Hype ↓
01:37 venerdì 27 febbraio 2026
Non si è capito se è stato Morgan a non voler duettare con Chiello o Chiello a non voler duettare con Morgan nella serata delle cover di Sanremo Morgan ha detto che è stato lui a decidere di non esibirsi con Chiello, Chiello ha detto che la scelta di fare da solo è tutta sua.
I prezzi dei club di Berlino sono aumentati così tanto che è stato necessario inventarsi il termine technoinflazione Tutto è partito dal Berghain, ovviamente, che negli ultimi tre anni ha aumentato il costo del biglietto del 20 per cento. E tutti gli altri hanno seguito.
Nanni Moretti ha annunciato che voterà No al referendum sulla giustizia con una storia Instagram molto morettiana «Al referendum voto no cari saluti» ha annunciato sul social, in una storia che secondo tanti è un rimando anche a Caro diario.
L’avvocato di Maduro si è lamentato del fatto che Maduro non lo sta pagando per colpa delle sanzioni statunitensi al Venezuela Quando ha accettato di difendere in tribunale i coniugi Maduro, l'avvocato Barry Pollack non immaginava che avrebbe dovuto farlo gratis.
Alla prossima Biennale d’Arte di Venezia non ci sarà neanche un artista italiano A parte quella scelta per rappresentare il nostro Paese nel Padiglione Italia, Chiara Camoni.
Dopo essere stato snobbato agli Oscar, Park Chan-wook si è consolato con la nomina a presidente della giuria del Festival di Cannes Il regista torna, stavolta con un ruolo "istituzionale", al Festival che lo ha fatto conoscere a tutto il mondo: fu qui che nel 2004 presentò Oldboy.
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.

Il mockumentary sul 2020 è più brutto del 2020

Nonostante qualche momento brillante, Death to 2020 di Charlie Brooker per Netflix è una satira riciclata senza un focus preciso.

30 Dicembre 2020

Death to 2020, il mockumentary dell’autore di Black Mirror Charlie Brooker sull’anno peggiore di sempre, è iniziato nell’unico modo in cui sarebbe mai potuto iniziare un mockumentary sul 2020: doveva arrivare su Netflix per tutto il mondo dalla mattina del 27 dicembre, io non ce l’avevo. Da alcuni tweet (c’è chi ha pensato facesse parte di una “divertente” strategia della piattaforma) è emerso che non tutti riuscivano a riprodurlo. Alcuni lo vedevano in lingua originale, altri visualizzavano solo il trailer, a un certo punto è scomparso pure quello. Sempre su Twitter, Netflix ha avvertito che i tempi per la traduzione dei sottotitoli in italiano si sono allungati – è possibile vederlo solo cambiando le impostazioni e mettendo la lingua di default in inglese – assicurando che il finto documentario arriverà sicuramente per tutti entro la fine del mese. Poco male. Considerando che Death to 2020, la peregrinazione sui fatti di quest’anno raccontata dal solo che avrebbe mai potuto farlo, è forse più brutto dell’anno stesso. Con una satira politica stanca, che è riciclata, già digerita, che ti può sembrare una cosa fresca solo se ti sei auto-imposto un rigoroso blackout da ogni forma di media almeno per i precedenti otto mesi.

Per i 70 minuti di mockumentary, quel misto di cose vere e ricostruite come nel film di Borat-Sacha Baron Cohen (che però, al contrario, è perfettamente riuscito), Brooker e Annabel Jones hanno scritto e riscritto una storia continuamente aggiornata ogni volta che accadeva qualcosa di importante, in cui alcune super star come Hugh Grant e Samuel L. Jackson si fingono una squadra di esperti chiamata a commentare i fatti più rilevanti dell’anno, dall’omicidio di Suleimani al Coronavirus fino alla vittoria di Biden, con un progetto di cui siamo stati avvertiti praticamente all’ultimo com’è nello stile di Brooker. Durante un’intervista a Vulture per la promozione di The Undoing Hugh Grant l’aveva appena accennato: «domani farò una cosa».

Eppure per tutti i 70 minuti non fai altro che chiederti perché Brooker abbia ideato qualcosa in cui la battuta media è «Trump è stato il secondo presidente di colore della storia americana», o «Suleimani era la Beyoncé della guardia rivoluzionaria islamica». Perché abbia consegnato un prodotto che nonostante qualche momento è comunque meno divertente e catartico di quanto fatto in Borat 2, e di quell’insieme di idiozia reale e meme – Trump e la candeggina, la cronaca di chi era isolato in un bilocale con i bambini, chi ha twittato di essersi fatto crescere i baffi in lockdown e adesso è ancora Alberto Castagna – a cui la home di Twitter, Instagram e Facebook ha contribuito in questo periodo.

Secondo i media britannici che hanno definito Death to 2020 “deludente” (li ha raccolti tutti l’Indipendent), il fatto frustrante non è tanto che Brooker sia unanimemente riconosciuto come un genio della satira politica – se a noi è noto principalmente come l’autore di Black Mirror, nel Regno Unito è famoso soprattutto per il programma Wipe, in cui commenta i fatti contemporanei con grande cinismo – quanto la totale assenza del tema reale-virtuale. Una cosa che in un anno come questo, da un autore premiato agli Emmy Awards per il modo con cui ha trattato l’alienazione tecnologica, che in un Wipe speciale a tema Covid-19 aveva detto «le notizie sui media sono come la frutta, fanno bene ma consumate in eccesso fanno venire il cagotto», comunque te la aspetti, ci speri.

E invece a Death to 2020 manca proprio un’angolatura nuova per trattare la stessa storia. Ci sono momenti brillanti, dovuti alla bravura di Hugh Grant nel ruolo di uno storico misogino che cita i tempi in cui i cattivi arrivavano a Westeros, «guardi che si confonde, quello è Il Trono di spade», e lui si indispone, «qui lo storico sono io!», e soprattutto alla creazione del personaggio dell’influencer millenial (a interpretarlo è Joe Keery, lo Steve Harrison di Stranger Things) che come gli influencer millenial è sempre “due cose”, prima bartender e mixologist, ora si è reinventato digital content creator e motivatore. Per George Floyd aveva postato un quadratino nero, non sapeva bene perché ma voleva che tutti sapessero che stava dalla parte giusta. Qualunque fosse.

Ma ogni cosa è già vista e sentita perché quanto abbiamo vissuto è stato così assurdo che l’abbiamo già fatto a pezzi almeno nelle nostre chat, in Italia siamo stati temprati dal «Governo che non lavora col favore delle tenebre» di aprile. Ci siamo abituati a ridicolizzare il 2020 al modo in cui si ridicolizza qualcosa di doloroso come fosse una terapia, quando invece Death to 2020 sembra solo un’emulazione, arriva tardi, non ci libera da niente. Verso il minuto 47 volevo soltanto finisse. In questo senso è piuttosto appropriato al soggetto che tratta.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Alla prossima Biennale d’Arte di Venezia non ci sarà neanche un artista italiano

A parte quella scelta per rappresentare il nostro Paese nel Padiglione Italia, Chiara Camoni.

Dopo essere stato snobbato agli Oscar, Park Chan-wook si è consolato con la nomina a presidente della giuria del Festival di Cannes

Il regista torna, stavolta con un ruolo "istituzionale", al Festival che lo ha fatto conoscere a tutto il mondo: fu qui che nel 2004 presentò Oldboy.

Se a un certo punto smettiamo di interessarci alla musica nuova la colpa è del nostro cervello ma anche dell’industria musicale

Le ricerche dicono che il gusto musicale si congela intorno ai 33 anni. Ma dietro c'è un fenomeno più profondo, che riguarda il modo in cui il cervello codifica i ricordi, la costruzione dell'identità e un'industria che monetizza la nostalgia.

Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron

L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.

Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda

Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.

Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video

Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.