La turistificazione della città ha raggiunto un livello superiore: le differenze tra inverno ed estate si assottigliano, la bassa e l'alta stagione sono sempre meno distanti. E Napoli, anche a questo, si sta adattando.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle
Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
La città di New York ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Il portale è stato aperto martedì (8 settembre) dal sindaco Zohran Mamdani e raccoglie documenti comunali sull’impatto degli attacchi dell’11 settembre sull’aria e sulla salute, oltre che sulla risposta della città. La pubblicazione arriva insieme alla chiusura di due cause intentate da 9/11 Health Watch (un’organizzazione no profit nata dopo l’11 settembre per tutelare la salute dei soccorritori, dei sopravvissuti e delle famiglie colpiti dalle tossine sprigionate durante gli attentati), che si batteva da anni per ottenerli, e tre giorni prima del venticinquesimo anniversario degli attentati, in cui morirono quasi 3.000 persone a New York, a Washington e in Pennsylvania. «Per troppo tempo i newyorkesi hanno dovuto lottare per accedere a documenti che avrebbero dovuto essere a loro disposizione fin dall’inizio» ha detto Mamdani.
Il punto è cosa il Comune sapeva e quando. Come si legge sul New York Times, secondo i funzionari le carte aggiungono prove al fatto che l’amministrazione fosse consapevole della tossicità dell’aria intorno alle Torri Gemelle mentre lasciava credere al pubblico che non ci fosse alcun rischio e che in tutta la città si potesse respirare senza problemi. «La gente si è ammalata perché i leader di cui si fidavano hanno mentito, dicendo loro che potevano respirare tranquillamente aria tossica» ha detto Mamdani in conferenza stampa. Il deputato Jerry Nadler ricorda che lui e i colleghi che allora rappresentavano Ground Zero e i quartieri limitrofi avvertirono subito le autorità locali e federali, senza essere ascoltati, e sostiene che il Comune allora guidato da Rudy Giuliani avesse previsto le conseguenze a lungo termine sulla salute di migliaia di soccorritori e residenti.
I documenti resi pubblici sono comunque una parte piccola dei rapporti sulla qualità dell’aria a Ground Zero. Ben Chevat, direttore esecutivo di 9/11 Health Watch, ha ringraziato Mamdani per essere il primo sindaco che dopo venticinque anni comincia a rispondere alla domanda su cosa la città sapesse della nube tossica e da quando, e ha ricordato che quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l’aria sicura e accettabile. La consigliera comunale Gale Brewer ha parlato di un ottimo primo passo. Per un quarto di secolo, ha detto, i soccorritori, i sopravvissuti, le famiglie e chi a Lower Manhattan viveva, lavorava e andava a scuola hanno convissuto con le conseguenze sulla salute mentre restava inaccessibile la documentazione che spiegava come si fossero ammalati.