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L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
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La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

L’icona Gorbaciov

Pubblicità per Pizza Hut e Louis Vuitton, comparsate in videogiochi, cartoni animati e film, copertine che lo definivano uomo del decennio: come l'ex leader dell'Unione Sovietica, morto il 30 agosto a 91 anni, è diventato un simbolo della cultura pop.

31 Agosto 2022

Questa mattina in redazione parlavamo, come tutti nel mondo, della morte di Mikhail Gorbaciov e ci chiedevamo se ci fosse stato, nella lunga e veloce storia del secolo breve, un altro politico altrettanto capace di entrare nell’immaginario collettivo di un blocco e dell’altro, di diventare parte del patrimonio pop culturale di un lato e dell’altro della cortina di ferro. Fidel Castro, forse. Saddam Hussein, magari. Ronald Reagan, che di Gorbaciov è stato per tanti anni l’avversario, l’uomo che urlava dall’altra parte del Muro. Ma no, nessuno di questi è diventato riconoscibile come Gorbaciov e nessuno di questi ci è riuscito nonostante l’estetica impiegatizia – completi grigi oppure neri, occhialetti senza montatura, una corona di capelli incanutiti a decorare i lati della testa – dell’ultimo leader dell’Unione Sovietica.

Castro aveva il sigaro, Saddam i baffi, Reagan il ciuffo, Gorbaciov cosa aveva? Quella macchia sulla testa, certo. Che però non era una scelta, come probabilmente non furono delle vere e proprie scelte il Glasnost e la Perestrojka: arrivati al punto in cui era arrivata l’Urss tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, era ormai una questione di sopravvivenza. Forse Gorbaciov è rimasto così impresso nella nostra memoria perché era ed è più facile ricordare quest’uomo, nonostante il suo aspetto così comune, che la caduta del Muro di Berlino, lo sgretolamento del blocco sovietico, la fine della storia (o l’illusione della stessa). «Marvin ci vedeva il primo segno del collasso totale del sistema sovietico. Stampato sulla fronte di Gorby. La pianta della Lettonia. Lo disse a muso duro, che Gorbaciov stava sostanzialmente annunciando al mondo che l’Unione Sovietica avrebbe dovuto fronteggiare la rivolta delle repubbliche», scriveva di quella macchia DeLillo in Underworld.

A quell’annuncio che Marvin leggeva sulla sua testa, Gorbaciov resterà legato per sempre: l’onore e l’onere di essere stato il messaggero che faceva sapere al mondo che l’Unione Sovietica di fatto non esisteva più saranno suoi per sempre. La discussione intorno al lascito politico ed economico di Gorbaciov era una parte talmente scontata e abituale del dibattito pubblico che persino i pubblicitari potevano servirsene per vendere i prodotti dei loro clienti, certi che chiunque, in qualsiasi luogo, avrebbe capito. Quando Pizza Hut arrivò in quella che ormai era “soltanto” la Russia, Gorbaciov fu il protagonista di uno spot che fu forse la prima manifestazione della cosiddetta Gorbymania. Che, però, era cominciata da tempo: forse da quando Gorbaciov era stato nominato Persona del decennio dal Time con la copertina dell’1 gennaio 1990. Nel 1996 la Gorbymania era un fenomeno noto: ci si scrivevano editoriali sul Washington Post e i fan si erano dati il nome di “Gorbaswoons”. Tornando allo spot di Pizza Hut andato in onda per la prima volta nel 1997: Gorbaciov entra in una pizzeria fresca di apertura, due clienti lo riconoscono e cominciano a discutere, ovviamente, di quel che resterà di lui nella storia politica del Paese; uno dice che ha portato il caos, l’altro dice che ha dato opportunità, un’anziana signora chiosa dicendo che di sicuro ha portato Pizza Hut; tutti concordi, su questo; Gorbaciov sorride e si gode una fetta di pizza assieme alla nipotina.

Nel 2007 Louis Vuitton, su consiglio dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather, decise che non c’era testimonial migliore di Gorbaciov per la sua nuova campagna tutta fondata sul concetto di viaggio. La foto, scattata da Annie Leibovitz, è diventata una delle più famose immagini della storia con protagonista un politico: Gorbaciov, invecchiato, appesantito, che a bordo di una limousine costeggia le rovine scrostate del muro di Berlino, accanto a lui una borsa da viaggio Louis Vuitton dalla quale spunta una copia di un magazine che in copertina strilla «Litvinenko’s murder: They wanted to give up the suspect for $7000». Il magazine in questione è il periodico russo New Times – da sempre critico di Vladimir Putin – e Litvinenko è quel Litvinenko, l’ex agente del Kgb, dissidente ed esule morto avvelenato a Londra nel 2006, secondo molti su ordine del Cremlino. Sia Louis Vuitton che Ogilvy & Mather che Gorbaciov hanno sempre negato che qualsiasi messaggio politico fosse nascosto in quella che era semplicemente la pubblicità di una borsa da viaggio.

Che Gorbaciov fosse considerato adatto a vendere i prodotti del lusso occidentale – essendo stato il Presidente di un Paese che era sempre andato fiero dei suoi completi eleganti Bolshevichka, dei suoi orologi Pobeda, delle sue sneakers Dva mjachá – sottolineava quanto grande fosse la distanza che in Occidente si percepiva tra lui e i suoi predecessori. Non per niente, in molti in queste ore lo ricordano come l’uomo che provò ad affermare la gentilezza del diritto in un Paese abituato alla brutalità della forza. Gorbaciov emetteva vibrazioni gentili, un’aura docile che nelle sue trasposizioni pop culturali gli hanno permesso di diventare persino buffo. Nel suo film Così lontano così vicino, Wim Wenders lo inserisce in un cast di personaggi che interpretano se stessi che comprende anche Lou Reed e Peter Falk. C’è un episodio dei Simpson in cui George Bush padre si trasferisce a Springfield e Gorbaciov va a portargli un regalo di benvenuto nella nuova residenza. In Rocky IV, il primo membro del Partito a tributare allo Stallone Italiano la meritata standing ovation è proprio Gorbaciov (interpretato da David Lloyd Austin). Quando si arrivava alla fine di Street Fighter II con il wrestler sovietico Zangief, il premio era la possibilità di ballare la prisyádka con Gorbaciov. Nel 1989 Nina Hagen incise “Mikhail, Mikhail (Gorbachev Rap)” e l’anno dopo la moglie di Gorbaciov, Raissa, la invitò come ospite d’onore al Festival della cultura femminista di Mosca. Sempre nel 1989 il Presidente finì pure sulla copertina di un disco, In Gorbachev We Trust, della band scozzese The Shamen. Non solo la band affermava di credere in lui come gli americani in Dio, ma lo raffiguravano pure con una corona di spine posata sulla testa.

Forse, però, il motivo per il quale davvero, proprio oggi, Gorbaciov sembra una figura così pop è la nostalgia, la materia di cui è fatta ormai tutta la cultura pop contemporanea. In queste ore sui social sta girando molto una foto che ritrae Gorbaciov, Reagan e Bush padre a New York, con le Torri Gemelle sullo sfondo. «Niente di quello che c’è in questa foto esiste più», dicono diversi commenti. Probabilmente tutto si spiega così: con Gorbaciov finisce il mondo in cui, a un certo punto, si scoprì che un ex leader dell’Unione Sovietica era capace di pronunciare una frase come «non c’è nulla di più prezioso della vita umana». Gorbaciov questa frase l’aveva ripetuta recentemente, quando gli avevano chiesto la sua opinione sull’invasione russa dell’Ucraina.

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