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09:23 mercoledì 8 aprile 2026
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

Addio Mister Ikea

Austerità, spregiudicatezza, pentimento, e una semplicità a tratti sinistra: la favola di Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea, morto il 27 gennaio a 91 anni.

29 Gennaio 2018

Ingvar Kamprad ricorda il lupo di Cappuccetto Rosso quando è nel letto, con la cuffia della nonna in testa. Anche fisicamente sarebbe stato perfetto per quel ruolo. Nella sua vita ci sono tutti gli ingredienti contraddittori di una favola: Austerità, spregiudicatezza, pentimento, e una semplicità a tratti sinistra. Mezzo mondo, ormai da generazioni, se la racconta prima di addormentarsi, la favola di Ingvar Kamprad: spegnendo una luce, chiudendo un cassetto, afferrando un libro o asciugandosi la faccia. Se in certe case italiane non ci sono più eccessi, gondole sul televisore, è perché sono cambiati i tempi, d’accordo, ma anche perché c’è passato il lupo e ha livellato il kitsch, lo ha reso minimale. Il lupo non ha risparmiato nemmeno gli interni di chi ha mezzi, ma si è adeguato al gusto low cost. Sono pochi quelli che possono dire di non essere stati mangiati meglio dalla bocca di Kamprad.

 Segaligno e famelico, tirchio probabilmente dalla nascita, ma con quel più di compiacimento fiero che hanno solo i tirchi più ricchi del mondo, svedese e pure un po’ svizzero – tanto per sfiorare le vette del sadismo – il fondatore di Ikea è morto lo scorso 27 gennaio, a 91 anni. Anzi, si è spento come uno dei suoi fiammiferi. Nato il 30 marzo del 1926 a Älmhult, nella profonda Svezia delle foreste senza sbocco sul mare, iniziò la sua carriera a diciassette anni, vendendo, appunto, fiammiferi. Ben presto si rese conto che fabbricarli in zona era più costoso che acquistarli altrove, e lui voleva rivendere a prezzi competitivi. Non era ancora nessuno, ma era già lui quando delocalizzò la produzione, a fin di bene. La sua idea del bene: il risparmio, suo e dei clienti.

Il resto è storia, la storia di un successo planetario, la storia di un dislessico, IK, che dà il nome di cose, Paesi e persone ai suoi prodotti per riuscire a ricordarseli, e così rende la vita quotidiana di mezzo mondo impronunciabile. Fatta eccezione per Billy: una sicurezza, in tutti i sensi. Una storia costellata anche di polemiche sorte intorno alle presunte condizioni di lavoro negli stabilimenti dislocati in Cina, India, eccetera. Una storia di ombre più lontane nel tempo.

SWEDEN-KAMPRAD-IKEA-PEOPLE

Alla metà degli anni Novanta, alcune lettere riemerse dall’epistolario di Per Engdahl, il piccolo Hitler dello Småland, hanno inchiodato IK al suo passato. Nel 1942 era entrato a far parte del Nuovo Movimento Svedese e pare avesse contribuito al reclutamento di militanti filo nazisti fino al ’45, anno in cui ne uscì. In seguito rimase a lungo in contatto con Engdahl, senza prendere apertamente le distanze. A seguito di queste rivelazioni, IK ha dichiarato come quella fase della sua vita fosse stata «un grande errore, il più grande mai commesso». Pare abbia scritto una lettera di scuse ai suoi impiegati ebrei. Non so se sia vero, ma c’è del comico nero in questo suo bisogno di scusarsi solo con il personale. Su Wikipedia la faccenda si conclude con uno strano lieto fine: «Ikea è uno dei pochi rivenditori a possedere un deposito all’interno dello stato di Israele».

La biografia di IK appare uno spinoff, documentaristico, di Uomini che odiano le donne, è un bestseller svedese. Certo IK è una figura controversa, come si dice per farla breve. Dal 1976 ha vissuto a Épalinges, in Svizzera, per ragioni fiscali. Era sempre il risparmio a guidarlo, una spinta più forte del nazionalismo cui pure sembrava essere piuttosto incline. Fino a pochi anni fa, prima del rientro in patria, scorrazzava per i supermercati del cantone Vaud con una vecchia utilitaria, vestito come un pensionato che non ce la fa ad arrivare a fine mese, sempre sui toni del grigio. Volava in economy. Incoraggiava i suoi dipendenti a scrivere su entrambi i lati di un foglio.

In rete circolano moltissime immagini che lo ritraggono con sacchetti in mano, con la moglie affianco, con la barba appuntita come una matita appena temperata, sempre rigorosamente modesto, sottotono, ma con un lampo di vivacità irriducibile nello sguardo. Era alcolista dichiarato – lo credo, con la bella vita che si concedeva non gli restava che attaccarsi alla bottiglia – eppure, a vederlo, non lo si riesce a immaginare appannato dal vizio, al massimo un po’ brillo.

Cosa succede quando muore chi ha creato l’ambiente in cui viviamo e lo ha forgiato a sua immagine? IK non è dio, ma certo gli somiglia. I suoi cataloghi del resto sono più letti della Bibbia. Succede che morto un dio non ci si sente mai soli: uno si guarda intorno e realizza di essere ancora dentro un disegno, dentro quella testa di camperista, bricoleur e montatore fai da te. L’uomo che ti penti di aver sposato, tutti i giorni, ma che ti tieni stretto. A chi non si sentisse a proprio agio e invece volesse uscirne, consiglio di rivolgersi alla regina dell’eccesso anti minimalista: Loredana Bertè. Per prima ha gridato ai quattro venti i rischi che si corrono quando ci si innamora di uno svedese.

Foto Getty
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