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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Diversi musei stanno “ribattezzando” come ucraine opere finora considerate russe

20 Marzo 2023

Nelle ultime settimana, diversi musei americani e inglesi hanno deciso di “ribattezzare” alcune opere ospitate nelle loro gallerie. Tra gli esempi più recenti c’è il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha deciso di cambiare il titolo dell’opera “Danzatrici russe” di Edgar Degas in “Danzatrici con abiti ucraini”. La stessa cosa ha fatto la National Gallery di Londra, sempre con una delle opere di Degas appartenenti a questa serie: in questo caso, il nuovo titolo scelto è stato “Danzatrici ucraine”. E ancora: il J. Paul Getty Museum di Los Angeles ha indetto un referendum sul suo sito per dirimere la questione, e anche in questo si è deciso che le danzatrici di Degas non sono russe ma ucraine.

Queste decisioni sono la conseguenza di un movimento d’opinione che è cresciuto e si è rafforzato molto nel corso dell’ultimo anno, a partire dal 24 febbraio 2022, giorno in cui la Federazione russa ha invaso l’Ucraina. Un movimento d’opinione che coinvolge musei di tutto il mondo e che sta portando a una profonda “revisione” del contribuito ucraino a quella che fino a questo momento è stata considerata cultura russa: artisti e opere finora etichettate come provenienti dalla Russia zarista o da quella sovietica vengono ora raccontati e riconosciuti come parte del patrimonio storico-culturale ucraino. Un processo che, però, si sta rivelando più complicato del previsto: d’altronde, essere nati in un luogo non significa necessariamente appartenere a quel luogo. «Attribuire una nazionalità a un’artista, soprattutto nei casi in cui questa attribuzione venga fatta a posteriori, è un’operazione delicata», ha spiegato al New York Times Glenn D. Lowry, direttore del Museum of Modern Art di New York. «Facciamo ricerche rigorosissime e scriviamo le biografie dell’artista facendo attenzione alla nazionalità che a lui/lei era attribuita al momento della morte e della nascita, a eventuali viaggi per emigrare e ai mutamenti dello scenario geopolitico dell’epoca».

Un esempio della ricerca che viene svolta prima di procedere con il cambiamento del titolo di un’opera o della nazionalità di un/una artista è proprio quello del Met e delle “Danzatrici russe” di Degas. L’opera veniva descritta come «donne in abiti tradizionali russi» in una pagina del diario dell’artista datata 1899. Ma il dubbio sulla correttezza della descrizione ha portato diversi studiosi ad analizzare approfonditamente l’opera e ha stabilire con certezza che quelli dipinti da Degas fossero vestiti folkloristici ucraini. Che le danzatrici fossero ucraini e non russe, invece, non c’è stato modo di verificarlo: da qui la decisione di ribattezzare l’opera “Danzatrici con abiti ucraini”.

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