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05:17 mercoledì 4 marzo 2026
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.
Il sindaco di Londra ha deciso che Oxford Street verrà pedonalizzata per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare gli incidenti automobilistici E sarà una vera pedonalizzazione: niente macchine, autobus, taxi, biciclette, scooter e risciò, potranno accedervi soltanto persone a piedi.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
Anche gli eredi di Frida Kahlo sono esasperati dalla mercificazione di Frida Kahlo La pro nipote Cristina Kahlo ha pubblicamente espresso la sua frustrazione per la trasformazione dell'artista in un santino commerciale.
Sta riscuotendo grande successo un sito che raccoglie firme per mandare in guerra Barron Trump, il figlio più piccolo di Donald Si chiama DraftBarronTrump.com e lo ha lanciato Toby Morton, ex sceneggiatore di South Park.
Nonostante la guerra sia scoppiata di sabato, l’organo di sicurezza dell’Unione europea si è riunito di lunedì perché nel fine settimana non lavora nessuno Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con un post su X, diventato un instant classic dei meme sulla burocrazia europea.
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.

Addio Mister Ikea

Austerità, spregiudicatezza, pentimento, e una semplicità a tratti sinistra: la favola di Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea, morto il 27 gennaio a 91 anni.

29 Gennaio 2018

Ingvar Kamprad ricorda il lupo di Cappuccetto Rosso quando è nel letto, con la cuffia della nonna in testa. Anche fisicamente sarebbe stato perfetto per quel ruolo. Nella sua vita ci sono tutti gli ingredienti contraddittori di una favola: Austerità, spregiudicatezza, pentimento, e una semplicità a tratti sinistra. Mezzo mondo, ormai da generazioni, se la racconta prima di addormentarsi, la favola di Ingvar Kamprad: spegnendo una luce, chiudendo un cassetto, afferrando un libro o asciugandosi la faccia. Se in certe case italiane non ci sono più eccessi, gondole sul televisore, è perché sono cambiati i tempi, d’accordo, ma anche perché c’è passato il lupo e ha livellato il kitsch, lo ha reso minimale. Il lupo non ha risparmiato nemmeno gli interni di chi ha mezzi, ma si è adeguato al gusto low cost. Sono pochi quelli che possono dire di non essere stati mangiati meglio dalla bocca di Kamprad.

 Segaligno e famelico, tirchio probabilmente dalla nascita, ma con quel più di compiacimento fiero che hanno solo i tirchi più ricchi del mondo, svedese e pure un po’ svizzero – tanto per sfiorare le vette del sadismo – il fondatore di Ikea è morto lo scorso 27 gennaio, a 91 anni. Anzi, si è spento come uno dei suoi fiammiferi. Nato il 30 marzo del 1926 a Älmhult, nella profonda Svezia delle foreste senza sbocco sul mare, iniziò la sua carriera a diciassette anni, vendendo, appunto, fiammiferi. Ben presto si rese conto che fabbricarli in zona era più costoso che acquistarli altrove, e lui voleva rivendere a prezzi competitivi. Non era ancora nessuno, ma era già lui quando delocalizzò la produzione, a fin di bene. La sua idea del bene: il risparmio, suo e dei clienti.

Il resto è storia, la storia di un successo planetario, la storia di un dislessico, IK, che dà il nome di cose, Paesi e persone ai suoi prodotti per riuscire a ricordarseli, e così rende la vita quotidiana di mezzo mondo impronunciabile. Fatta eccezione per Billy: una sicurezza, in tutti i sensi. Una storia costellata anche di polemiche sorte intorno alle presunte condizioni di lavoro negli stabilimenti dislocati in Cina, India, eccetera. Una storia di ombre più lontane nel tempo.

SWEDEN-KAMPRAD-IKEA-PEOPLE

Alla metà degli anni Novanta, alcune lettere riemerse dall’epistolario di Per Engdahl, il piccolo Hitler dello Småland, hanno inchiodato IK al suo passato. Nel 1942 era entrato a far parte del Nuovo Movimento Svedese e pare avesse contribuito al reclutamento di militanti filo nazisti fino al ’45, anno in cui ne uscì. In seguito rimase a lungo in contatto con Engdahl, senza prendere apertamente le distanze. A seguito di queste rivelazioni, IK ha dichiarato come quella fase della sua vita fosse stata «un grande errore, il più grande mai commesso». Pare abbia scritto una lettera di scuse ai suoi impiegati ebrei. Non so se sia vero, ma c’è del comico nero in questo suo bisogno di scusarsi solo con il personale. Su Wikipedia la faccenda si conclude con uno strano lieto fine: «Ikea è uno dei pochi rivenditori a possedere un deposito all’interno dello stato di Israele».

La biografia di IK appare uno spinoff, documentaristico, di Uomini che odiano le donne, è un bestseller svedese. Certo IK è una figura controversa, come si dice per farla breve. Dal 1976 ha vissuto a Épalinges, in Svizzera, per ragioni fiscali. Era sempre il risparmio a guidarlo, una spinta più forte del nazionalismo cui pure sembrava essere piuttosto incline. Fino a pochi anni fa, prima del rientro in patria, scorrazzava per i supermercati del cantone Vaud con una vecchia utilitaria, vestito come un pensionato che non ce la fa ad arrivare a fine mese, sempre sui toni del grigio. Volava in economy. Incoraggiava i suoi dipendenti a scrivere su entrambi i lati di un foglio.

In rete circolano moltissime immagini che lo ritraggono con sacchetti in mano, con la moglie affianco, con la barba appuntita come una matita appena temperata, sempre rigorosamente modesto, sottotono, ma con un lampo di vivacità irriducibile nello sguardo. Era alcolista dichiarato – lo credo, con la bella vita che si concedeva non gli restava che attaccarsi alla bottiglia – eppure, a vederlo, non lo si riesce a immaginare appannato dal vizio, al massimo un po’ brillo.

Cosa succede quando muore chi ha creato l’ambiente in cui viviamo e lo ha forgiato a sua immagine? IK non è dio, ma certo gli somiglia. I suoi cataloghi del resto sono più letti della Bibbia. Succede che morto un dio non ci si sente mai soli: uno si guarda intorno e realizza di essere ancora dentro un disegno, dentro quella testa di camperista, bricoleur e montatore fai da te. L’uomo che ti penti di aver sposato, tutti i giorni, ma che ti tieni stretto. A chi non si sentisse a proprio agio e invece volesse uscirne, consiglio di rivolgersi alla regina dell’eccesso anti minimalista: Loredana Bertè. Per prima ha gridato ai quattro venti i rischi che si corrono quando ci si innamora di uno svedese.

Foto Getty
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