La chiusura dello Spirit de Milan (e di molti altri posti simili negli ultimi anni) ha riacceso l'eterno dibattito su cosa siano oggi i terzi luoghi della città e su cosa significhi fare cultura popolare nella capitale italiana della riqualificazione urbana.
Ormai gli affitti a New York sono così alti che diverse donne, pur di non lasciare la città, stanno andando a vivere in convento con le suore
D'altronde, in una città in cui l'affitto medio è di 3600 dollari, se non ci si affida alla Divina Provvidenza è difficile davvero sopravvivere.
Benvenuti nel mercato immobiliare di New York, una città dove nel primo trimestre di quest’anno l’affitto medio ha toccato la cifra assurda di 3.616 dollari al mese. I dati di Realtor.com parlano di un +20 per cento rispetto al prezzo medio – che già era tutt’altro che popolare – al quale si poteva trovare una casa in affitto prima della pandemia. Una situazione semplicemente insostenibile per la stragrande maggioranza delle persone. Alcune di queste persone, pur di non fare le valigie e lasciare la città, hanno trovato una soluzione decisamente originale: andare a vivere dalle suore.
I conventi e le residenze religiose femminili offrono infatti stanze a prezzi che sul mercato privato della Grande Mela sono un miraggio. Katie Rettig, una delle ragazze che ha scelto questa strada, racconta al Wall Street Journal di aver pagato circa 1650 dollari al mese al Sacred Heart e appena 1200 dollari alla St. Mary’s Residence. E dedicandosi un po’ alla ricerca si trova anche di meglio: la St. Agnes Residence, in piena Upper West Side (uno delle zone più ambite delle città), offre stanze a partire da 950 dollari al mese. Il Centro Maria nel Bronx scende addirittura a 800 dollari. «Le suore sono fantastiche», ha raccontato Katie Rettig, «se ne stanno tranquille a farsi i fatti loro». La stragrande maggioranza di queste strutture accetta ospiti non cristiani e non impone la partecipazione a nessuna funzione religiosa o preghiera collettiva. Non c’è nessun tentativo di conversione, viene solo richiesta la massima apertura e il rispetto per la fede, le abitudini e le tradizioni della casa.
Certo, non è tutto rose e fiori. Vivere in un convento significa accettare regole ferree e antiche, pensate per garantire la sicurezza e la quiete di tutte. Le strutture sono rigorosamente per sole donne, il che significa che l’ingresso è vietato agli uomini e le visite sono fortemente limitate: nessun fidanzato o amico può salire nelle camere da letto. Inoltre, c’è un coprifuoco, con orari di rientro alla sera molto rigidi (di solito tra le 23 e la mezzanotte). Se fai tardi, resti fuori. A questo si aggiungono un dress code «decoroso e modesto» da osservare negli spazi comuni, il divieto assoluto di fumo, forti limitazioni sugli alcolici, il rispetto rigoroso del silenzio la sera e la mattina presto e l’obbligo di pulire la propria stanza (oltre a curare, a rotazione, gli spazi condivisi). Inoltre, prima di essere ammessi occorre superare un vero e proprio colloquio, di persona o in videochiamata, con la Madre Superiora o la responsabile della struttura. Lo sappiamo cosa state pensando: piuttosto me ne torno a casa dai miei, vado a vivere in un tugurio, mi faccio accogliere dai monaci trappisti, ché almeno loro hanno la birra buona.