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05:54 venerdì 21 agosto 2026
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

Mattia Destro, in bilico

Undici è stato di recente ospite di Trigoria, e lì ha incontrato e intervistato tre giocatori della Roma. Tra questi Mattia Destro, diviso tra campo e panchina, giovinezza e maturità, ambizione e le troppe voci che non aspettano null'altro che un passo falso.

13 Gennaio 2015

In ogni caso non è facile essere Mattia Destro. Vivere da promessa, essere trattato sempre da tale, e nel frattempo avere quasi ventiquattro anni, che tanti non sono ma nemmeno più pochi. Trovarsi in una grande e trovarsi sempre sul mercato, perché adesso è gennaio e se non giochi ti associano altrove e se sbuffi anche di nascosto ti danno in partenza pure se non ci hai nemmeno pensato. Fa parte del gioco e il ragazzo di Ascoli lo sa, anche se non vorrebbe. Ché andare in campo con la valigia è scomodo. Già giocare come fa adesso lo è: non confessa certo l’insoddisfazione, ma non serve nemmeno domandargli se vorrebbe qualche minuto in più nella Roma. O magari sentirsi più in vista nella squadra che ormai è sua da qualche anno (la prima volta a settembre 2012) e che non sembra esserlo mai completamente. Ora lo danno verso il Milan anche se le smentite arrivano dopo ogni voce, nonostante Garcia lo abbia detto senza prestarsi a interpretazioni: «Non si muove». Ma gennaio è ancora lungo e si accavalleranno indiscrezioni che Mattia dovrà ignorare. Sembra allenato pure a scrollare le spalle, una volta che entra a Trigoria: il posto da guadagnare è lì dentro, almeno adesso.

Dove ha costruito un po’ della sua storia: un gol dopo l’altro fino ad arrivare a ventitré in cinquantacinque partite di Serie A, in giallorosso, hanno un valore. Soprattutto se conquistati a pezzi: in questo campionato ha giocato sette volte dall’inizio e sette a partite in corso, prima quattordici da titolare e sei dalla panchina, due anni fa undici gare dal primo minuto, dieci entrando. Una piuttosto curiosa alternanza, o forse un ruolo ritagliato per lui: quello del titolare aggiunto, del giocatore che può essere schierato subito oppure dev’entrare e risolvere. Nel basket un giocatore così sarebbe il perfetto sesto uomo, ma Destro è calciatore e figlio di calciatore, salta il paragone e va sul concreto: «Meglio essere tra i cinque. Il paragone mi piace, però dovendo dirla tutta l’ambizione è essere tra chi comincia. L’unica cosa che non cambia è l’impegno: serve dare il meglio in ogni minuto».

Mattia Destro non parla molto. Preferisce spiegarsi con i silenzi, o cambiando espressione del viso. Guarda al campo, più che al taccuino. Che è come se guardasse la culla, in effetti: il papà, Flavio, ha giocato in A e ha anche un passato recente da allenatore (l’anno scorso ha preso il posto di Giordano ad Ascoli), il pallone è uno strumento di famiglia. Il problema non è la vocazione, che Destro ha preso come un’eredità, moltiplicandone gli effetti, ma l’eterno richiamo alla giovinezza. Destro era giovane quando ha giocato la sua prima partita in Serie A: 12 settembre 2010, con la maglia del Genoa contro il Chievo, in gol sei minuti dopo il suo ingresso in campo. Aveva 19 anni. Oggi, quattro anni dopo, Destro è ancora giovane: «Ma a ventitré anni uno non dovrebbe essere più considerato come tale». La sua lotta è questa: ogni giorno contro l’anagrafe, che in Italia è spietata al contrario: puoi sempre aspettare, il tuo momento sarà sempre il prossimo. Così Destro è un giocatore che chiede fiducia ma ha sempre lo sguardo addosso di chi lo pensa ancora acerbo, pubblico compreso che non gli permette errori quasi mai e nemmeno passaggi a vuoto, anche perché Destro quando entra lo fa spesso al posto di Totti (cinque volte su sette, in questo campionato) e quando gioca titolare fa stare il capitano in panchina (cinque volte su sette, anche qui).

Di fatto tocca un intoccabile e quindi ha una pressione moltiplicata addosso. Un eterno ragazzo che non può sbagliare rischia di non essere un investimento, di non sentirsi tale, dunque di sentirsi sempre sul mercato. O di guardare all’estero, perché i Verratti, gli Immobile, vanno poi a fiorire altrove: «Per un giovane è difficile, va detto. E a qualcosa dovrebbe far pensare, se i giovani di un certo valore poi vanno all’estero». Lo dice con serenità, guardandosi prima intorno perché il titolo non diventi “Destro vuole andare all’estero”. Affida però a una riflessione un sentimento che non è fastidio solo perché affrontato con diplomazia. In fondo Mattia chiede semplicemente il posto che forse meriterebbe, se nel calcio contasse solo il calcio. Ma questo è il mondo in cui bisogna anche sapersi mostrare, in cui occorre vendere un’immagine di sé che con il ragazzo taciturno lega poco. Ha aperto i suoi profili sui social network da poco: «Devo ingranare, non li usavo e ora voglio approfondire», dice mentre Nainggolan quasi minaccia di spiegargli Twitter, pur sapendo di non essere esattamente un modello.

È stato nella lista dei 32 pre-convocati per l’Europeo 2012, e poi non è andato all’Europeo, e nella lista dei 30 sempre pre-convocati per il Mondiale in Brasile, senza entrare poi nel gruppo finale.

Ride, Destro. Poi si ferma – e si capisce che l’argomento non è divertente: è invece una somma di piccole delusioni – quando ripensa al suo percorso in Nazionale: ha giocato con tutte le maglie azzurre, dall’Under 16 in poi. Con i grandi ha esordito a ventuno anni, contro l’Inghilterra e in coppia con El Shaarawy, che le voci rimaste in giro danno come pedina di scambio per mandare Destro al Milan. A parte questo gioco della sorte, c’è anche il gioco delle scelte: Mattia è stato nella lista dei 32 pre-convocati da Prandelli per l’Europeo 2012, e poi non è andato all’Europeo, e nella lista dei 30 sempre pre-convocati, sempre da Prandelli, ma per il Mondiale in Brasile, senza entrare poi nel gruppo finale. Due grandi manifestazioni solo annusate, senza partire: «Sono arrivato corto, in entrambe le occasioni. Dispiace, non posso negarlo. Dispiace molto perché quando sei lì speri sempre di partire. Ma ogni volta capisci che devi fare ancora qualcosa in più: prima o poi entrerò nell’elenco finale».

Torna a sorridere. Perché alla fine è lo strumento migliore: guardare, ridere, prendere sul serio l’allenamento ma un po’ meno il circo intorno. Altrimenti ci sarebbe anche da rimuginare sulle foto di un anno fa, dopo l’infortunio, quando Destro aveva preso un po’ di chili e su internet c’era il raduno dei fotomontaggi, le foto accostate in modo impietoso. Lo sfottò era virale, Mattia però conosce gli strumenti del mestiere: «Le ho trovare simpatiche e mai offensive. Tanto lo so, nel calcio basta segnare perché tutto diventi un ricordo. Anche le foto, anche i chili in più». Deve solo smettere di essere giovane, ma non è colpa sua.

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