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17:51 martedì 4 agosto 2026
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Michelle e le madri d’America

Queste elezioni sono una lotta sul sogno americano: la first lady deve dimostrare che Obama ne è un esempio

05 Settembre 2012

Michelle Obama è immobile, al centro del podio. Sorride. È appena salita sul palcoscenico della convention democratica di Charlotte, è emozionata. Il pubblico la stava attendendo con trepidazione e ora la applaude convinto, sventolando i cartelli “we love Michelle” portati dai volontari. Ha un vestito di seta rosa senza maniche e i denti bianchissimi. Le guance di gomma le illuminano il viso, con un pizzico di cipria a schiarirle. Le prime parole quasi le restano in gola, ma non si emoziona e continua a parlare. Ha una voce calma, ferma. Materna. Parla alle mamme americane, come Elaine Brye, la madre dell’Ohio che un giorno le scrisse una lettera per ringraziarla e per tutta risposta fu invitata alla Casa Bianca insieme al marito. Ieri sera è stata Elaine a presenterla al pubblico, a introdurre “l’orgoglio delle madri d’America”.

Michelle ricorda i primi tempi con Barack, il buco sull’auto del marito da cui si vedeva l’asfalto, le scarpe buone mezzo numero più piccolo, i debiti contratti per andare all’università che nei primi anni di matrimonio erano maggiori delle rate del mutuo. Cerca un contatto con la middle class, un elettorato che a novembre sarà fondamentale per la riconferma del marito. Cerca di ricordare le sofferenze del marito, cresciuto dalla madre e dai nonni, che è stato il primo a soffire e per questo sa come affrontare i problemi. Un uomo che è “rimasto com’era”, nonostante i quattro anni alla Casa Bianca.

“Fare il presidente non ti cambia, ma rivela chi sei”. Il pubblico esplode, applaude convinto. “Siamo ancora una famiglia che pensa ai problemi della gente”, afferma con voce bassa ma decisa. “I love you, Michelle”, urla un uomo in sedia a rotelle dalla prima fila. Lei resta seria, il pubblico ascolta assorto. “Oggi amo mio marito più di quattro anni fa”. Una frase che nasconde un’intera campagna elettorale. “Fare l’impossibile è la storia di questa nazione”.

Queste elezioni sono una lotta sul sogno americano. I repubblicani sostengono che Obama lo stia uccidendo, il presidente afferma di esserne l’esempio. Come lo è Julian Castro, il sindaco di San Antonio a cui è affidato il keynote speech, che sale sul palco prima di Michelle. Ha 38 anni, la faccia da bravo ragazzo e prende lezioni di spagnolo. Con gli occhi lucidi ringrazia la madre, commossa sugli spalti, che una volta teneva in mano una scopa. “Ora io ho in mano questo microfono”. Il segreto per moltiplicare queste storie di successo è rieleggere Barack Obama. “Il sogno è universale, è l’America a renderlo reale”, afferma Castro fra gli applausi.

Il partito democratico punta a essere il simbolo delle minoranze. Una delegata dell’Illinois di origine indiana sfoggia un sari di seta azzurra, uno del New Mexico indossa un cappello a tesa larga e un cravattino da cowboy, e poi asiatici, afroamericani, latini. Anche i volontari sono di ogni età ed etnia, con il chador o il crocifisso che pende dal collo. E Castro, che nel 2010 è stato rieletto con l’82,9% delle preferenze, guarda ai suoi predecessori: Bill Clinton, a cui nel 1988 fu affidato il keynote speech della convention di Atlanta, e Barack Obama, a cui toccò il discorso principale a quella di Boston del 2004. È il primo ispanico ad affrontare il keynote. Sulle sue spalle poggia un disegno a lungo termine dei democratici, che proprio grazie ai latinos puntano in futuro a trasformare il Texas, da sempre fortezza repubblicana, in uno stato liberal. Castro guarda avanti e conquista il pubblico, ormai entusiasta. La platea è calda, coinvolta.

La prima ovazione della serata è stata però per Ted Kennedy, vecchio leone del senato americano scomparso tre anni fa. Sul maxischermo scorrono vecchie immagini in bianco e nero, il pubblico applaude. Poi all’improvviso lo schermo è a colori, sbiaditi. Appare un giovane Romney. È un vecchio dibattito televisivo durante le elezioni per il Senato del 1994. Ted Kennedy distrugge Romney, il pubblico è in estasi. Il giovane Romney è ammutolito, bastonato da Kennedy sull’aborto. “Teddy, Teddy”, urla il pubblico. Quell’anno Teddy Kennedy ottenne il 58% dei voti, Romney appena il 41%. Qua a Charlotte sperano tutti che Obama ne segua le orme.

(foto MLADEN ANTONOV/AFP/GettyImages)

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