A lui, però, non piace che si parli del suo passato sulle passerelle di Milano e Parigi. Anche perché i suoi avversari lo hanno usato e lo usano contro di lui.
Dopo aver scelto il tema più controverso di tutti (John Galliano), il Met Gala ha provato a rimediare scegliendo quello più noioso di tutti
Il tema del prossimo Met Gala sarà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday”, una mostra sugli abiti di tutti i giorni che prende il posto di quella su Galliano.
Il nuovo tema del Met Gala 2027 sarà sulla difficile ed eccezionale impresa dell’essere normali. Ammettiamo che se dovessimo descrivere un evento mondano, di fatto ordinario – tanto meno extraordinario – è l’ultima parola che ci verrebbe in mente. Come racconta l’Associated Press, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York ha annunciato giovedì il tema della sua prossima mostra, che verrà inaugurata come ogni anno dal gala del primo lunedì di maggio, quest’anno però nella giornata del 3. Si chiamerà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday” e sarà dedicata agli abiti quotidiani; quelli comuni, come jeans, t-shirt, impermeabili, felpe e piumini e al modo in cui gli stilisti li hanno trasformati in capi da passerella. La mostra prende il posto della retrospettiva su John Galliano, annunciata e poi cancellata dopo circa un mese dal museo e dallo stesso stilista, – se volete rinfrescarvi la memoria, noi di Rivista avevamo scritto un articolo – in seguito alle proteste di donatori, rappresentanti delle istituzioni cittadine e della comunità ebraica per le sue passate dichiarazioni antisemite e razziste. Tra le critiche più dure c’era stata quella di Julie Menin, presidente del Consiglio comunale di New York e figlia di una sopravvissuta all’Olocausto, che ha definito la cancellazione «la decisione giusta»: il gala del 2027, tra l’altro, sarebbe caduto proprio nel giorno della memoria dell’Olocausto. Anna Wintour, direttrice editoriale globale di Vogue, che supervisiona il Met Gala ed è da sempre vicina a Galliano, ad agosto aveva definito «molto coraggiosa» la sua scelta di rinunciare alla mostra. Come riporta The Hollywood Reporter, il curatore Andrew Bolton, che lavorerà con Stephanie Kramer ed Emily Mushaben, ha scelto volutamente di non sostituire un grande stilista con un altro. «Non avevo un piano B», ha detto a Vogue, «Volevo una mostra che fosse impegnativa, provocatoria e bella quanto lo sarebbe stata quella su John. Non doveva essere un ripiego». L’idea, ha raccontato, è nata mentre preparava “Costume Art”, la mostra di quest’anno: «Gli abiti di tutti i giorni portano con sé una quantità straordinaria di significati». Il tutto finanziato da Moncler e Instagram. Circa un terzo dei pezzi esposti arriverà dalla collezione del museo, il resto da prestiti e donazioni delle case di moda. Tra questi ci sono un cappotto trapuntato di Charles James degli anni Trenta, in prestito dal Victoria and Albert Museum di Londra, il “sleeping bag coat” di Norma Kamali, creato nel 1973, esposto nella sezione dedicata ai piumini e i jeans Calvin Klein della storica campagna con Brooke Shields, donati dalla stessa attrice. E infine, non per importanza, la collezione grunge di Marc Jacobs per Perry Ellis. Alcuni stilisti realizzeranno inoltre dei pezzi apposta per celebrare gli ottant’anni del Costume Institute.