Settembre 2011

Madonna sbarca in Yves Saint Laurent, con quell’abito monacale che lascia scoperte le braccia, fasci di muscoli, quel colletto bianco da educanda e croce in vista. Arriva in Laguna con un prestito britannico non indifferente (prestito dell’ex, Guy Ritchie che trascinò Madonna in Inghilterra) e che lei salda con il film sullo scandalo di corte Wallis Simpson e Edoardo VIII in versione (più) moderna. Madonna invece in versione regista presenzia alla 68°Mostra del Cinema di Venezia come farebbe la sua Wallis Simpson: evidentemente non di corte, praticamente malvista se non altro per flop cinematografici passati, eppure in grado di muovere bramosie degne degli sbarchi al lido di Brigitte Bardot. Forse il furore di popolo smosso da Madonna non è solo legato alla sua nuova avventura cinematografica. E ancora meno c’entra l’auto(gol)citazione che la madame si è fatta tra abbigliamento monastico e revival di quel gran pezzo di Like a Virgin girato in Laguna negli anni Ottanta. No, il fatto è che di donne a Venezia se ne attendono come diamanti rari. Nessun Casanova all’orizzonte (anzi grandi assenze come Ryan Gosling, finalmente salito tra i must di stagione dopo la performance in Blue Valentine e ora discepolo in video dell’ultima regia di George Clooney) eppure al primo motoscafo che tocca il molo il desiderio di prede femminili, aumenta.

Madrina di questa 68°edizione è Vittoria Puccini, la giovane trentenne di buona famiglia fiorentina che quest’estate ha diviso equamente italiani spiaggiati con i suoi gossip in prima pagina, e italiani che non capivano cosa ci facesse lei, bella, molto, come madrina della rassegna. Nessuna finta diceria: non c’entra aver fatto Elisa di Rivombrosa, neppure un film in Africa con lo stesso cast del seguito di un film di Muccino che lei, Vittoria, non aveva ancora l’età per godere, piuttosto la scelta della Puccini come madrina- elegante, nobiliare, sicuramente più veneziana di una Madonna qualunque- lascia sorpresi e anche un po’ persi. Lei che con gli occhi si mangia chiunque e con i riccioli d’oro sbuffa lontana dalle copertine dei rotocalchi estivi (Claudio Santamaria tolto alla Delfina Delettrez Fendi e Preziosi resta a guardare) sembra la risposta italiana di una chiusura d’estate italiana. Che le madrine siano made in Italy nulla da dire anzi, ma da qualche stagione non aspettiamoci più lady noir come una giovanissima Maria Grazia Cucinotta o il ritorno in patria di Monica Bellucci. No, a Venezia il trittico italiano che ha debuttato nelle prime ore ha uno strano sapore: nuove prezzemoline da Laguna, quali Cristiana Capotondi, Violante Placido e ovvio lei, Vittoria Puccini di bianco vestita (cristalli sì, gioielli da Lido come ogni attrice-madrina che abbia visto la Magnani sfilare radiosa accessoriata Bulgari).

Ci si domanda perché incappare nella timidezza dell’ex Elisa di Rivombrosa non faccia tenerezza mentre l’arrivo di una non-in-gara Diane Kruger porti sollievo. Holllywod non c’entra se si pensa a quando grazie alle manone profetiche di Quentin Tarantino sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia vi era finita Mélanie Laurent: meno bella della Puccini, meno simpatica della nostrana Puccini, praticamente perfetto luogo comune parigino. Eppure la Laurent era lì chignon abbozzato e occhi giganti a conquistare Venezia in quattro mosse e due saluti espressi con lo stesso rigore visto ne Il concerto. Invece l’invasione delle giovani promesse italiane, per quanto cv e visibilità prevedano di avere la Puccini tra le attrici italiani non più emergenti, prosegue e continuerà anche al Lido. Laura Chiatti non manca mai perché anche lei è quella bellezza in forze al cinema locale che a Venezia sfila fiera. Lo scorso anno quando madrina fu nominata una Isabella Ragonese discreta, ancora emergente, e non proprio con viso da fotoromanzo, la  scelta era sembrata più azzardata e convincente. Poche sbavature, timidezza anche per lei ma messaggio forte dal cinema italiano: le promesse si mostrano al pubblico. E lei, brava e attenta, si è ritagliata quella bella alcova delle attrici neo-intellettuali che sembrava fosse solo per Maya Sansa. Nel 2007 poi alle cronache veneziane ridebuttò Ambra Angiolini, tornata nel parterre italiano dopo aver infilato una commedia dopo l’altra ed essere diventata la rediviva della tv.

Insomma la televisione porta bene, dovremmo spiegarlo alle varie Uma Thurman che arrivano fasciate in Laguna come se fossero a Hollywood, che hanno timore quando passano davanti alla magione-museo di Peggy Guggenheim di non aver capito nulla sullo stile, l’unico, che può sbarcare a Venezia, dove gli occhiali giganteschi alla Peggy non servono da soli. Ma del resto anche lì, un’americana aveva la meglio su tutte le locali.

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Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.