Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo»
È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Secondo Stella Barey, per passare da un video non porno pubblicato una pornostar su TikTok o Instagram a un video porno pubblicato da quella stessa pornostar servono in media 55 clic. Hidden, l’app che ha lanciato nel 2025 e di cui oggi è amministratrice insieme a Lana Rhoades e Ari Kytsya, tre dei nomi più noti del settore, serve ad accorciare quel percorso. Ha lo stesso formato verticale di TikTok, ma qui il nudo non è censurato e i video si comprano in pochi clic dalla pagina di ogni creator, che funziona come una vetrina. Come racconta Dazed, Barey ci pensava da cinque anni, nel frattempo raccoglieva dati su cosa volessero i suoi fan. Rhoades e Kytsya si sono unite a lei dopo, quando hanno saputo cosa stava costruendo.
È una storia che si ripete da quando esiste internet. Le sex worker hanno avuto nella sua nascita un ruolo molto più grande di quanto si racconti, come ha ricostruito Mindy Seu nel libro A Sexual History of the Internet, uscito nel 2025. Il paginone centrale di Playboy con Lena Forsén è diventato una delle immagini di prova più famose dell’elaborazione digitale, e l’industria per adulti ha contribuito a diffondere tecnologie e modelli di business su cui poi è nato il web commerciale. Ma quando una piattaforma cresce grazie a loro, spesso le stesse creator finiscono censurate o cacciate, di solito quando arrivano le pressioni dei circuiti di pagamento. Nel 2021 OnlyFans annunciò che avrebbe vietato i contenuti sessualmente espliciti, salvo ritirare la decisione pochi giorni dopo. Oggi Kytsya rischia ogni giorno la chiusura dei suoi profili social, anche se sono «puliti», e Barey non riesce più a pubblicare nemmeno i video di educazione sessuale a cui si era dedicata. «Le sex worker fanno crescere le piattaforme, e poi vengono sempre cacciate e devono trovarsi una nuova casa», dice Barey.
Hidden prova a cambiare le regole. Accoglie anche le performer di pornografia hardcore, vieta i contenuti generati con l’intelligenza artificiale, ha un servizio di assistenza fatto da esseri umani e trattiene il 18 per cento dei guadagni, due punti in meno di OnlyFans. Il suo algoritmo non è pensato per far scorrere i contenuti all’infinito, ma per riproporli nel tempo a nuovi utenti: una specie di promozione passiva per chi finora doveva farsi pubblicità su otto piattaforme diverse. Soprattutto, quasi tutte le creator che ci lavorano citano come motivo la comunità di donne che ci hanno trovato, in un lavoro che si fa quasi sempre da sole. Prima di Hidden, in quattro anni di carriera, Kytsya aveva conosciuto solo altre due creator. Barey chiama OnlyFans l’Instagram del porno, un’esperienza fredda e clinica, e vuole che Hidden ne diventi il TikTok.