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La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
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Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.

Il governo iraniano vuole costringere la famiglia di Mahsa Amini a fare un’intervista per scagionare la polizia

21 Settembre 2022

Lo scorso venerdì in un ospedale di Tehran è morta Mahsa Amini, una ventiduenne di Saqqez, città capoluogo dell’omonima provincia del Kurdistan iracheno. Amini era stata presa in custodia dagli agenti della famigerata Gasht-e Ershad, una sorta di “buoncostume” iraniana, un’unità delle forze dell’ordine che si occupa di mantenere l’ordine pubblico nelle strade delle città assicurandosi che le donne non portino i vestiti sbagliati e che si pettinino i capelli alla maniera giusta. Secondo gli agenti della Gasht-e Ershad, Amini violava entrambe queste fondamentali norme di pubblica sicurezza, ragione per la quale è stata arrestata e condotta in una centrale di polizia, dalla quale è uscita diversi giorni dopo per essere accompagnata presso l’ospedale nel quale è morta. Quando la notizia si è diffusa sui social, per le strade della capitale iraniana, e nei giorni successivi in quelle di tutte le grandi città del Paese, sono cominciate proteste di piazze contro la Gasht-e Ershad e contro il governo, proteste che vedono protagonisti moltissimi giovani e, soprattutto, donne.

Per il governo iraniano queste proteste stanno diventando una seria preoccupazione: è chiaro, ormai, che non basteranno le pubbliche condoglianze dell’ayatollah Khamenei né le assicurazioni del Presidente Raisi – che ha detto che le autorità condurranno indagini approfondite e accurate sulla morte di Amini – a calmare le proteste. È per questo, secondo quanto riporta IranWire, che il governo iraniano pare stia cercando di convincere il padre e la madre di Amini a concedere un’intervista alla Islamic Republic of Iran Broadcasting, la tv di Stato iraniana. Non per raccontare la loro versione dei fatti e spiegare al Paese cosa sia successo a loro figlia, non un’intervista vera e propria, insomma: si tratterebbe in realtà di recitare un copione, lo scopo quello di far dire pubblicamente e apertamente alla famiglia di Amini che la morte di loro figlia non ha nulla a che vedere con le violenze della polizia ma con una pregressa malattia cardiaca che avrebbe portato alla morte improvvisa della ragazza. Le autorità iraniane avrebbe chiesto alla famiglia, poi, di invitare le persone che stanno protestano a tornare a casa e a riportare la pace nelle strade. In un’intervista a Rouydad24 – tradotta dal Center for Human Rights in Iran – il padre di Amini, Amjad, ha detto che «la cosa più triste sono le bugie che le autorità stanno dicendo su mia figlia tutti i giorni. Dicono che aveva problemi al cuore, l’epilessia, ma lei non aveva proprio nulla. Era in perfetta salute. La persona che ha picchiato mia figlia dovrebbe essere processata. Ma in un processo vero, non in uno di quelli finti che finiscono con richiami formali e licenziamenti». Dieci medici, dopo aver visto le foto del corpo di Amini, hanno confermato che la morte è stata causata da un colpo inferto alla testa e non da un infarto, causa del decesso invece riportata sul referto ufficiale.

Amjad si riferisce ai vari tentativi e alla diverse iniziative del governo per evitare che le proteste – al momento pacifiche per la maggior parte – diventino violente. Migliaia di cittadini in questi giorni stanno partecipando a cortei, a Tehran, in segno di protesta, lo scorso venerdì la metà dei negozi sono rimasti chiusi nonostante la minaccia di pesanti multe da parte delle autorità. E le multe non sono nemmeno la peggiore delle minacce rivolte ai cittadini: alcune donne hanno rivelato di aver ricevuto telefonate in cui venivano invitate a «non parlare». Le città iraniane, Tehran in particolare, in questi giorni hanno visto un dispiegamento di forze dell’ordine con pochi precedenti nella storia recente: agenti antisommossa hanno impedito l’accesso all’ospedale nel quale era tenuto il corpo di Amini e alla casa dei genitori della ragazza. Le cerimonie funebri che si sono tenute presso la moschea di Chahar Yar Nabina Sarvabad, in Kurdistan, – la moschea che la ragazza frequentava – sono state trattate come un evento ad altissimo rischio per la sicurezza: sempre secondo quanto riporta IranWire, le forze dell’ordine avrebbero occupato una scuola elementare vicino alla moschea per usarla come base e assicurarsi che non ci fossero disordini durante il funerale.

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